Pepi Merisio – Gioco!

Trevi - 24/06/2021 : 03/10/2021

La città di Trevi rende omaggio ad uno dei protagonisti della fotografia italiana del Novecento con la mostra “Pepi Merisio. Gioco!” ospitata nella cinquecentesca cornice di Villa Fabri.

Informazioni

  • Luogo: VILLA FABRI
  • Indirizzo: Via delle Grotte 2 - Trevi - Umbria
  • Quando: dal 24/06/2021 - al 03/10/2021
  • Vernissage: 24/06/2021 ore 17
  • Autori: Pepi Merisio
  • Curatori: Flavio Arensi
  • Generi: fotografia, personale
  • Orari: Per i mesi di Giugno, Luglio, Settembre, Ottobre dal martedì alla domenica 11.00 – 20.00 (la biglietteria chiude un’ora prima) Per il mese di Agosto dal martedì al giovedì dalle 11.00 alle 20.00; venerdì, sabato e domenica dalle 11.00 alle 23.00 (la biglietteria chiude un’ora prima) Aperture straordinarie: domenica 15 agosto dalle 11.00 alle 23.00 (la biglietteria chiude un’ora prima)
  • Biglietti: Intero € 9,00 Ridotto € 5,00. Ragazzi da 6 a 18 anni non compiuti; giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale (professionisti, praticanti, pubblicisti); disabili con invalidità < 100% Omaggio: bambini fino a 6 anni non compiuti; disabili con invalidità al 100% Diritti di prenotazione e prevendita: € 1,50 a persona

Comunicato stampa

La città di Trevi rende omaggio ad uno dei protagonisti della fotografia
italiana del Novecento con la mostra “Pepi Merisio. Gioco!” ospitata
nella cinquecentesca cornice di Villa Fabri dal 24 giugno al 3 ottobre
2021. È la prima esposizione a pochi mesi dalla scomparsa del celebre
fotografo: cinquanta foto in bianco e nero e a colori di varie
dimensioni ripercorrono il tema del gioco nella quotidianità attraverso
scatti poetici e immediati realizzati dagli anni Sessanta agli anni
Ottanta



“[…] Il gioco è l’alfabeto più immediato, quello che toglie i
protagonisti dalla necessità di sentirsi in un ruolo predefinito,
mettendoli nella condizione di rivelarsi. Il lavoro di Merisio ha per lo
più questo indirizzo: lasciare che le cose accadano, si rivelino per
quello che sono, mentre sta all’osservatore cercare di capire ciò che
vede stampato. […] I ragazzi del Rione stella, i seminaristi che giocano
a basket, gli orchestrali che attendono la scena giocando a scacchi,
come la madre carica di legna e il figlio con la piccola gerla vuota che
gioca alla fatica della vita, sono scorci o paradigmi della nostra
esistenza. Ognuno con il suo portato di felicità e persino amarezza: il
gioco finisce, si deve tornare a casa, ai compiti, al lavoro, alla
normalità. Il gioco, in tal senso, è quell’attimo eroico e atemporale in
cui ci si immerge per mettere uno stacco dalla cronaca ed entrare nella
propria storia.” (F. Arensi).

La mostra, a cura di Flavio Arensi, è coprodotta e organizzata da Le
Macchine Effimere e Menti Associate con il Patrocinio del Comune di
Trevi in collaborazione con il Complesso Museale di San Francesco e sarà
inaugurata, alla presenza del Sindaco di Trevi Bernardino Sperandio,
giovedì 24 giugno alle ore 17.00 dando così il via per Villa Fabri e per
l’intera cittadina umbra a una nuova stagione culturale che si snoderà
attraverso incontri, conferenze e concerti.

LA MOSTRA
È lo stesso Sindaco di Trevi Bernardino Sperandio a sottolineare come
“la scelta di Villa Fabri non è casuale per questa mostra dedicata ai
giochi, già alla fine del Cinquecento Girolamo Fabri decise di
rappresentare sulla volta dell’atrio, accanto alle allegorie delle
stagioni e alla inquietante figura di Cronos, quattordici diversi giochi
di bambini, una rappresentazione assai rara che testimonia l’importanza
del gioco nel nostro tempo che trascorre”.
Serve poco, anche solo un pallone, una ruota, una botte, una corda,
delle carte, oppure una tombola e, con un po’ di fantasia parte la magia
del gioco il quale “… cancella le distanze, aggira le differenze
linguistiche, apre nuovi scenari di incontro. Che Pepi Merisio ne abbia
voluto fare un filone di ricerca, ordinando questa mostra con gli scatti
saltuari e improvvisi, è la dimostrazione di un attento vaglio
antropologico, quello che negli anni lo ha condotto a raccontare i
territori e le loro genti.” Così Flavio Arensi, e gli scatti di Merisio
colgono la dimensione senza tempo dell’aspetto ludico nelle diverse
situazioni della vita quotidiana. Come sottolinea il curatore, il metodo
di Merisio è quello di concedere molto spazio alla propedeutica, allo
studio delle situazioni, per poi giungere preparato a scattare la
fotografia. Non pensava mentre premeva il pulsante, ma aveva molto
pensato prima. Pensare, per Merisio, significa approfondire, caricarsi
di stimoli per poter anticipare ciò che sta accadendo. Proprio come nel
riferire di una partita di calcio o di una battaglia immaginifica fra
eroi dai pantaloni corti, l’interesse per gli altri, per i loro
movimenti o per la loro personalità, conduce il fotografo a inserirsi
perfettamente nell’azione, cogliendo il momento più simbolico. L’opera
di Merisio ha la grande fortuna di cercare il tempo emblematico, quello
in cui qualcosa succede perché è il momento di succedere.
Attraverso la mostra “Pepi Merisio. Gioco!” viene raccontato un pezzo di
storia reale della nostra Italia proprio perché Merisio, figura un po’
defilata nel panorama dei grandi fotografi italiani, è stato l’unico che
ha lavorato fotografando quasi esclusivamente l’intero territorio
italiano. Il gioco delle carte, quello del pallone, le corse per strada:
come racconta Merisio in un’intervista, “credo che in tante immagini
troviamo un’emozione. Ci commuoviamo davanti a quei volti, quegli occhi,
quelle mani di persone che magari non ci sono più”. Gli scatti del
famoso fotografo ospitati a Villa Fabri raccontano il fascino degli
svaghi di adulti e bambini, documentando allo stesso tempo l’Italia di
ogni giorno dagli anni del boom economico agli anni Ottanta. Sono scatti
che, con delicatezza e poesia, mostrano allo spettatore giochi sulla
neve, sulla spiaggia o su di un lago ghiacciato, sfide a bocce, salti
della corda, tombole e carnevali gioiosi, partite a basket di
seminaristi festanti, tombole e bimbi felici saltellanti in piazza
perché, come afferma Merisio, “in fotografia, decisivo non è l’attimo,
ma lo sguardo di chi sa cogliere l’istante irripetibile di un momento,
il dettaglio di ciò che appare. È sempre il fotografo che decide quando
è il momento decisivo”.

NOTE BIOGRAFICHE DI PEPI MERISIO
Pepi Merisio (Caravaggio 1931 – Bergamo 2021) inizia a occuparsi di
fotografia come autodidatta nel 1947, progressivamente diventa
protagonista del mondo amatoriale degli anni Cinquanta. Nel 1956 avvia
la sua collaborazione con il “Touring Club Italiano” e in seguito con
numerose riviste, tra cui “Camera”, “Du”, “Réalité”, “Photo Maxima”,
“Pirelli”, “Look”, “Famiglia Cristiana”, “Stern”, “Paris – Match”. Nel
1962 passa al professionismo e l’anno seguente entra nello staff di
“Epoca”.
La tradizione contadina e popolare della provincia e il variegato mondo
cattolico sono i soggetti privilegiati di numerosi tra i suoi scatti.
Nel 1964 pubblica su “Epoca” il suo servizio “Una giornata col Papa”,
avviando così un lungo lavoro e seguendo Papa Paolo VI nei suoi viaggi
apostolici in tutto il mondo.
Oltre a mantenere collaborazioni con numerose riviste internazionali,
avvia un’intensa attività editoriale. Caposaldo della sua attività di
narratore per immagini è l’opera “Terra di Bergamo in tre volumi”, edita
nel 1969 per il centenario della Banca Popolare di Bergamo.
Da allora pubblica oltre 150 libri fotografici con diversi editori. Nel
1980 Progresso Fotografico gli dedica un numero monografico; nel 1982
L’Editoriale Fabbri lo accoglie nella collana “I grandi fotografi”,
mentre è del 1996 il numero a lui dedicato da Foto Magazine.
Nel 2007 la FIAF gli dedica il volume “Grandi autori” dopo averlo
nominato nel 1988 Maestro della Fotografia Italiana. Nel 2008 il
Ministero degli Affari Esteri lo incarica di allestire la mostra
fotografica “Piazze d’Italia” da esporre nelle principali capitali
europee e nel 2011 è invitato alla 54° Biennale di Venezia. Pepi
Merisio, circondato dall’affetto di figli e nipoti, si è spento a
Bergamo il 2 febbraio 2021.

VILLA FABRI
Splendidamente incorniciata dal tipico paesaggio umbro degli ulivi,
dominante lungo i dolci declivi tra Assisi e Spoleto, Villa Fabri è
ubicata a metà collina, appena fuori la Porta del Lago, a Trevi. Con i
suoi tre terrazzamenti a parterre, il giardino è circondato a sud est da
un immenso orto di ulivi, detto “la chiusa”. Fu Girolamo Fabri a
ordinarne la costruzione alla fine del Cinquecento, “per sollievo della
sua vecchiaia, a gioia dei posteri e del paese, con ampia vista sulla
amena valle spoletana, in vicinanza della Città di Trevi, circondata da
ogni parte da grandi alberi e ridente giardino“; fu inaugurata nel 1603,
come si legge nella lapide commemorativa: SOLATIUM SENECTUTIS HIERONIMIS
FABRI, POSTERITATIS ET PATRIAE. ANNO SALUTIS 1603. Nel 1638 passò per
successione ai figli di Girolamo. Nel 1633 fu venduta a Luca Venturini;
nel 1676 fu acquisita dagli Onori-Roncalli di Foligno; nel 1742 dai
Carrara di Terni (poi Carrara-Rodiani), dai quali passò, per matrimonio,
ai conti della Porta di Roma. Lo storico Durastante Natalucci, trevano,
già dal 1745, la diceva “vagamente dipinta nelle volte delle sue stanze
da finissima mano creduta da alcuni del Zuccari e del Baroccio, da altri
del Salimbene“. Nel 1891 Monsignor Giuseppe Giovanni Hais, Vescovo di
Hradec Kralove, l’acquistò per il Collegio Boemo in Roma, e l’ampliò con
la costruzione dell’ala destra. Dagli anni Quaranta del Novecento fino
al 1988 ospitò, nel periodo estivo, il Pontificio Collegio Etiopico, fu
poi venduta a privati e da questi è passata al Comune di Trevi.
La Villa, oggi sede dell’Associazione Regionale Strada dell’Olio
extravergine di Oliva Dop Umbria e della Fondazione Villa Fabri, è
utilizzata dall’Ente comunale come straordinario contenitore per
iniziative culturali.