Per Barclay – Bianco Palermo

Palermo - 15/10/2016 : 26/11/2016

Ci sono due elementi intorno ai quali ruota l’intero significato del nuovo progetto di Per Barclay :“Bianco” e “Palermo”.

Informazioni

  • Luogo: FRANCESCO PANTALEONE ARTECONTEMPORANEA
  • Indirizzo: Via Vittorio Emanuele 303 (Palazzo Di Napoli - Quattro Canti) 90133 - Palermo - Sicilia
  • Quando: dal 15/10/2016 - al 26/11/2016
  • Vernissage: 15/10/2016 ore 10.30-21
  • Autori: Per Barclay
  • Curatori: Agata Polizzi
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: su appuntamento

Comunicato stampa

Ci sono due elementi intorno ai quali ruota l’intero significato del nuovo progetto di Per Barclay :“Bianco” e “Palermo”.
Sono trascorsi sei anni da quando, nel dicembre del 2010, Barclay interviene su Palazzo Costantino con la sua prima “oil room” siciliana, questo lasso di tempo, per quanto non lungo, è sufficiente a creare un nuovo desiderio, rappresenta per l’artista norvegese il canale per trasferire su questo territorio, per lui così importante, la necessità di trovare nuove possibilità espressive

Un periodo in cui egli ha sempre tenuto lo sguardo e la mente impegnati a costruire una narrazione possibile che mettesse in discussione, ancora una volta, la sua idea di realtà.

Nella narrazione “Palermo” è sempre stata fissa e centrata nell’interesse dell’artista, che considera questa città potente nella sua contraddizione, così differente da qualsiasi modello precostituito. Una città che è attrattiva, viscerale e al contempo complessa. Una città che implica uno sforzo di adattamento notevole e che molto spesso attiva il processo barocco della seduzione. In contrapposizione a questo c’è “Bianco”, segno neutro per definizione, più in sintonia con la formazione culturale decisamente rigorosa, pacata, mai urlata di Barclay.
Il dialogo ininterrotto con il territorio passa proprio per questa alternanza, risolta attraverso un terzo elemento, capace di armonizzare gli altri due, e cioè la meraviglia.

Il luogo deputato per accogliere la narrazione di Barclay, frutto di non poca ricerca e qualche fortunata coincidenza, è l’oratorio di Santa Caterina d’Alessandria, nel cuore della città vecchia. La fabbrica ha un impianto originario del XVI sec. con successivi interventi sia in facciata che negli interni risalenti sino al tardo Settecento, tra i quali gli stucchi in gesso e polvere di marmo di Procopio Serpotta – figlio del più famoso Giacomo – e le numerose scene dipinte sulla vita della santa, ad opera di illustri maestri locali.

Anche l’agiografia di Caterina rivela straordinarie coincidenze, Lei vissuta nel tardo 200 d.C., fu martire cristiana per volontà dell’imperatore Massenzio, ma all’atto della decapitazione dal suo collo sgorgò latte e non sangue, a riprova della sua santità. Questo particolare ha contribuito a scatenare un’immediata suggestione, rafforzando l’intenzione di utilizzare un liquido così etereo e, in questo caso, certamente molto evocativo.
L’intero progetto “Bianco Palermo”, in mostra alla galleria Francesco Pantaleone, diventa sintesi perfetta di uno straniamento (così come inteso da Viktor Sklovskij) ovvero trasposizione di una percezione abituale in qualcosa di straordinario, nuovo e inaspettato in cui la meraviglia opera un senso di stupore pari all’emozione di vedere, per la prima volta, ciò che si è fortemente desiderato. Una sensazione molto simile all’innamoramento.

Per Barclay inonda di latte l’unica navata dell’oratorio di Santa Caterina, rendendola una distesa di bianco traslucido che assorbe e riflette luce e ombra, lì si specchiano gli stucchi anch’essi candidi, immersi nella proiezione sensuale di membra, volti, oggetti sacri e panneggi, impreziositi dal riverbero dei marmi e dal velo mistico delle pitture della volta.
Lo straniamento è compiuto: non si ha più l’idea del dove e del quando, si percepisce solo la purezza, sommata alla bellezza dell’architettura e alla perfezione estetica ottenuta dall’artista.

Fissare mediante lo scatto questa manipolazione ardita e coraggiosa, certamente visionaria, è un ulteriore scarto rispetto al tempo e allo spazio, un atto capace di identificare qualcosa che non c’è, eppure si vede. Patria in cui ogni dettaglio abita nel riflesso di sé e diventa “altro”.

Quella attuata da Barclay è una riscrittura che nasce dalla sensibilità di saper trasferire sulla realtà uno sguardo limpido e raffinato che svela, attraverso l’immagine, visioni parallele e differenti con un candore disarmante. Il luogo, seppur vero e tangibile, diventa così luogo fantastico nel quale il contesto “Palermo” e l’oggetto “Bianco” si fondono per dare vita ad una prospettiva inusuale che prelude all’estasi.
There are two elements on which the entire meaning of Per Barclay’s new project is centred: “White” and “Palermo”.
Six years have passed from December 2010, when Barclay made his debut at Palazzo Costantino with his first Sicilian “oil room.” This time span has been long enough though to kindle a new desire and represents, for the Norwegian artist, a channel to convey the need to explore new expression avenues to this territory, which is so important to him. It has been a time during which his gaze and mind have been focussed on building a possible narrative that could challenge, once again, his idea of reality.

In this narrative the artist’s interest has always been set on “Palermo”: he believes that this city is powerful in its contradiction, so different from any preconceived model. It is a city that is attractive, visceral and at the same time complex. A city that requires a considerable adaptation effort and that very often ignites the baroque process of seduction. In contrast, there is “White,” which is neutral by definition and more in tune with Barclay’s definitely rigorous, placid, and quiet cultural education.
The continuous dialogue with the local territory takes place precisely through this alternation, resolved through a third element, which is able to harmonise the other two. That element is wonder.

The obvious place to welcome Barclay’s narrative, the fruit of extensive research and a few fortunate coincidences, is the Oratory of Santa Caterina d’Alessandria, in the heart of the old city. The building’s plan dates from the sixteenth century, with later interventions both on the facade and in the interiors dating from the late eighteenth century, among which the stuccoes in plaster and marble powder by Procopio Serpotta, the son of the famous Giacomo, and the many scenes from the life of the Saint by famous local masters.

Also the hagiography of St. Catherine reveals extraordinary coincidences: she lived in the late third century AD and was a Christian martyr under the emperor Maxentius, but when she was beheaded, milk, and not blood, poured from her neck as proof of her sainthood. This particular detail helped to unleash an immediate intuition, reaffirming his will to use such an ethereal and, in this case, truly evocative liquid.

The entire “Bianco Palermo” project, on display at the Galleria Francesco Pantaleone, is a perfect synthesis of an estrangement (as understood by Viktor Sklovskij), i.e., the transposition of a habitual perception into something extraordinary, new and unexpected wherein wonder elicits a sense of awe at the thrill of seeing for the first time what has been so intensely desired. It is feeling very similar to falling in love.

Per Barclay floods the nave of the Oratory of Santa Caterina with milk, making it become an expanse of translucent white that absorbs and reflects light and shadows; even the candid stuccoes are reflected, immersed in a sensual projection of flesh, faces, sacred objects and drapery, embellished by the reflection of the marble and the mystical veil of the paintings on the vault.
The estrangement is complete: there is no longer an idea of where and when; all you perceive is purity, added to the beauty of the architecture and the aesthetic perfection achieved by the artist.

Capturing a snapshot of this bold, courageous and certainly visionary manipulation is yet another break from time and space, an act capable of identifying something that is not there and yet is visible. A homeland in which every detail dwells in the reflection of itself and becomes “other.”

What Barclay has put in place is a revisitation that arises from the sensitivity of knowing how to transfer, to reality, a clear and sophisticated view that reveals parallel and different visions through images with a disarming candour. The venue, though real and tangible, thus becomes a fantastic place in which the context “Palermo” and the subject “Bianco”—White—blend together to give life to an unusual perspective that is a prelude to ecstasy.