Perimetro con quattro opere in uno spazio

Treviso - 25/06/2016 : 06/08/2016

Il lavoro di Francesco Arena opera sul concetto di misura e di traduzione. Le sue opere sono il risultato non solo di un’invenzione artistica intuitiva, ma anche di una predisposizione a dare alle cose, alle idee e agli uomini una radice di misurabilità in termini estetici, che ci riporta alla concezione pitagorica.

Informazioni

Comunicato stampa

Sabato 25 alle ore 18.00 TRA Treviso Ricerca Arte inaugura una mostra personale dell'artista pugliese Francesco Arena a cura di Valerio Dehò.
Il lavoro di Francesco Arena opera sul concetto di misura e di traduzione. Le sue opere sono il risultato non solo di un’invenzione artistica intuitiva, ma anche di una predisposizione a dare alle cose, alle idee e agli uomini una radice di misurabilità in termini estetici, che ci riporta alla concezione pitagorica. Il numero è nascosto nella realtà, ne determina rapporti e strutture

Ma è anche un indice di traducibilità, possiede la capacità non solo di sintesi quanto anche di rendere oggettive forme e relazioni che altrimenti sfuggirebbero a qualsiasi concettualizzazione.
Il progetto di Treviso parte dalla costruzione di un perimetro in ferro che riproduce le dimensioni del suo studio. Tale struttura verrà spostata durante l’inaugurazione attorno alla sala espositiva da alcuni performer. Nello spazio che è reale e virtuale nello stesso tempo, alcune opere saranno collocate e permutate nel corso dell’azione. L’atelier diventa così errante, le opere dedicate a letterati come Keats o Joyce sono parte dell’esposizione ma è come se non si allontanino mai dal luogo della creazione, dallo studio dell’artista. In un opera poi c’è un quotidiano in cui sono cancellate moltissime parole, lasciando in chiaro solo la frase “Preferisco di no!” (I would prefer not to) pronunciata dal protagonista di Barthleby lo scrivano , racconto pre kafkiano, scritto a metà Ottocento dallo scrittore Hermann Melville. Quest’opera letteraria tanto apprezzata da scrittori come Jorge Borges, ha anticipato la letteratura esistenzialista ed è il paradigma di un rifiuto individuale a partecipare alle azioni non condivise degli altri.
Artista e pubblico sono invitati a confrontarsi sul tema del rapporto tra l’Io e gli altri. Il mondo dei fatti rappresentato dal giornale diventa la rappresentazione di un rapporto in cui sono la negazione reca chiarezza, voglia di comprendere. Così lo spazio privato ed errante dell’atelier acquisisce il valore di un confronto continuo, uno spazio aperto e senza pareti, ma anche delimitato. Il luogo dell’esposizione partecipa come luogo deputato, scenario di un’azione che non è mai completamente esaurita e diventa un luogo di mutamento sottratto a qualsiasi fisicità o definizione.

Francesco Arena
è nato nel 1978 a Torre Santa Susanna, Brindisi, Italia. Vive e lavora a Cassano delle Murge, Bari, Italia.Tra le sue mostre personali si ricordano:3 Ludwig reflections and 1 horizon, NoguerasBlanchard, Madrid (2014); Onze mille cent quatre-vingt sept jours, FRACChampagne-Ardenne, Reims (2013); Orizzonte con riduzione di mare, Monitor,Roma (2012); Com’è piccola Milano, Peep-Hole, Milano (2011). Ha partecipato a diverse collettive, tra cui: vice versa, Padiglione Italia, 55. Biennale di Venezia,Venezia (2013); La storia che non ho vissuto. Testimone indiretto, Castello di Rivoli, Rivoli (2012);Sotto la strada la spiaggia, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo,Torino (2012); Pleure qui peu rit qui veut–Premio Furla 2011, Palazzo Pepoli, Bologna(2011), , 2015 - Francesco Arena - 7,1,4. Galleria Raffaella Cortese, Milano, 2016 - Francesco Arena - Autumn Lines, Sprovieri Gallery, London.