overSize

Napoli - 08/10/2011 : 08/10/2011

Una performance borderline tra design e moda: overSIZE è il piacere ma anche il desiderio di ricercare e ricreare un nuovo rapporto tra l’uomo e l’ambiente, tra il suo corpo e i piaceri dello spirito, per dare nuova linfa vitale a un concetto, quello di benessere, che da pura e semplice comodità individuale deve necessariamente tradursi in miglioramento della qualità della vita.

Informazioni

  • Luogo: ISI ARTI ASSOCIATE
  • Indirizzo: Vico Del Vasto A Chiaia - Napoli - Campania
  • Quando: dal 08/10/2011 - al 08/10/2011
  • Vernissage: 08/10/2011 ore 19.30
  • Generi: performance – happening
  • Email: e.elia@unina.it

Comunicato stampa

overSIZE
il piacere di espandere suggestioni

Non credo sia difficile ammettere che viviamo in un’epoca nella quale, in tutto quello che facciamo la ricerca del piacere sia al primo posto. Un piacere che possiamo trovare in un gesto, in una visione, ma anche nella performance di un oggetto


Tendiamo a circondarci di prodotti che rendono la vita più piacevole, artefatti in grado di coinvolgere tutti i sensi e di orientarli verso uno stato di relax; operiamo scelte molto precise, indicative di un percorso di crescita che pone noi stessi al centro di un universo del quale rappresentiamo cluster di benessere che, nella molteplicità dei segni e segnali espressi, restituiscono un panorama piuttosto omogeneo (nei caratteri strutturali) di condivisione della realtà.
Ma piacere è anche aspettativa: un piacere talvolta anche maggiore. Un’affinità elettiva, una proiezione di soddisfazione della nostra libido.
Cos’è il piacere, dunque? Quali sono i meccanismi che riescono a determinarlo? Ovvero, il piacere di cui siamo costantemente alla ricerca, può essere ascritto alla sfera del benessere?
Non c’è dubbio che il benessere presupponga il raggiungimento di un piacere personale. Meno certa è la concorrenza dei fattori che possono far si che il piacere ricercato individualmente connoti un benessere universalmente condiviso.
Provando ad analizzare la natura del benessere, del quale il piacere (i piaceri) ne rappresenta lo stadio intermedio, non c’è dubbio che questo sia il risultato di una serie di esperienze sensoriali elaborate attraverso le nostre estensioni sensibili: dal tatto, alla vista, dall’udito, al gusto e l’olfatto. Ma è altrettanto corretto sostenere che il benessere arrivi dalla mente e dal cuore, “dal momento che i nostri sensi sarebbero sordi e muti senza la voce dell’anima” (De Angelis). Alla base di ogni emozione c’è sempre il cervello, il centro motore del nostro comportamento, che reagisce, oltreché in modo automatico, in base a un codice genetico individuale mai più classificabile in termini di appartenenza razziale, quanto nell’essere trasversale, in grado cioè di elaborare e decodificare messaggi crittografici e attribuire loro valori universali (ancorché interpretati in funzione dell’orientamento culturale dominante).
Il bisogno di accumulare e accelerare l’esperienza in un mondo più complesso e carico di segni, stimoli e informazioni, è oggi un’esigenza sempre più condivisa che si esprime a diversi livelli. Accumulo e intensificazione intesi non come semplice aggiunta, collazione o moltiplicazione delle esperienze vissute o da vivere quanto come sintesi irrazionale di comportamenti adottati per un coinvolgimento sensoriale ed estetico dell’io; in uno spazio aumentato privato di confini, nel quale la ricerca del piacere si sviluppa su rotte parallele che attraversano, senza incrociarsi, la mente e il corpo, l’alienazione diventa la nuova dimensione temporale del benessere. In una sorta di New Age riletta in chiave post-tecnocratica il corpo e la mente si separano per attraversare, in solitaria, aree inesplorate, impedendo il necessario coinvolgimento l’una dell’altro per raggiungere stadi di benessere relativo in grado di soddisfare, benché parzialmente, una ricerca di piacere istantaneo.
Era il 1974 quando Jean Baudrillard, alludendo a un presunto senso di colpa nei confronti del benessere, nel volume La società dei consumi affermava che “un gigantesco processo di accumulazione primitiva di angoscia, di colpevolezza, di rifiuto, corre parallelo al processo di espansione e di soddisfazione”, affermando come sia “questo contenzioso ad alimentare la sovversione violenta, impulsiva, gli action out omicidi contro l’ordine stesso della felicità”.
A questo cambiamento di modelli e comportamenti non poteva non corrispondere una diversa concezione estetica dell’ambiente e degli oggetti che lo compongono. Una trasformazione cha ha toccato gran parte delle protesi di cui ci serviamo per arredare il nostro corpo (le nostre case e le nostre città) esprimendo il nostro essere in questa società che Vattimo ha chiamato trasparente, in cui “la parola d’ordine è: incantare, trasmettere suggestioni che catturino la nostra attenzione, che emozionino e alludano a un presunto benessere”.
Scrive Baudrillard, “lo strip-tease senza speranza è quello della realtà, che si dérobe in senso letterale, offrendo allo sguardo dei guardoni creduli l’apparenza della nudità”. Lo scenario che si prospetta ai nostri occhi appare, dunque, nudo. Senza vestiti, ma anche senza la possibilità di rivelare gerarchie e vincoli. “… una scena piatta dove tutto scorre sullo stesso schermo eliminando, contemporaneamente, ogni alterità, ogni possibilità di scelta”.
Liberato dalla schiavitù del tempo e dello spazio, ancorché fortemente instabile e mutevole nei propri desideri, l’uomo oggi richiede più attenzione per il proprio corpo, i propri piaceri, per il proprio tempo e i propri sogni, e pretende la possibilità di scegliere.
Ma, come sostengono i filosofi Zygmunt Bauman e Harvie Ferguson, “capriccio e casualità sembrano destinati a sostituire per sempre il posto lasciato vacante dall’assenza di un’etica contemporanea del consumo. […] lo Spiritus Movens dell’attività del consumatore non è più la gamma misurabile dei bisogni articolati, bensì il desiderio, un’entità molto più volatile ed effimera, evasiva e capricciosa […], una forza autoprodotta e autoalimentata che non abbisogna di altra giustificazione o causa. Nonostante le sue svariate e sempre effimere reificazioni, il desiderio ha quale oggetto costante se stesso e per tale motivo è destinato a restare insaziabile […]”.

overSIZE è il piacere ma anche il desiderio di ricercare e ricreare un nuovo rapporto tra l’uomo e l’ambiente, tra il suo corpo e i piaceri dello spirito, per dare nuova linfa vitale a un concetto, quello di benessere, che da pura e semplice comodità individuale deve necessariamente tradursi in miglioramento della qualità della vita, di approccio più rilassato e profondo nei confronti della vita quotidiana e di attenzione a un corpo che insieme al tempo, sempre più ridotto a frammenti di spazio condiviso, costituisce il bene più prezioso di questa nuova epoca: tempo e corpo come nuovi – in realtà molto antichi – lussi del terzo millennio.


Nota biografica
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