Perugia Social Photo Fest 2014

Perugia - 14/11/2014 : 23/11/2014

Terza edizione del PSPF, ovvero del primo festival internazionale dedicato alla fotografia sociale e terapeutica che si svolgerà ancora a Perugia, presso il Museo Civico Centro di Cultura Contemporanea Palazzo Penna.

Informazioni

Comunicato stampa

La commissione del Perugia Social Photo Fest ha selezionato i quattro progetti vincitori
della “call for entry” 2014 per le due sezioni “fotografia sociale” (Myriam Meloni
e Simone Cerio) e “fotografia terapeutica” (Jay Sullivan e Marika Delila Bertoni)
ed ha assegnato anche cinque menzioni d’onore.
La scelta tra 117 partecipanti provenienti da ogni angolo del mondo.
I quattro vincitori esporranno durante la terza edizione del primo festival internazionale dedicato alla fotografia sociale e terapeutica
in programma a Perugia dal 14 al 23 novembre prossimi



PERUGIA, 19 agosto 2014 – Sono in totale quattro i progetti selezionati per la “call for entry” 2014 del Perugia Social Photo Fest (PSPF), due per entrambe le sezioni “fotografia sociale” e “fotografia terapeutica”. La scelta non è stata certo facile per la commissione giudicatrice, che tra l’altro ha assegnato anche cinque menzioni d’onore, data la quantità e l’alta qualità dei progetti fotografici presentati, a conferma del grande successo internazionale ormai raggiunto dal festival perugino dedicato alla fotografia sociale e terapeutica.
I progetti pervenuti da tutto il mondo sono stati infatti 117 (oltre che dall’Italia e da molti paesi europei, anche dall’Australia, Malesia, India, Sudafrica, Canada, America, Argentina). In particolare, 84 per la sezione “fotografia sociale” e 33 quelli presentati per la sezione “fotografia terapeutica”.
A selezionare i quattro progetti vincitori e ad assegnare le cinque menzioni d’onore è stata una commissione composta da Antonello Turchetti, direttore artistico del festival in rappresentanza dell’associazione organizzatrice ‘LuceGrigia’, dal fotografo Fausto Podavini (vincitore del word press foto 2013) e da Loredana De Pace, giornalista specializzata in fotografia.
Nell’ambito della “fotografia sociale” (di denuncia e riflessione, di riscatto di identità individuali e collettive, mezzo per dar voce agli ‘esclusi’ e quindi strumento di inclusione sociale) i vincitori sono
la spagnola Myriam Meloni con “Behind the absence” (“la condizione di resilienza pura è trattata da Myriam Meloni con linguaggio coerente, personale eppure attento a non farsi troppo presente, lasciando spazio al contenuto dell’immagine, più che alla sua estetizzazione”) e dall’italiano Simone Cerio (Parallelozero) con “When the others go away”, progetto realizzato per conto di Emergency (“gli scatti di Simone Cerio sono spot – a volte delicati, altri estremamente ruvidi – che fanno luce sulla condizione di difficile resilienza che è l’Afghanistan”). Le menzioni d’onore sono andate a Corinna Kern (“A place called home”), Marianna Ciuffreda, Chiara Moncada, Marco Vignola (“Lucha“) e ad Irving Villegas (“Working far away”).
Per la sezione “fotografia terapeutica” (intesa come mezzo di riattivazione della percezione e di uno stimolo interiore personale soprattutto laddove c’è una difficoltà di comunicazione per attivare quindi un processo di autocoscienza e di esplorazione del sé) i due progetti selezionati sono stati quelli di Jay Sullivan (“Glove”) dagli Stati Uniti (“questo genere fotografico gli consente di allontanarsi formalmente dal ricordo negativo del padre, mentre ad alcuni suoi oggetti – fotografati con precisione da entomologo – affida il difficile compito di decostruire la sua memoria e sanarla”) e di Marika Delila Bertoni (“La fotografia mi cura”) dall’Italia (“Marika usa un bianconero a tratti surreale, teatrale, strutturato come su di un palcoscenico dove l’anthropos trova la sua verità, sia pure attraverso simbologie condivise dalle due protagoniste, ossia l’autrice e l’interprete”). Menzioni d’onore sono andate ad Aminta Pierri per “Nessuna elegia“ e a Deborah Hughes per “Emptyroom“.
I quattro vincitori potranno ora esporre durante la terza edizione del PSPF, ovvero del primo festival internazionale dedicato alla fotografia sociale e terapeutica che si svolgerà ancora a Perugia, presso il Museo Civico Centro di Cultura Contemporanea Palazzo Penna, dal 14 al 23 novembre prossimi.
Il concept su cui si è basata la “call for entry” e quello su cui quindi ruoterà l’edizione 2014 del PSPF - perché il festival pure quest’anno sarà tematico - è “Resisto”. Una parola semplice ma di forte impatto che si basa sul concetto psico-sociale della “resilienza”.
Il Perugia Social Photo Fest nasce come manifestazione socio-culturale centrata sul ruolo sociale e terapeutico della fotografia e che annualmente presenta al pubblico italiano ed internazionale progetti che si sviluppano nell’ambito della fototerapia. Il festival, arricchito oltre che da mostre anche da incontri, laboratori e conferenze, vuole in questo modo favorire la diffusione delle esperienze italiane ed internazionali facendole dialogare e creando così una rete di contatti da cui far nascere collaborazioni progettuali.



SEZIONE FOTOGRAFIA SOCIALE

Myriam Meloni – “Behind the absence” (Spagna)
Dietro l’assenza che vivono intere generazioni di bambini privati di una normale vita familiare a causa del flusso migratorio dall’Est Europa non può che esserci la massima espressione di resilienza. Quella dei bambini che restano soli nella loro terra, e quella espressa dalla fotografa che interpreta la loro condizione sospesa, gli sguardi persi eppure presenti, forti, a volte gelidi come paesaggi innevati. La tematica è gravida di attualità, e questa condizione di resilienza pura è trattata da Myriam Meloni con linguaggio coerente, personale eppure attento a non farsi troppo presente, lasciando spazio al contenuto dell’immagine, più che alla sua estetizzazione. Le conseguenze dell’assenza sono nei vuoti densi, nella mancanza di sguardi diretti in camera, nell’alternanza ragionata di ambienti privi di figure umane e di luoghi nei quali, invece, sono presenti ma, paradossalmente dove si scorgono anche, e forse più, quelle che non ci sono.

Simone Cerio (Parallelozero) – “When the others go away” (Italia)
Quando gli altri vanno via, qualcuno arriva per continuare la battaglia della resistenza insieme a chi cerca di sopravvivere nei luoghi dell’Afghanistan devastati dal conflitto. Gli scatti di Simone Cerio sono spot – a volte delicati, altri estremamente ruvidi – che fanno luce su questa condizione di difficile resilienza. Infatti, nelle foto di Cerio l’esaltazione del ruolo messianico di fatto propria dei medici di Emergency cede il passo a una sacralità laica della quale si caricano i gesti quotidiani, le situazioni d’allerta nella condivisione del pericolo, dell’emergenza. Il bianconero col quale l’autore sceglie di esprimersi rafforza questi concetti, dei quali la resilienza è la colonna portante.

Menzione d’onore
Corinna Kern – “A place called home“ (Sudafrica)
Marianna Ciuffreda, Chiara Moncada, Marco Vignola – “Lucha“ (Italia)
Irving Villegas – “Working far away“ (Germania)



SEZIONE FOTOGRAFIA TERAPEUTICA

Jay Sullivan – “Glove” (Usa)
“Ho odiato mio padre per gran parte della mia vita”. Da questo incipit testuale già si evince la forza simbiotica del linguaggio verbale col quale l’autore esprimere la rabbia che nutre nei confronti di un padre con problemi psichiatrici, e quello fotografico – lo still life – universale eppure fortemente personale, che Jay Sullivan usa per le sue immagini. Questo genere fotografico gli consente di allontanarsi formalmente dal ricordo negativo del padre, mentre ad alcuni suoi oggetti – fotografati con precisione da entomologo – affida il difficile compito di decostruire la sua memoria e sanarla, forzando la natura delle esperienze stesse, al limite fra realtà e immaginazione. Sullivan cambia il valore attribuito a ogni singolo oggetto e, così facendo, si cura in modo solo apparentemente asettico, invece lucido ed emotivamente coinvolto.

Marika Delila Bertoni – “La fotografia mi cura” (Italia)
I benefici di questa “cura” sono sperimentati dall’autrice in prima persona e poi, in questo progetto, step successivo del suo percorso fotografico, metodicizzati attraverso una forma di condivisione che lei stessa definisce “autoritratto relazionale”. La ratio di questo progetto, quindi, è dirottata da se stessa all’altro, specchiata per così dire nella protagonista delle sue fotografie. Marika Dalia Bertoni usa un bianconero a tratti surreale, teatrale, strutturato come su di un palcoscenico dove l’anthropos trova la sua verità, sia pure attraverso simbologie condivise dalle due protagoniste, ossia l’autrice e l’interprete, entrambe portavoce di una terapia espletata insieme attraverso la fotografia.

Menzione d’onore
Aminta Pierri – “Nessuna elegia“ (Italia)
Deborah Hughes – “Emptyroom“ (Irlanda)