Matteo Fato – (SECRéTA)

Treviso - 17/01/2015 : 08/03/2015

La mostra, curata da Carlo Sala, presenterà un intervento site specific giocato su una pluralità di mezzi espressivi: dalla pittura - con una dozzina di tele inedite - all'incisione fino alle installazioni che entrano in profondo dialogo con gli spazi di Ca' dei Ricchi.

Informazioni

  • Luogo: TRA TREVISO RICERCA ARTE - CA' DEI RICCHI
  • Indirizzo: Via Barberia 25 31100 - Treviso - Veneto
  • Quando: dal 17/01/2015 - al 08/03/2015
  • Vernissage: 17/01/2015 ore 18
  • Autori: Matteo Fato
  • Curatori: Carlo Sala
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: da martedì a sabato, 10.00–13.00 e 15.30-19.30. Domenica 15.30-19.30.
  • Biglietti: ingresso libero
  • Patrocini: evento promosso da TRA Treviso Ricerca Arte Sponsor tecnici della mostra: Media Profili Falegnameria 3b Accademia di Belle Arti di UrbinoVerona (2013), come artista selezionato da Giacinto Di Pietrantonio per il Museo Gamec

Comunicato stampa

TRA Treviso Ricerca Arte inaugura la stagione espositiva di Ca' dei Ricchi con (SECRéTA), mostra personale dell'artista pescarese Matteo Fato. L'autore, tra i più stimati del panorama emergente italiano, ha realizzato negli ultimi anni varie esposizioni e residenze in Italia e all'estero tra cui la Dena Foundation for Contemporary Art di Parigi e ArtOmi a New York



La mostra, curata da Carlo Sala, presenterà un intervento site specific giocato su una pluralità di mezzi espressivi: dalla pittura - con una dozzina di tele inedite - all'incisione fino alle installazioni che entrano in profondo dialogo con gli spazi di Ca' dei Ricchi. La sala infatti sarà dominata da una "nuova architettura" fatta di installazioni concepite da Matteo Fato che genereranno una mostra "mutante", perché alcuni elementi tridimensionali varieranno a seconda delle circostanze: infatti durante gli incontri ed eventi che scandiscono la normale vita dello spazio culturale, alcune sculture si chiuderanno celando al loro interno le opere pittoriche e ripristinando così l’ usuale funzionalità del luogo. Ad esempio il dipinto Senza titolo (Fuoco Fatuo), posto all'estremità della sala, in alcuni momenti verrà "inghiottito" dall'elemento in legno che lo riquadra fino a richiudersi e diventare una pedana.
L'immagine di questo dipinto ha un fortissimo valore simbolico per l'artista perché svela uno dei significati primigeni del suo fare arte. Infatti l'ardere del fuoco, se da un lato richiama a visioni arcaiche in bilico tra il sacro e il profano, dall'altro è perfetta metafora del fare pittura, processo che va continuamente alimentato configurandosi come una esigenza umana e intellettuale al tempo stesso. Infatti, accanto ai possibili significati narrativi e di tema dei singoli quadri, alla base è presente una riflessione sul rigore, il mistero e i processi mentali, compresa l'attesa, che precedono e accompagnano la pittura.

Il titolo dell'esposizione (SECRéTA) utilizza un vocabolo desueto del veneziano antico che indicava la prigione. Il luogo evocato assume un significato metaforico: tema di gran parte dei dipinti esposti sono infatti delle armature storiche (la serie intitolata Nudo all'Antica) che, se da un lato configuravano un preciso status sociale, dall'altro imprigionavano il corpo di chi le portava in un senso di costrizione. Il vocabolo è anche un rimando all'involucro materiale che contiene i dipinti, la cassa di legno generalmente utilizzata in termini funzionali per i trasporti, e che in questo caso l'artista integra all'opera esponendola in mostra come atto scultoreo tridimensionale.

L'intervento di Matteo Fato dentro le architetture medievali di Ca' dei Ricchi è giocato su una pluralità di spunti visivi, rimandi storici e autobiografici; lo spettatore si trova di fronte al dialogo tra vari medium: dalle installazioni in legno che avvolgono la sala creando delle contropareti modificandone l'architettura, ai dipinti, fino alle pregiate incisioni.

La mostra rimarrà aperta fino all'8 marzo; per l'occasione verrà realizzato un catalogo con testi del curatore Carlo Sala, del critico Simone Ciglia e del saggista Gianni Garrera.