Oliviero Biagetti – A Lovely Place

Milano - 06/03/2022 : 11/03/2022

A Lovely Place è il prodotto finale dei progetti A.I.RE e CU.RE, avviati dall’associazione Zona Blu e si costituisce come una personale dell’artista Oliviero Biagetti curata da Claudia Caletti.

Informazioni

  • Luogo: ZONA BLU
  • Indirizzo: via Boffalora 15 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 06/03/2022 - al 11/03/2022
  • Vernissage: 06/03/2022
  • Autori: Oliviero Biagetti
  • Curatori: Claudia Caletti
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

A Lovely Place è il prodotto finale dei progetti A.I.RE e CU.RE, avviati dall’associazione Zona Blu e si costituisce come una personale dell’artista Oliviero Biagetti curata da Claudia Caletti. Questo dialogo prolifica in uno spazio eterotopico, riprendendo il termine dal filosofo francese Michel Foucault, la cui particolare caratteristica è quella di essere connesso a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l'insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano

L’interesse è legato a ciò che avviene quando l’irreale, il mostruoso e l’alterità si fanno spazio nel reale e come tutto ciò si relaziona con l’ambiente circostante, le contaminazioni che ne conseguono. Per Jean-Paul Sartre l’Altro si annuncia come sguardo, egli non limita lo sguardo all’occhio umano, essere guardato costituisce piuttosto l’aspetto centrale dell’essere-nel-mondo. È sempre lo sguardo che crea suggestioni, che vengono qui tradotte in un linguaggio solido, mettendo in comunicazione il rappresentato e l’ambiente ospitante. Nel 1917, Franz Kafka scrive Una relazione per un’Accademia, il narratore del testo è una scimmia che, dopo aver imparato il linguaggio degli umani, si presenta davanti a un’accademia delle più illustri autorità scientifiche per spiegare ciò che l’evoluzione umana ha rappresentato per lei. Kafka non presenta il suo processo di umanizzazione come una storia di emancipazione o di liberazione dall’animalità, bensì come passaggio alla “gabbia” della soggettività umana. Come ricorda Rosi Braidotti in Madri, Mostri e Macchine, la teratologia, la scienza dei mostri, soprattutto dalla fine del Settecento in poi, era motivata dalla paura e dal fascino che essi non mancano di esercitare, facendosi carico di risolvere l’enigma di una normalità. L’anomalo, o l’anormale, viene dunque costituito come figura abietta e tuttavia ubiqua: è l'altro che si deve in ogni modo evitare, quello a cui è proibito assomigliare. Tutto si gioca appunto sulla somiglianza e la differenza, dove i segni distintivi, nonché i criteri di differenziazione sono organi, morfologie specifiche, di cui A Lovely Place diventa il contenitore.