Physis

Lecce - 06/06/2015 : 07/06/2015

I quattro protagonisti della mostra si muovono su crinali differenti della ricerca artistica. In comune hanno una dilatata volontà di indagare la natura e le sue sfaccettature, anche in chiave paradossale e immaginifica.

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Comunicato stampa


“Physis” a cura di Lorenzo Madaro. Artisti: Paolo Carta, Fernando De Filippi, Franco Dellerba, Iginio Iurilli. I quattro protagonisti della mostra si muovono su crinali differenti della ricerca artistica. In comune hanno una dilatata volontà di indagare la natura e le sue sfaccettature, anche in chiave paradossale e immaginifica. Hanno alle spalle riflessioni ed esperienze differenti, ma tutti hanno legami ben saldi con il sud, i suoi riti e le sue conformazioni naturalistiche, antropologiche e finanche mitologiche

Paolo Carta adotta i linguaggi della multimedialità e con una sua video-installazione site-specific invade la cappella di Santa Barbara con un approccio visionario e al contempo ragionato, guardando al mondo dei vitigni e ai ritmi sospesi di una ruralità indefinita. La natura è uno dei punti di partenza della ricerca degli ultimi trent’anni di Fernando De Filippi. Viti alchemiche, alberi della vita, scenari mitologici, elementi primigeni come il fuoco: la natura è un universo imperscrutabile, denso di codici che si mescolano con quelli del mito e della storia, per poi approcciarsi ai misteri confini dell’alchimia. Riflette invece sulle radici antropologiche di un sud contadino e ancestrale, Franco Dellerba, che propone una serie di lavori degli anni Settanta realizzati utilizzando le luminarie delle feste popolari, anticipando tendenze e mode oggi usurate in diversi contesti. Lo studio della ritualità religiosa e un’attenzione ai processi dell’installazione e dell’enviroment lo spingono a concepire opere complesse che esigono stupore, straniamento e partecipazione. Iginio Iurilli considera la natura un serbatoio di immagini e suggestioni, che poi rielabora con una scultura dallo scheletro astratto, da homo faber che adotta con coerenza questo repertorio, per concepire intrecci e grandi rose di terracotta, poi dipinte a mano. C’è un aspetto di sacralità che pervade le sue strutture, resistenti, eppure visivamente leggere, impalpabili. La mostra, concepita per Roséxpo, vuole pertanto rappresentare un momento ulteriore di confronto con il mondo del vino rosato e in generale con una grammatica della ruralità che accolga in sé tradizione e ricerca, per definire una sinergia attiva tra ambiti – l’arte contemporanea e la cultura del vino – solo apparentemente lontani.