orient horizons
Un raffinato dialogo tra Oriente e Occidente, tra paraventi giapponesi e arte cinese.
Comunicato stampa
Il pathos delle cose. È da questa sensazione che Federica Formilli Fendi e sua figlia Ginevra
Piersanti Fendi, co-fondatrici di triplef, hanno costruito orient horizons, un progetto curatoriale
che apre un dialogo attraverso il tempo e la geografia, a Casa triplef.
Certe case non si visitano. Si attraversano.
Casa Triplef in Via delle Mantellate a Roma è una di queste: uno spazio che Federica e Ginevra
hanno trasformato nel cuore pulsante di triplef: una casa, una galleria, un progetto curatoriale. Un
luogo in cui design da collezione, oggetti rari e artigianato contemporaneo coesistono come
farebbero in un interno abitato, scelti con la stessa convinzione con cui si arreda la propria vita.
Per Federica e Ginevra, la ricerca di ciò che è raro non è mai stata una questione di attribuzione o
di valore di mercato. Comincia sempre da una sensazione precisa: quella quieta vertigine davanti
a un oggetto che è inspiegabilmente, inequivocabilmente giusto.
La scenografia di Casa triplef è quella di sempre: nelle stanze, arredi e pezzi dei grandi maestri del
design italiano del Novecento, raritas, gioielli e abiti vintage, un mondo già in atto che con orient
horizons trova un nuovo equilibrio tra Oriente e Occidente.
I byōbu sono il cuore della mostra. Grandi paraventi pieghevoli del periodo Edo (XVII–XVIII
secolo) - alcuni superano i quattro metri - ciascuno un oggetto raro e di straordinaria bellezza,
realizzati su pannelli di legno ricoperti di carta con fondi in foglia d'oro e pigmenti minerali.
Dispiegano sulle pareti un mondo intero: il sole rosso che sorge tra i pini, disco infuocato su fondo
oro. I ventagli alla deriva su una corrente d'acqua stilizzata. Le gru sull'acqua. Le peonie su roccia
taihu-seki, in un pannello firmato e sigillato, tre varietà cromatiche in piena apertura. Scene di un
altro tempo che sembrano, inspiegabilmente, del tutto presenti.
Le arti decorative orientali tra Seicento e Ottocento completano la mostra: due vasi monumentali
in porcellana Imari dell'area di Arita, decorati in blu, rosso ferro e oro, uno con scenografica
montatura in bronzo dorato, l'altro sormontato da un finale a shishi; un Amida Nyorai intagliato
e dorato, il Buddha della Luce Infinita, seduto su un trono di loto. E un'armatura Yukinoshita
Gusoku Gomai-Dō completa del periodo Momoyama, firmata dall'artefice Iehisa all'interno del
petto.
Le stanze cambiano registro. L'oro dei paraventi Edo si comporta come una superficie scenica:
assorbe la luce del giorno e la restituisce la sera in modo diverso, riflettendo chi gli sta di fronte.
Un cofano di lacca rivela il nashiji solo a chi si avvicina, la polvere d'oro del fondo, gli inserti
iridescenti di madreperla nei petali. Un Buddha dorato muta al variare della luce. Orient Horizons
apre un altro orizzonte