Pandora diritto di….

Lecce - 10/03/2013 : 16/03/2013

“Pandora, diritto di… condividere una visione differente” è una mostra ma anche un meeting artistico-storico-culturale e va ad inserirsi nelle attività non solo culturali ma anche celebrative ed educative nel processo storico che ha portato alla promulgazione dell'articolo n° 3 della Costituzione italiana, con il D.L.L. del 10 marzo 1946 Legge Ivanoe Bonomi, focalizzando la “questione femminile” per arrivare all'attuale condizione della donna in un panorama multietnico e multiculturale come quello odierno.

Informazioni

Comunicato stampa

OSTRA - espongono
Serena Alvarenz, Maria Grazia Anglano, Paola Bitelli, Daniela Cecere,
Consorzio Artisti Indipendenti, Giusy Fosca, Lucy Ghionna, Monica Lisi, Lucia Macrì,
Vera Mastrangelo, Alessandro Matteo - Bianca Moretti, Nichy, Carmelo Pennetta,
Freddiana Raino, Vittoriella Sabato, Valentina Schito, Romina Tafuro, Erica Viva

10 marzo
ore 17.30 start performance e/o photoset Cosplay

ore 18.00 performance installativa “Mutante io nacqui e di vero morirò”
del Consorzio Artisti Indipendenti

ore 18.30 intervento “Le Bambole che erano, che sono, che saranno”
di Stefano Donno

ore 19.00 performance poetico-musicale “L’impermanenza”
con Lara Cataldo e Vincenzo Cristofalo

13 marzo
18.30 intervento “Cose che chiedono l’anima”
di Tommaso Ariemma
TESTO COMUNICATO STAMPA

L'Associazione Le Ali di Pandora inaugura domenica 10 marzo alle ore 17,00 presso il Complesso dei Teatini la mostra d’arte contemporanea “Pandora, diritto di... condividere una visione differente”, nell'ambito della rassegna ITINERARIO ROSA 15° edizione 2013 organizzata dall'Assessorato alla Cultura e Spettacolo della Città di Lecce. Alle 17,00 aprirà la mostra con le opere di: Serena Alvarenz, Maria Grazia Anglano, Paola Bitelli, Daniela Cecere, Consorzio Artisti Indipendenti, Giusy Fosca, Lucy Ghionna, Monica Lisi, Lucia Macrì, Vera Mastrangelo, Alessandro Matteo – Bianca Moretti, Nichy, Carmelo Pennetta, Freddiana Raino, Vittoriella Sabato, Valentina Schito, Romina Tafuro, Erica Viva. Per la prima volta a Lecce vi sarà un spazio dedicato alla performance e/o photoset Cosplay start dalle
17,30. Alle 18,00 performance installativa del Consorzio Artisti Indipendenti; seguirà l'intervento di Stefano Donno “Le bambole che erano, che sono … che saranno!”; chiuderà la serata la performance poetico-musicale di Lara Cataldo accompagnata alla chitarra da Vincenzo Cristofalo. Mercoledì 13 marzo alle ore 18,00 intervento di Tommaso Ariemma su “Cose che chiedono l’anima”.
“Pandora, diritto di… condividere una visione differente” è una mostra ma anche un meeting artistico-storico-culturale e va ad inserirsi nelle attività non solo culturali ma anche celebrative ed educative nel processo storico che ha portato alla promulgazione dell'articolo n° 3 della Costituzione italiana, con il D.L.L. del 10 marzo 1946 Legge Ivanoe Bonomi, focalizzando la “questione femminile” per arrivare all'attuale condizione della donna in un panorama multietnico e multiculturale come quello odierno.
Le Ali di Pandora hanno condiviso il binomio arte/gioco, arte/piacere estetico che va sotto il nome di Doll Arts, lanciato negli anni Settanta da alcuni artisti americani, e pensato di aggiungere una visione differente per parlare di donne, di diritti, di diritti violati, di diritti negati.
Si è inteso usare un oggetto all'apparenza ludico per affrontare tematiche importanti. Le bambole sopravvivono nel tempo e il loro segreto sta nel fatto che nelle tante variazioni e tipologie mantengono la propria funzione di archetipo femminino inalienabile e di immancabile compagna di giochi e conservano inalterata la prerogativa di rimanere lo specchio di un'invisibile realtà interiore. Si è scelta “Pandora” perchè è stata tra le più belle bambole in cera colata: realizzate a Napoli nel sedicesimo secolo per opera di due italiani Domenico Pierrotti e Augusta Montanari. Adottate dalla corte del Re Sole erano ritenute “ambasciatrici di moda”. Inoltre il significato di questo nome è legato alla mitologia greca: la leggenda dice che Pandora era il nome di una donna che fu creata per ordine di Giove, Vulcano la plasmò dandole tutti gli attributi per attrarre la mente degli uomini.
Il compito del gioco (già ne parlavano i pensatori nel 1500) è fondamentale come mezzo per lo sviluppo psicofisico del bambino e le bambole sono le protagoniste dei giochi delle bambine.
Scrive Marialivia Brunelli: "Scandagliare a fondo questo affascinante oggetto significa andare al di là del giocattolo per addentrarsi in una vicenda storica perduta nel tempo fatta di intuizioni, di mistero, di tesori da collezionare, di mode e di originali creazioni".
La pittura, la grafica, le installazioni, la fotografia, il video ed i manufatti artistici sono gli strumenti con cui i “novelli Giguli” (o doll artists) hanno dato corporeità e materia alla “bambola” in una sorta di gioco e sfida, che diventa un immaginarsi o immaginare, ed un realizzarsi o realizzare. Sono se stesse e altro, cose note e cose fantastiche, sono il regno di più regni, ma ogni opera racconta la visione dell'artista sulla donna nella contemporaneità: la biografia dei primi e degli ultimi nelle tonalità del rosa e del grigio, la tangibilità di vite certe e di vite sospese, di precarietà e obiettivi raggiunti, di possibilità e impossibilità, di uguaglianza e disuguaglianza, di giustizia e ingiustizia; scarti di quotidianità, nell'analisi della società, chiari e decolorati, dove intollerabili sono le conseguenze quando in gioco è la dignità dell'essere umano con i suoi diritti.
Nel catalogo, realizzato per la mostra, Tommaso Ariemma e Stefano Donno pongono interessanti riflessioni
Scrive Ariemma: “La bambola: un oggetto metafisico che misura le nostre possibilità e abbozza i contorni del nostro mondo. Per questo motivo filosofi, pittori, scultori, romanzieri e poeti hanno visto in essa una chiave per comprendere l’esistenza umana, fin dal suo primo manifestarsi nel mondo. Il poeta Rilke, ad esempio, nel suo celebre saggio dedicato alle bambole, scrive: «Noi ci orientavamo sulla bambola. Per natura giaceva essa più in basso, così noi potevamo defluirle intorno insensibilmente, raccoglierci in essa e, benché un po’ torbidi, riconoscere in essa i nuovi contorni del mondo. Ma noi presto comprendemmo che non potevamo farne una cosa o una creatura umana, e in simili momenti divenne essa un ignoto per noi, e ogni senso confidente di cui l’avevamo riempita e colma, ci divenne ignoto in lei». (…)
Stefano Donno conclude così il suo intervento: “ (:...) Le bambole che ci vengono offerte su un piatto d’argento come fulgidi esempi, di cui emulare pedissequamente vita pubblica e privata sono, sinceramente, un’offesa spudorata a tutte quelle bambole che portano ancora sulla loro pelle le cicatrici dell’impegno per un futuro migliore. Le bambole che si sono preparate alla vita e al loro ingresso in società studiando a lungo, che si sono laureate, che con grandi sacrifici e umiltà hanno fatto il possibile per realizzare una carriera lavorativa brillante, e che al contempo sono bambole/mamme, bambole/mogli, bambole in carriera e si dividono tra famiglia e lavoro, nonostante lo stress, il tempo che sfugge, gli scarsi aiuti sociali sono le bambole da erigere a punti di riferimento del nostro mondo, eccezionali nella loro normalità. Ma di una cosa però possiamo essere certi: le bambole sono state progettate, costruite e programmate a vivere gli eccessi senza superarli, a eccedere senza provocare inutili controindicazioni. Il resto è riservato alla donna!”