Mitra Azar – Argan39

Milano - 20/03/2018 : 10/05/2018

La Nuova Galleria Morone presenta nello spazio della Project Room, ARGAN39 la prima versione installativa di un progetto a lungo termine che l’artista Mitra Azar ha intrapreso sulla storia mineraria di una zona della Sardegna, vista attraverso l’archivio fotografico di famiglia ed i luoghi in cui le immagini che compongono l’archivio sono state scattate.

Informazioni

  • Luogo: NUOVA GALLERIA MORONE
  • Indirizzo: Via Nerino 3 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 20/03/2018 - al 10/05/2018
  • Vernissage: 20/03/2018 ore 18
  • Autori: Mitra Azar
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: da Lunedì a Venerdì ore 11-19 | Sabato: 15-19

Comunicato stampa

La Nuova Galleria Morone presenta nello spazio della Project Room, ARGAN39 la prima versione installativa di un progetto a lungo termine che l’artista Mitra Azar ha intrapreso sulla storia mineraria di una zona della Sardegna, vista attraverso l’archivio fotografico di famiglia ed i luoghi in cui le immagini che compongono l’archivio sono state scattate


Il progetto installativo confronta l’interesse dell’artista per la pratica eretica dell’archivio con il lavoro fotografico del proprio nonno e bis-nonno, i fotografi che documentano l’esplosione dell’industria mineraria nel Sulcis Iglesiente, nel Sud-Ovest della Sardegna, dalla fine del 1800 sino alla fine del fascismo - all’epoca uno dei centri industriali e produttivi più importante d’Europa, ora una delle regioni più depresse d’Italia. L’archivio Pizzetti costituisce l’archivio fotografico minerario più importante dell’isola, realizzato dalla prima attività commerciale di fotografia locale. Ernesto Pizzetti viaggia in Sardegna da Firenze con i fratelli Alinari - i fondatori della famosa scuola Alinari e dell’omonimo archivio - per un progetto fotografico sulla crescente industrializzazione sarda; durante il viaggio si innamora, e decide di fermarsi in Sardegna e continuare la sua attività fotografica nell’isola.
Mitra Azar approccia l’archivio fotografico in rapporto alla materia “pietra” ed al suo processo di trasformazione tecnologica, proponendo una riflessione geologica sulla memoria. La memoria preistorica della pietra subisce una trasformazione tecnologica che dalla pietra estrae i materiali indispensabili (per esempio argento e silicio) per la costruzione di protesi oculo-centriche (dagli occhiali da vista sino alle macchine fotografiche analogiche e digitali) destinate ad archiviare la memoria su supporti esterni di vario genere. L’ultima miniera ancora attiva della zona dispone di pozzi di 400 metri di profondità, e si trasforma in luogo di ricerca nel campo della fisica nucleare per la produzione di un particolare isotopo dell’Argan, l’Argan39, particolarmente adatto per investigare la materia nera dell’universo. In questo senso, da materia industrializzata, la pietra ritorna vicina alle proprie radici cosmologiche, e da principio di conversione tecnologica della memoria umana, ritorna memoria cosmogonica.
L’artista visita i luoghi nei quali alcune delle fotografie dell’archivio sono state scattate e li racconta prevalentemente attraverso una ricognizione visiva aerea, come sorvolando i luoghi devastati da una guerra - al contempo evocando la presenza eterea sia dei fotografi Pizzetti sia della forza umana necessaria all’industria mineraria. Inoltre, l’artista espone per la prima volta alcuni degli artefatti originali nel tentativo di ricostruire collettivamente il senso profondo di un secolo di immagini e di un archivio di circa cinquecentomila scatti - archivio che é andato quasi completamente distrutto. L’installazione propone di guardare alla materialità dei processi di esteriorizzazione della memoria e dello sguardo, e genera un corto-circuito di temporalità geologiche e tecnologiche che immerge lo spettatore nel luogo stesso della formazione della memoria.
Mitra Azar (1983) è un artista visivo eclettico e ARTtropologista con un background di filosofia estetica. Mitra ammette di essere ossessionato dalle immagini e dalla loro complessità relazionale-performativa-filosofica.

L’idea di confine come un’entità fluida e amorfa e il ruolo politico dell’arte e delle tecnologie digitali nell’ambito di un’estetica della crisi e degli eventi di massa sono al centro della sua ricerca artistica. Da quasi 10 anni Mitra vive da nomade e costruisce un archivio di lavori site-specific in alcune delle aree più controverse del pianeta, nel contesto di lotte socio-politiche, culturali ed ecologiche, attraverso le metodologie dell’arte visiva, della produzione cinematografica, della performance e della filosofia dei media.
Mitra ha mostrato le sue opere in luoghi quali Fondazione Pomodoro Milano, Castello di Rivoli Torino (Italia), San Carpoforo Milano (Italia), Fondazione Vignato Vicenza (Italia), Hyperwerk Basel (Svizzera), Transart Triennial Berlino (Germania) , Transmediale Berlino (Germania), Soomos Berlino (Germania), Les Bernardes Centro per l’arte contemporanea Girona (Cataluna), Progetto video festival Madrid (Spagna), Museom de Electricitade Lisbona (Portogallo), Bureau Public Copenaghen (Danmark) (Italia), Spectacle New York (USA) Galleria Aferro New York (USA), Galleria Benfeitoria Belo Horizonte (Brasile), Solitude e ZKM (online), Salt Istanbul (Turchia), 16 International Media Festival con ISEA 2017 Manizales, CinemaLibre Manila (Filippine), VAFA videoart festival Macao (Cina).