Omaggio a Enzo L’Acqua
Comunicato stampa
CIRCOLO degli ARTISTI
Albissola Marina
6-21 GIUGNO 2026
Enzo L’Acqua è nato a Savona nel 1938.
Autodidatta, ha esordito con una pittura ad olio che predilige il linguaggio astratto, ricerca artistica che ha sviluppato attraverso la sperimentazione con diversi materiali (ceramica, vetro,
carta, legno, ferro).
Ha esposto in Italia e in numerose rassegne all’estero.
Fra le mostre estere si ricordano:
Mostre personali:
1989 Circolo Bellas Artes, Palma di Maiorca
1990 Galleria Otalia, Parigi
H. Corona, Palma di Maiorca
1999 Galleria Insula, Isola (Slovenia)
1999 Enzo L’Acqua in Giappone, Tokio
2007 Enzo L’Acqua e Juan Segura in Japan, Galleria
El Temple, Palma di Maiorca
Mostre collettive:
1978 Tissu et création 2, la texture,
Espace Lyonnais d’Art Contemporain, Lione
1978 Brandale-estero, Museo di Campinas (Brasile)
1982 Arteder 82, Bilbao
1986 Arco 86, Madrid
1986 Art Jonction International 86, Nizza
1991 Arte fiera 91 Galleria Otalia, Parigi
1995 Art Cologne, Colonia
1999 Arte italiana in Finlandia, Museo Saarijarvi,
Galleria Punainen. Paja,
Museo Neli Markka, Museo di Keuruu
1999 Badbleiberg – Kultursimposium, Mittwoc,
Vilack (Austria)
2005 Galleria Aunkan, Barcellona
Il mondo in divenire di Enzo L’Acqua
Enzo L’Acqua è un artista attivo da più di 50 anni che da sempre ha mostrato nel suo processo lavorativo (pittore e maestro ceramista) un interesse per l’astrazione, partendo da studi profondi dei grandi maestri come Klee, Licini ecc. … per poi fin dalle sue prime esperienze (fine anni sessanta) incontrare personalmente i migliori artisti e critici delle avanguardie del primo dopoguerra come: Emilio Villa, Piero Dorazio, Lucio Del Pezzo e molti altri. Vorrei, per chiarire il concetto di quale astrazione l’artista sembra far riferimento, sia quello più erudito e vitale, dove ogni processo d’indagine implica (per entrarci) quell’intenzione psichica come l’emozione, coniugata alla volontà interiore di studio, di confronto e conoscenza del linguaggio e della materia trattata, muovendo dalla sua “antica” primaria origine alla “nuova” strumentazione possibile, per un processo sperimentale di ricerca che va dall’archetipo al nuovo simbolo. Mi viene da aggiungere che L’Acqua stabilisce con le sue “indagini” una sorta di astrazione-metafisica che fonda le sue radici sulla conoscenza della sapienza “del fare” coniugata alla visione delle cose, cercando quel segno-forma invisibile da rivelare, far emergere, svelare una cifra rimodulante e rimodellante per una “figurazione plastica” dove percepire un mondo in divenire.
Dalle tautologiche-misteriose “acrobatiche texture di ceramica, alle strutture asimmetriche, spaziano assi combattenti tra ocra e terre verdi, blu oltremare, grigi declinanti per tonalità calibrate dalla sapienza antica (pittura eseguita con vera erudizione) muovendo nella più netta fermezza a scombinare piani prospettici e riallacciare percezioni perdute; il verso del perimetro quadro risponde al selbst (se stesso) di junghiana memoria, per una orgogliosa resistente essenza identitaria che sà di archeo-temporaneità; dalle tavole geomantiche che vivono d’Asia e terra d’Africa a ritroso (ma nemmeno tanto) s’affacciano gli Iguvium mistici blu azzurri verdi e sull’ordito passato-memoria per sottostanti chiarissimi progetti inseriti nello spazio, facenti parte dello spazio stesso, seppure gli oggetti-cubo-semisfera-piramide mantengano quella “distanza” dell’indeterminato, l’autonomia dell’arte dalla scienza, scegliendo il nucleo poetico della geometria, dello spazio ancora da indagare ed il tempo come segno privilegiato. Infine, le ineluttabili trame del tempo si dispiegano come tavole dai codici ancora indecifrate ne intellegibili, eppure vissuti, belli di per sé (concedetemi l’aggettivo) frammenti viventi, vitali, come ogni essere del passato, del presente e nell’attesa ci fanno scommettere ancora (al di là di tutto) sul futuro.
Bruno Aller