Passaggio a Oriente

Avigliana - 06/09/2014 : 12/10/2014

In mostra nove autorevoli testimonianze, per di più, tutte convergenti attorno ad uno stesso tema. La ‘matta di casa’, secondo la colorita espressione francese, non è altro che la fantasia, l’immaginazione, che si trova in tutti noi e che per alcuni, (forse) più fortunati, sa trasformarsi in immaginazione creatrice e, per questo, presiede all’invenzione artistica.

Informazioni

  • Luogo: ARTE PER VOI
  • Indirizzo: Piazza Conte Rosso, 3 - Avigliana - Piemonte
  • Quando: dal 06/09/2014 - al 12/10/2014
  • Vernissage: 06/09/2014 ore 16
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: sabato e domenica dalle 15:00 alle 20:00

Comunicato stampa

Passaggio a Oriente – camminando sui tappeti …
Senza dover scomodare per forza Malebranche, Montaigne o Pascal, cui per altro ricorre Alain - uno dei maggiori filosofi dell’arte francesi, e non solo, del Novecento, ingiustamente trascurato - è sufficiente aprire il suo Système del Beaux-Arts, edito nel 1920, per accertarsi che il primo capitolo di quel suo trattato è saggiamente dedicato alla ‘Folle du Logis’, ‘la matta di casa’, di cui qui, nella mostra “Passaggio a Oriente”, aperta dal 6 settembre al 12 ottobre presso “Arte per Voi” in piazza Conte Rosso n

3, ad Avigliana, si trovano ben nove autorevoli testimonianze, per di più, tutte convergenti attorno ad uno stesso tema.
La ‘matta di casa’, secondo la colorita espressione francese, non è altro che la fantasia, l’immaginazione, che si trova in tutti noi e che per alcuni, (forse) più fortunati, sa trasformarsi in immaginazione creatrice e, per questo, presiede all’invenzione artistica; “qui noi fabbrichiamo la cosa immaginata; fabbricata, la cosa per questo stesso è reale, e percepita da non dubitarne .. la fantasia ha bisogno di oggetti. E le arti compaiono ormai come rimedi alla fantasticheria, sempre triste ed errabonda .. E soprattutto accade che i gesti disegnino una forma davanti agli occhi; la matita errante, nel fermare quei gesti, darà alla fantasticheria come un passato, una storia. Si scopre che, meglio del discorso, il disegno e infine la scrittura porteranno i nostri sogni” (Alain).
Ecco, più o meno e un po’ alla spiccia, come prende forma concreta il sogno dell’oriente nelle fantasie amorose di Silvana Alasia, nelle proiezioni – chissà quanto autoidentificative - di Nadia Brunori, nel fervore plastico di Enrica Campi, o nelle onde cromatiche che scaturiscono dalle memorie dei suoi soggiorni giapponesi nelle matrici xilografiche o mokuhanga di Mara Cozzolino, intenta a rendere omaggio al grandissimo Hokusai.
I trapassi onirici, di tavola in tavola, nelle ceramiche raku di Giuliana Cusino – ancora una volta con un puntuale omaggio ad una tecnica che viene dal lontano oriente – danno, come dice Alain, “alla fantasticheria come un passato, una storia” e “il disegno [ovvero la sua traduzione in opera plastica] e infine la scrittura porteranno i nostri sogni”, conferendo alle opere una dimensione narrativa pura, perché affonda in remoti stati spazio-temporali dell’essere.
Claudia Esposito, invece, indaga nel teatro Nō, fatto di una scena disadorna, contrapposta alla stilizzazione dei movimenti degli attori, all’estrema ricchezza dei costumi e all’impiego delle maschere (omote: Omote Ko-jo, il vecchio, Omote Shikami, la violenza, Omote Hannya, il talismano protettivo contro gli spiriti maligni), che hanno più valenze e per lo più mostrano differenti espressioni e sentimenti e, potendo incarnare entità superiori, hanno funzioni di mediatrici tra il tempo mitico e quello storico.
La pazientissima e geniale arte dell’Origami, evocata da Sonia Girotto, affiancata ad abilissime realizzazioni ceramiche, che comprendono l’occorrente per la cerimonia del the, così come le composizioni di piatti giapponesi tra sushi e dolci raffinati, opera di Lilia Rinetti, sembrano riportarci, ma solo per un istante e senza volerne tradire la loro indubitabile origine nel pensiero visivo estremo-orientale, a certe ricerche artistiche occidentali del XX secolo, tra orientalismi, astrattismo optical e iperrealismo.
Conclude la rassegna la giocosa e teatralissima invenzione Sherazade, opera di Massimo Voghera, a vivaci colori su semirefrattario bianco, e veramente all’insegna della ‘Folle du Logis’: “qui noi fabbrichiamo la cosa immaginata; fabbricata, la cosa per questo stesso è reale, e percepita da non dubitarne .. la fantasia ha bisogno di oggetti. E le arti compaiono ormai come rimedi alla fantasticheria, sempre triste ed errabonda …” (Alain).
Paolo Nesta Avigliana, agosto 2014