Mimmo Totaro – La dimensione nascosta

Informazioni Evento

Luogo
EX CHIESA DI SAN PIETRO IN ATRIO
Via Odescalchi (22100) Como, Como, Italia
Date
Dal al

martedì-venerdì 14/19, sabato-domenica 11/19. Lunedì chiuso

Vernissage
17/05/2012

ore 18

Contatti
Email: press@miniartextil.it
Sito web: http://www.miniartextil.it
Biglietti

ingresso libero

Artisti
Mimmo Totaro
Curatori
Luciano Caramel
Generi
arte contemporanea, personale
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Dopo alcune monografiche e recenti partecipazioni a mostre collettive, ecco La dimensione nascosta, una nuova importante personale di Mimmo Totaro curata da Luciano Caramel, da anni molto attento al lavoro dell’artista comasco.

Comunicato stampa

Dopo alcune monografiche e recenti partecipazioni a mostre collettive, ecco La dimensione nascosta, una nuova importante personale di Mimmo Totaro curata da Luciano Caramel, da anni molto attento al lavoro dell’artista comasco.
La mostra si svolge dal 17 maggio al 7 giugno a Como, nella centralissima Ex Chiesa di San Pietro in Atrio, una location sede di importanti mostre posta nei pressi del capolavoro romanico dell’abside di San Fedele. Il percorso della mostra vede la presenza di una ventina di opere, nove lavori di grandi dimensioni, posizionati al perimetro dell’edificio, e altri di dimensioni diverse posti al centro dello spazio espositivo. Sarà inoltre proposta ai visitatori una video installazione che ripercorre l’intera storia artistica di Mimmo Totaro, dagli interventi degli anni Settanta ad oggi. Dal 1971, anno della sua prima mostra personale alla Galleria Il Salottino di Como, presentata dal grafico elvetico Max Huber, l’artista comasco intraprende una fitta carriera incontrando diverse personalità come Mario Radice, Aldo Galli e Eli Riva. La mostra di Mimmo Totaro prevede il coinvolgimento di una seconda sede di grande prestigio: Villa Carlotta a Tremezzo, dove sarà esposta nel meraviglioso giardino botanico, la scultura Wanda (2011, 300x50x300 cm), realizzata con reti elettrosaldate e corde.
Divinità, 2011

…si può dire anche per queste opere recenti dell’artista comasco, tuttavia nella direzione, come già nelle Muse, di una bellezza corporea sognata in una lontananza mitica, di sapore classico, su di un registro che scioglie ogni rigidità strutturale nella fluida evocatività della poesia”; così scriveva Luciano Caramel nel testo di presentazione di Energheia 2011 in merito alla personale partecipazione dell’artista in occasione della manifestazione espositiva comasca.

Potremmo dire che Mimmo Totaro continua a “mantenere la sua promessa”, rifacendoci alle affermazioni storiche di Mario Radice, maestro e amico dell’artista fin dal suo esordio nel 1969. Rivivendo la sua carriera e i ricordi salienti legati ad essa, raccontati per la prima volta nella mostra comasca tornano prepotentemente alla mente due momenti: il Rito del tramonto del 1981 a Como in occasione della manifestazione I sentieri del tempo non-stop d’arte, e la mostra concorso nazionale per l’ideazione di una casula a Vicenza esattamente dieci anni dopo. La performance del 1981 in particolare ha segnato profondamente il percorso di Mimmo Totaro: “Un risultato forte difficilmente superabile”, ricorda l'artista. Dalla grafica degli esordi, caratterizzata da precisione e delicatezza, nel tempo i principi fondamentali delle opere di Totaro hanno trovato la spazialità nella terza dimensione: i tratteggi si sono materializzati in fili, corde e legni, moltiplicando, senza perdere in purezza e linearità, sensazioni e vibrazioni. Ciò che permane nella ricerca dell’artista è la proposta di molteplici interpretazioni: “Quando mi hanno chiesto di realizzare un ventaglio, ho creato un oggetto per far di tutto meno che farsi aria, così come quando mi han chiesto di realizzare una valigia, l’ho creata con del filo spinato”, ricorda Mimmo Totaro, “vorrei non dover descrivere i miei lavori, è lo spettatore a dover trovare nelle opere ciò che desidera. Non esiste un'unica lettura”. Il ruolo dell’artista, esplicato dallo stesso Totaro, viene rimarcato ancora nelle sue affermazioni: “Quando mi trovo a lavorare, a realizzare il pezzo, mi rendo conto di vivere il momento, la fase cruciale, molto più importante del bozzetto e dell’opera finale”. La dimensione nascosta scaturisce anche da questa visione dell’artista, dal voler andare oltre l’impatto visivo e scoprire altro, oltre i fili e la struttura, oltre le forme spesso astratte, oltre la serietà intrinseca dell’opera, fornendo una lettura giocosa e sperimentale.