Paolo Saputo – Capitombolo
Nella lavanderia LAVAPIU nel quartiere della Gammarana a Teramo, sarà possibile visitare l’installazione dell’artista Paolo Saputo (Palermo, 2001), intitolata Capitombolo: ciò che brilla rimane agli occhi.
Comunicato stampa
A partire da sabato 17 gennaio, nella lavanderia LAVAPIU nel quartiere della Gammarana a Teramo, sarà possibile visitare l’installazione dell’artista Paolo Saputo (Palermo, 2001), intitolata Capitombolo: ciò che brilla rimane agli occhi.
Prima mostra del 2026 e parte della stagione Exhibitionism, Capitombolo nasce all’interno di SuperNova, il progetto che, a cadenza annuale, seleziona studenti e studentesse dalle Accademie di Belle Arti italiane con l’idea di tracciare una mappatura dellз giovani che si formano presso le istituzioni artistiche di alta formazione.
La proposta di Saputo è stata scelta per la capacità di elaborare una soluzione espositiva che espande la bidimensionalità della vetrina, e di trasformare frammenti della propria memoria personale in immagini poetiche e leggere. Come spiega l’artista: “Capitombolo: ciò che brilla rimane agli occhi vuole riconfigurare l’azione del cadere come atto di riscoperta della memoria, un atto che riporta alla vista ciò che si è perso e che continua ad esistere nel ricordo”.
Capitombolo, dunque, cerca di ripensare la caduta non come una rovina, ma come il momento che coincide con il sussulto: l’occasione per riportare qualcosa alla mente, di sottrarla all'oblio. L’immagine di un letto nella luce del risveglio e quella di un groviglio di sottili fili metallici a formare una nuvoletta argentata, si configurano come simboli, portali di accesso a una memoria privata. Allo stesso tempo, esposte nello spazio pubblico e offerte alla strada, le fotografie ci tendono lo sgambetto, costringendoci a sottrarre al flusso del presente. Allora il capitombolo non si riferisce, probabilmente, al precipitare. E nemmeno al momento dell’atterraggio. Il capitombolo parla degli istanti successivi: quelli in cui, da terra, esistiamo prima di rialzarci in piedi.
L’artista non si limita ad intervenire nella vetrina di LAVAPIU, ma introduce un oggetto nella lavanderia che, emancipato dalla propria funzione quotidiana, assume una valenza talismanica e magica.
Paolo Saputo (Palermo, 2001) vive e lavora tra Bologna e Cinisi (PA). Laureato in scenografia teatrale presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino, attualmente è studente di Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Il suo lavoro suggerisce un continuo avvicinamento a una memoria privata: forme elusive del ricordo che, nel tentativo di essere preservate, vengono esposte e condivise. Riabitare l’infanzia e metterne in scena i fragili equilibri diventa un gesto di ritorno, in cui la dimensione biografica si apre a un sentire collettivo: l’atto artistico si fa dono, presenza, tensione tra ciò che si è ricevuto e ciò che non si riesce a restituire.
Exhibitionism, la stagione numero cinque di LAVAPIU, mette a tema la progressiva evoluzione della mostra d’arte come dispositivo di intrattenimento. Questo fenomeno, dovuto in parte alla crescente professionalizzazione degli operatori culturali, insieme alla trasformazione delle istituzioni artistiche in luoghi di impresa, si manifesta attraverso la proliferazione di eventi collaterali, aperitivi, DJ set, talk, laboratori, visite guidate, che rendono la partecipazione all’evento culturale socialmente desiderabile. La presunta cripticità dell’arte diviene, almeno in apparenza, più accessibile e rassicurante. Eppure, tale corollario di esperienze accessorie sembrerebbe più simile al tentativo di disincagliarsi dalla solitudine a cui l’esperienza estetica ci sottopone. Di uscire, cioè, dall’“ansia” dell’arte.
Sebbene nata in un luogo marginale e non convenzionale per i linguaggi artistici, in questi anni Celeste ha dovuto confrontarsi con la necessità di stabilire un dialogo con le istituzioni del territorio e di creare una mediazione con il pubblico. L’esigenza di ridiscutere la propria identità e posizione all’interno di un tessuto sociale e culturale, ci conduce qui: al rifiuto di considerare l’arte un’attività professionale come le altre. Exhibitionism rivendica l’ansia dell’arte, ponendosi anche al di là delle questioni contingenti di un mondo in rovina: “L’ansia dell’arte rappresenta la volontà che l’arte “debba” esistere, malgrado le condizioni che possono rendere la sua esistenza impossibile” (H. Rosenberg, 1964).
Celeste è un progetto curatoriale post-pandemico e pro-apocalittico avviato nel 2021 da Alessandro Di Massimo, Claudia Petraroli e Andrea Marinucci. Celeste nasce dal desiderio di portare i linguaggi dell’arte contemporanea nei luoghi periferici, precari, lontani dai grandi centri. La sua pratica si basa su un approccio ecologico, attento al contesto in cui opera, promuove la circolarità delle risorse e si spende per favorire relazioni virtuose tra tutte le soggettività coinvolte.
Celeste è realizzato da Sunistema APS, con il patrocinio e il finanziamento del Comune di Teramo e con il contributo di Costruttori Teramani.