Paola De Rosa – 14 Stazioni d’Invenzione

Sabaudia - 19/03/2016 : 10/04/2016

A Sabaudia, città d’invenzione - uno dei più originali esempi di architettura italiana degli anni Trenta - il Museo Emilio Greco ospita l’ultimo ciclo di dipinti realizzato da Paola De Rosa, dal titolo 14 Stazioni d’Invenzione. In mostra saranno esposti 14 dittici a olio su tela che compongono una Via Crucis e i relativi studi preparatori.

Informazioni

  • Luogo: MUSEO EMILIO GRECO
  • Indirizzo: Piazza del Municipio - Sabaudia - Lazio
  • Quando: dal 19/03/2016 - al 10/04/2016
  • Vernissage: 19/03/2016 ore 16.30
  • Autori: Paola De Rosa
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: da lunedì a venerdì (16-19); sabato e domenica (10-13 e 16-19)
  • Biglietti: ingresso libero
  • Sito web: http://www.paoladerosa.com

Comunicato stampa

Paola De Rosa. 14 Stazioni d’Invenzione. Sabaudia: ordito e trama
Sabaudia (Lt) - Museo Emilio Greco
Dal 19 marzo al 10 aprile 2016

Testo critico: Prof. Arch. Alessandra Muntoni

A Sabaudia, città d’invenzione - uno dei più originali esempi di architettura italiana degli anni Trenta - il Museo Emilio Greco ospita, dal 19 marzo al 10 aprile 2016, l’ultimo ciclo di dipinti realizzato da Paola De Rosa, dal titolo 14 Stazioni d’Invenzione. In mostra saranno esposti 14 dittici a olio su tela che compongono una Via Crucis e i relativi studi preparatori



“Le 14 Stazioni dipinte da Paola De Rosa - scrive Alessandra Muntoni - stringono insieme moltissimi riferimenti che, a partire dalle Scritture, rimandano al mondo contemporaneo. Esse aprono così il ciclo della Passione a interpretazioni che possono essere misurate con esperienze e significati presenti nella memoria di ciascuno di noi.”

“Nulla, però, - continua la Muntoni – è concesso alla retorica e alla tradizione figurativa. … La pittura è eseguita con una tecnica precisa, con colori naturali attentamente macinati. È quasi un neo-Purismo, se Jeanneret e Ozenfant avevano spiegato come fosse importante, anzi decisivo per la pittura post-cubista, di essere chiara, precisa, con forme ben delineate, seppure opportunamente deformate per accentuarne la bellezza. Qui, però, la chiarezza è precisione soffusa e la tragedia è pura allusione, attuata per via di astrazione, simbologie e rapporti proporzionali. Una precisione attuata con le armi della vivisezione asettica di un pennello adoperato come un bisturi. L'architettura è quasi immateriale e vuota. Della figura umana resta solo un lacerto e la carne sanguinante di Gesù è appena riconoscibile come tale, ne resta solo una magma informale. La gamma cromatica è ridotta al minimo. Lo sfondo, talvolta scuro nelle Stazioni più drammatiche, diventa spesso un luminoso cielo azzurro.”

Tra i numerosi riferimenti proposti in mostra, vi è anche la città di Sabaudia, luogo ideale dove comporre alcune intuizioni di quattro uomini che, a diverso titolo, hanno contribuito al dibattito culturale dagli anni Trenta fino a oggi: Bruno Zevi, Giuseppe Terragni, Edoardo Persico e Andrea Camilleri, dei quali sono esposti quattro ritratti.

Le vite e le opere di questi quattro intellettuali ci riconducono, come conclude la Muntoni nel suo testo critico, “circolarmente, al punto di partenza: la difficoltà dell'uomo di accettare la vita contraddittoria a lui contemporanea e la proiezione in un'altra che qui non c'è. La Resurrezione, come in altre Vie Crucis, qui infatti non appare. Più che risolvere la disperazione del vivere, ci si offre la speranza lontana di poter raggiungere la pace sia pure attraverso il sacrificio - o “la sostanza di cose sperate” come Persico definiva l'architettura.”