Paola Angelini – A guardare il cielo si diventa cielo

Prato - 11/10/2013 : 03/11/2013

Quello che si percepisce dal suo lavoro e' il processo che tende verso il controllo del linguaggio pittorico che spesso si fa mero pretesto finalizzato all' esclusione di ogni concettualita'.

Informazioni

  • Luogo: VAULT
  • Indirizzo: Via Genova 17/15 - Prato - Toscana
  • Quando: dal 11/10/2013 - al 03/11/2013
  • Vernissage: 11/10/2013 ore 19
  • Autori: Paola Angelini
  • Curatori: Sara Vannacci, Francesco Funghi
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Biglietti: ingresso libero

Comunicato stampa

La ricerca di Paola Angelini ( San Benedetto del Tronto 1983 ) si focalizza sulla scelta precisa di indagare i limiti più o meno evidenti del fare pittorico. La tela diviene uno spazio in cui procedendo per stratificazioni d’ immagini, si rendono evidenti le falle e le possibilità di ricerca in maniera tale che ogni nuovo dipinto rimanga aperto ad il successivo



Quello che si percepisce dal suo lavoro è il processo che tende verso il controllo del linguaggio pittorico, indipendentemente dalla scelta del soggetto, che spesso si fa mero pretesto finalizzato all’esclusione di ogni concettualità che potrebbe nascondersi all’interno dell’opera. L’autrice invece precede nell’intenzione di costruire un percorso chiaro basandosi sulla ricerca dei limiti insiti nel linguaggio pittorico.

Nel progetto dal titolo “A GUARDARE IL CIELO SI DIVENTA CIELO” l’artista vuol mettere in evidenza il tentativo di desacralizzazione di un percorso pittorico attraverso la presentazioni di dipinti, carte, schizzi, disegni compiuti durante questo ultimo percorso lavorativo.

“A guardare il cielo si diventa cielo” è l’accumulo di immagini e di studi che mirano ad esternare una ricerca sul linguaggio; l’artista espone infatti un processo senza conclusione alcuna; la sostanza e la materia della pittura e la sua irriducibilità ad un’unica chiave di lettura.

Esporre il processo insito nel “fare” della pittura lascia aperta una possibile nuova identità espressiva: quello che più emerge è la volontà di trovare una “forma” ad un immaginario ricorrente e farne altra cosa. È per questo che come dice M. Dumas, “La prima cosa può essere l’ultima”; sottrarre le immagini ad una loro compiutezza per creare una diversa realtà è la terra che non deve mancare sotto i piedi. Ricercare circolarmente e lasciare aperte nelle immagini una falla vuol dire poter entrare e poter continuare la ricerca sulla pittura e per mezzo della pittura. A fare pittura si diventa pittura.

Mostra in collaborazione con la galleria Massimo De Luca

La mostra è inserita all’interno del programma del Contemporanea Festival 2013