Moreni ospita Afro

Santa Sofia - 16/02/2019 : 22/04/2019

Il Comune di Santa Sofia, in collaborazione con l’Archivio Afro di Roma, presenta l’esposizione dal titolo “Moreni ospita Afro.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA VERO STOPPIONI
  • Indirizzo: Viale Roma 5a - Santa Sofia - Emilia-Romagna
  • Quando: dal 16/02/2019 - al 22/04/2019
  • Vernissage: 16/02/2019 ore 16
  • Autori: Afro Basaldella, Mattia Moreni
  • Generi: doppia personale, arte moderna
  • Orari: La Galleria è aperta la domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00. Nelle altre giornate su richiesta e prenotazione telefonando alle 0543-975428 - 320-4309480.

Comunicato stampa

Il Comune di Santa Sofia, in collaborazione con l’Archivio Afro di Roma, presenta l’esposizione dal titolo “Moreni ospita Afro”, che verrà inaugurata sabato 16 febbraio 2019 presso la Galleria d’arte contemporanea “Vero Stoppioni” di Santa Sofia (Forlì-Cesena).
Afro verrà ospitato in quella che è definita “la casa di Mattia Moreni”, in quanto nella Galleria Stoppioni di Santa Sofia sono esposte in permanenza la grande opera polimaterica dedicata alla decadenza della società contemporanea “Mistura”, realizzata da Moreni fra il 1976 e il 1984, e cinque grandi autoritratti del ciclo della “Regressione della Specie e Belle arti”


Saranno proprio gli autoritratti moreniani, databili dal 1985 al 1988, che apriranno l’esposizione e daranno simbolicamente il benvenuto a diciassette dipinti di Afro, gentilmente concessi dalla Fondazione Afro, che costituiscono una esemplificazione della produzione dell’artista dagli anni trenta agli anni settanta. Si parte infatti da un “Paesaggio con rovine” del ‘35 e da un autoritratto a matita del ‘45, per passare poi alle opere degli cinquanta e sessanta, in cui prevale il linguaggio informale, fino ad arrivare ad uno splendido arazzo, “Ponte dei pugni”, del 1975, realizzato un anno prima della morte dell’artista.
Il rapporto fra due pittori risale agli anni cinquanta quando entrambi verranno inseriti nel Gruppo degli Otto, attivo fra il 1952 e il 1954. Come scrive Flaminio Gualdoni nel catalogo della mostra “E’ il 1952, quando i percorsi di Mattia Moreni e del più maturo Afro Basaldella, di otto anni maggiore, s’incrociano pienamente in una congiuntura comune. L’occasione è il libro Otto pittori italiani, cui fa seguito una mostra itinerante, nel quale Lionello Venturi identifica una posizione linguistica sottratta alla contrapposizione polemica tra realismo e astrattismo in nome di una coscienza meno schematica della pratica artistica”. Faranno parte del gruppo, assieme a Moreni e ad Afro, Birolli, Corpora, Morlotti, Santomaso, Turcato e Vedova.
L’esposizione presso la Galleria Stoppioni consentirà anche un confronto fra i due artisti nel periodo in cui fecero parte degli Otto, attraverso una scelta di opere esemplari, fra cui emerge l’opera moreniana “Composizione n. 222” (1952).
La mostra rimarrà aperta fino al 22 aprile 2019 e sarà accompagnata da un catalogo con testi critici di Flaminio Gualdoni e Claudio Spadoni.

“Moreni ospita Afro”
Inaugurazione: 16 febbraio ore 16.00
Dal 17 febbraio al 22 aprile
Galleria d’arte contemporanea “Vero Stoppioni”, Viale Roma, 5, 47018 Santa Sofia (FC)
Per informazioni: Ufficio Cultura e Turismo associato tel. 0543-975428-29 – [email protected] - www.visitsantasofia.it
La Galleria è aperta la domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00.
Nelle altre giornate su richiesta e prenotazione telefonando alle 0543-975428 - 320-4309480.


Mattia Moreni (Pavia 1920 – Ravenna 1999) si forma in ambiente torinese presso l’Accademia Albertina, aderisce al Gruppo degli Otto con Afro, Birolli, Corpora, Morlotti, Santomaso, Turcato e Vedova. E’ Arcangeli a segnalarne la genialità inserendolo nella linea ultimo naturalista. A Parigi, città in cui vive per oltre un decennio, emerge fra i pittori più interessanti del periodo lavorando a stretto contatto con Michel Tapié. Partecipa più volte in quegli anni alla Biennale di Venezia con grandi consensi di critica. Negli anni Sessanta emergono dalla materia pittorica delle icone costituite da dense spatolate da cui prendono via via forma le immagini di legno, le baracche, i cartelli che segnalano “l’aggressione dell’uomo sulla natura”. Da questa fase scaturiscono le angurie/non angurie destinate ad evolversi in maniera ambivalente, da un lato nel sesso femminile dall’altro nell’anguria in disfacimento, ma entrambe sottendendo la fusione delle tematiche dell’Eros e della decadenza.
All’inizio degli Ottanta prende il via il ciclo della Regressione della specie e “belle arti”, ciclo che ha il suo atto d’esordio con l’opera “Santa Sofia prilla prima di esplodere” (1983). Questo dipinto segna il ritorno di Moreni nella cittadina (aveva partecipato al Premio Campigna nella prima metà degli anni Settanta), in cui soggiorna per lunghi periodi e in cui realizza un cospicuo numero di autoritratti, la cui serie nasce proprio a Santa Sofia, in cui il volto umano si ibrida con elementi meccanici ed elettronici.
L’ultima fase porta alle estreme conseguenze il discorso della mutazione dell’uomo e della sua percezione (l’umanoide tutto computer), segnando il sopravvento della dimensione elettronica a scapito di quella umana.

Afro Libio Basaldella (Udine 1912 – Zurigo 1976)
Nel ’28, appena sedicenne, espone insieme ai fratelli Dino e Mirko alla prima ed unica Mostra della Scuola Friulana d’Avanguardia. Nel 1930 ha l’opportunità di recarsi a Roma in compagnia del fratello Dino e di entrare in contatto con l’ambiente artistico della capitale.
Successivamente si trasferisce a Roma. Nel ’35 partecipa alla Quadriennale e nel ’36 alla Biennale, dove esporrà anche nel ’40 e nel ’42.
Dopo l’esperienza della Scuola Romana, la realizzazione di diverse opere di pittura murale ed il temporaneo avvicinamento al Neocubismo, nel 1950 Afro si reca negli Stati Uniti ed inizia la ventennale collaborazione con la Catherine Viviano Gallery.
Il differente clima culturale ed i molteplici movimenti artistici americani di quell’epoca, rimarranno impressi nella memoria dell’artista e verranno rielaborati in seguito in maniera del tutto personale.
Nel ’52 aderisce al gruppo degli Otto, con i quali prende parte alla XXVI Biennale; in occasione dell’edizione successiva, Lionello Venturi gli dedica un saggio critico, dove mette in evidenza l’abilità tecnica, la precisione e la passione per il lavoro, l’eleganza naturale e la poesia dell’artista.
Nel 1955 è presente alla prima edizione di Documenta a Kassel, alla Quadriennale ed alla Mostra itinerante negli U.S.A.: The New Decade: 22 European Painters and Sculptors.
Ormai Afro ha raggiunto consensi e fama soprattutto a livello internazionale e nel 1956 ottiene il premio come miglior pittore italiano alla Biennale di Venezia. Nel 1958, prende parte, insieme ad Appel, Arp, Calder, Matta, Miro, Moore, Picasso e Tamayo, alla decorazione della nuova sede del palazzo dell’UNESCO a Parigi dipingendo “II Giardino della Speranza”. Gli anni 1959-’60 vedono ancora Afro impegnato a livello internazionale: è invitato a II. Documenta a Kassel, e vincitore del premio a Pittsburgh e del premio per I’Italia al Solomon R. Guggenheim di New York. Nel 1961 J. J. Sweeney, curatore del Guggenheim Museum di New York, gli dedica una splendida monografia.
Gli anni ’70 sono caratterizzati dall’intensificarsi dell’opera grafica e da un diradarsi dell’attività pittorica ed espositiva.