Paolo Ventura – D’Armi e D’Uomini

Lissone - 07/03/2015 : 26/04/2015

L’esposizione comprende una selezione di opere che Paolo Ventura [Milano, 1968] ha realizzato ispirandosi ai tempi eroici e funesti della Grande Guerra.

Informazioni

  • Luogo: MAC - MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA
  • Indirizzo: Viale Elisa Ancona, 6 20851 - Lissone - Lombardia
  • Quando: dal 07/03/2015 - al 26/04/2015
  • Vernissage: 07/03/2015 ore 18
  • Autori: Paolo Ventura
  • Curatori: Walter Guadagnini
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Mercoledì e Venerdì h10-13 Giovedì h16-23 Sabato e Domenica h10-12 / 15-19

Comunicato stampa

Dallo scorso novembre, il Comune di Lissone ha iniziato una programmazione di sensibi-lizzazione culturale sulla Prima Guerra Mon-diale. Nella rassegna “Era una notte” si inse-risce anche la mostra D’Armi e D’Uomini che il Museo d’Arte Contemporanea ha ideato per il centenario della dichiarazione di guerra all’Austria e all’Ungheria da parte dell’Italia


L’esposizione comprende una selezione di opere che Paolo Ventura [Milano, 1968] ha realizzato ispirandosi ai tempi eroici e funesti della Grande Guerra, le quali saranno affian-cate da fotografie dell’epoca (provenienti dal Comando Supremo e dal Ministero della Ma-rina), documenti e cartoline, tessere di rico-noscimento e prime edizioni del movimento futurista. Agli istrionici futuristi, che conside-ravano la guerra come «sola igiene del mon-do», Ventura ha dedicato una serie di imma-gini che suggellano lo spirito di esacerbato interventismo tipico dei primi decenni del No-vecento. Se Morte e resurrezione di Giovanni D., opera inedita stampata su veline applicate direttamente a parete, ci mostra un soldato immolato alla causa, ne I gemelli vediamo Paolo Ventura e il fratello gemello indossare le divise militari dell’Austria e dell’Italia men-tre duellano per “Amor di Patria”.
Giorgio de Chirico aveva detto che «le guer-re, una volta cominciate, pare che non deb-bano finire mai, come le disgrazie e le sof-ferenze che suscitano». Le atmosfere surreali di Paolo Ventura ci trasmettono un velo di ironica – ma pur sempre inquieta – malin-conia; le sequenze fotografiche raccontano storie brevi, semplici e allo stesso tempo inaspettate, ambientate in scenari che non sono altro che lo studio dell’artista, in cui sono stati allestiti i fondali da lui dipinti. La fotografia di Ventura non “registra” passi-vamente l’esistente ma ricrea un immaginario dove i protagonisti, le scene e i costumi me-scolano le fantasmagorie del tardo Sette-cento con le “memorie” del conflitto armato.
L’artista accompagnerà le immagini con testi scritti di proprio pugno, oggetti della sua col-lezione e costumi di scena che si avvicen-deranno con autentici cimeli bellici (borracce, elmetti, pinze tagliafili) creando un’alternanza tra la pura finzione e ciò che è effettivamente reale. Tra soldati infagottati nelle loro uniformi e truppe che combattono ai confini delle pro-prie nazioni, la mostra intende creare una frenesia bellica che ci ricorda i tanti eroi e le troppe vittime della Grande Guerra, ma soprattutto quell’indole guerrafondaia che non cesserà mai le ostilità, così come testimonia la serie de Il soldato di Napoleone in cui av-vertiamo il peso dei conflitti che hanno ves-sato il corso di tutta la storia umana.