Michelagelo Galliani – Icons

Imola - 20/05/2017 : 21/07/2017

Mostra dell’artista Michelangelo Galliani, a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei.

Informazioni

  • Luogo: IL POMO DA DAMO
  • Indirizzo: via XX settembre 27 - Imola - Emilia-Romagna
  • Quando: dal 20/05/2017 - al 21/07/2017
  • Vernissage: 20/05/2017 ore 18
  • Autori: Michelangelo Galliani
  • Curatori: Francesca Baboni, Stefano Taddei
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: mercoledì, venerdì, sabato, domenica ore 17-19 e per appuntamento (333-4531786)

Comunicato stampa

Sabato 20 maggio 2017 alle ore 18 presso la Galleria Il Pomo da DaMo | Contemporary Art verrà inaugurata “Icons”, la mostra dell’artista Michelangelo Galliani, a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei.

Il progetto "Icons", riguarda la ripresa di opere iconiche a tema religioso realizzate dai grandi maestri della pittura antica attraverso un utilizzo inusuale del marmo che diviene un supporto bidimensionale e arriva a coniugare assieme l’aspetto modulare e ludico tipico del puzzle, creando insolite composizioni che giocano su differenti quanto sorprendenti possibilità combinatorie

Oltre al progetto inedito, in mostra saranno presenti anche un’opera di grandi dimensioni e un corpus di lavori che mostrano il percorso degli ultimi anni di attività dell’artista.

Michelangelo Galliani è nato a Montecchio Emilia (Reggio Emilia) dove vive e lavora. Attualmente, oltre al suo lavoro di scultore, è docente di "Tecniche del marmo e delle pietre dure" all’Accademia di Belle Arti di Urbino.

Gioco d’ incastro

Fin dal Rinascimento la scultura ha sempre indicato una sublimazione della materia da parte dello spirito, attraverso l’idea dell’artista che viene oggettivata. “La scultura è quella che si fa per forza di levare” diceva Michelangelo Buonarroti sostenendo l’assunto secondo il quale l’atto di disvelamento libererebbe ciò che è già pre-esistente nel blocco iniziale materico, con il lottare contro la durezza della pietra che deve necessariamente ubbidire all’intelletto. E se nel 1945 lo scultore Arturo Martini nel suo celebre scritto “La scultura lingua morta” affermava come la pratica scultorea fosse ormai drammaticamente relegata a immagini episodiche, attualmente di fatto la scultura sembra essere stata abbandonata soprattutto dagli artisti giovani, forse per l’eccessiva difficoltà tecnica o il costo dei materiali. Per questo motivo

è maggiormente apprezzabile il lavoro di Michelangelo Galliani, che da anni si dedica allo scolpire con una carica decisamente innovativa. L’artista ha saputo trovare difatti nel tempo un suo particolare linguaggio espressivo, riprendendo riferimenti dalla statuaria classica greca e romana, sia nelle pose che nella scelta di un materiale antico come il marmo della cave di Carrara, rendendolo successivamente contemporaneo con l’inserimento di dettagli che ci riportano all’attualità e ad un’ulteriore riflessione.

La grande opera Di luce d’oro, un’altissima colonna rivestita da strisce di piombo che ha sulla cima una testina che tiene in bocca una pepita dorata, trova riferimenti al passato con il simbolo per eccellenza del divino, l’oro, usato in foglia per realizzare il fondo delle opere antiche, e lo sbozzamento di una parte del volto, che da un lato rimane perfettamente intatto mentre dall’altro viene lasciato grezzo. Il non-finito è un procedimento che interessa in modo particolare l’opera di Michelangelo Galliani, che appare sovente ai nostri occhi come un reperto della classicità antica ritrovato e rimaneggiato dalle mani sapiente dell’artista. Questo traspare in modo evidente nelle testine in cui gioca sapientemente coi diversi materiali, come nella serie Sogni d’oro, di cui una realizzata con la pietra delle Cesane di Urbino, che presenta una leggera venatura sul viso che appare come quarzo trasparente mentre poggia sopra un cuscino di piombo ma inaspettatamente soffice a vedersi, un’altra particolarmente preziosa e raffinata di ceramica in oro, la terza con lo spigolo smussato e una parte sottostante dorata. In Chiodo fisso la testa poggia invece su un lingotto di argilla cruda, come se questo fosse conficcato nella testa e in Blackstars, dal gusto Liberty, in marmo nero del Belgio, viene fatto trattamento sagomato che ricorda le suggestioni decorative di inizio Novecento mentre nell’opera Libro l’artista tratta il piombo come se fosse foglio di carta. Anche nel nuovo progetto inedito Icons, la matrice è nel passato della storia dell’arte. Le icone religiose della nostra tradizione pittorica italiana, come quelle del Verrocchio, Raffaello o di Antonello da Messina, vengono rivisitate con un processo di ri–significazione in chiave ludica, che le de-costruisce in tessere componendole all’interno di un gioco di incastri che ricorda il puzzle per bambini. Il marmo dunque, pietra dalla quale levare, viene utilizzato in senso bidimensionale per la prima volta come supporto per un’azione di disegno effettivo realizzato ad inchiostro con una penna pneumatica (lo scultore è anche un bravissimo disegnatore) che diventa quasi una sorta di tatuaggio iconico inciso sulla pelle della materia. Le possibilità combinatorie dei diversi tasselli si amplificano a seconda della loro posizione all’interno della composizione e favoriscono la creazione di una possibile mutazione suggellata dalla cornice antica che ne blocca il movimento espansivo. A completare il progetto, l’artista presenta due opere interattive da comporre con tessere di marmi di differente colore su lastra di acciaio magnetizzata, lasciate alla libera interpretazione del pubblico che nella ricostruzione completa dell’immagine passa da osservatore ad effettivo fautore di un’arte partecipativa.


Francesca Baboni


Ars combinatoria

Ci sono indagini artistiche che ci dicono tutto subito. Ce ne sono altre che hanno bisogno di tempo e non smettono mai di raccontarci cose nuove. Michelangelo Galliani da tempo propone una ricerca estetica in cui la grande ricerca classica s’immette nella contemporaneità attraverso peculiari declinazioni sempre pregnanti d’implicazioni ulteriori. In una congiuntura come quella odierna, dove la parola bellezza ha invaso ogni alveo della vita sociale costruita e massificante, è molto importante che l’arte rappresenti una tipicità che s’immetta, con competenze comunicative che non ne degradino la portata semantica, in una situazione di difficile comprensione. Le elaborazioni di Michelangelo Galliani hanno una portata artistica indubitabile ma sono strumenti di riflessione attente a catturare lo spettatore. La distrazione è bandita davanti a queste opere. Vanno scoperte, con calma e competenza. Ecco quindi che l’autore propone un’indagine che si dipana accompagnandosi a differenti medium ma che ha un forte rimando alla statuaria ma non come modello austero ed immobile di pura perfezione. Una serie di riferimenti a dipinti antichi, regolati su marmo e combinati con un intervento estetico che richiama sia il tatuaggio sulla pelle che il gioco del puzzle, sono un corpus di opere che sanno dialogare tra differenti epoche, riuscendo anche a dimostrare come certe apparenze travalichino certi steccati materiali e concettuali. Altre due opere sono interattive e auspicano l’intervento del pubblico. In questo caso, attraverso un rimando d’immagine, si propone una ricomposizione della sembianza. Nelle altre opere c’è sempre un dialogo in bilico tra vari materiali e le pietre, segno evidente di una ricerca di raffinatezza che ha sempre contraddistinto l’indagine dell’autore. Viene perciò proposto un incessante sguardo rivolto in due direzioni, attento al passato ma aperto al futuro. Tale obiettivo si amplifica come proposta aperta all’attualità. Michelangelo Galliani ricerca perciò, attraverso l’uso di molteplici linguaggi, una combinazione per leggere meglio una realtà che non pare essere legata solo alla contingenza.

StefanoTaddei