Massimo Rizzuto – Stringhe

Roma - 03/12/2011 : 13/12/2011

Presentazione dell’installazione “Stringhe” di Massimo Rizzuto ed anniversario secondo anno di attività della Takeawaygallery.

Informazioni

  • Luogo: OPERA UNICA
  • Indirizzo: Via Della Reginella 26 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 03/12/2011 - al 13/12/2011
  • Vernissage: 03/12/2011 ore 18.30
  • Autori: Massimo Rizzuto
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Visibile 24 ore su 24
  • Email: takeawaygallery@gmail.com
  • Patrocini: Sponsor: Camponeschi

Comunicato stampa

In occasione del secondo anno di attività della Takeawaygallery, che si festeggerà sabato 3 dicembre in via della Reginella, Massimo Rizzuto, giovane e poliedrico artista romano, viene invitato dalla galleria a proporre, nell’adiacente Galleria Opera Unica, un’installazione site-specific. L’opera, fatta di luci ed ombre, indaga la condizione dell’uomo, il senso, oggi, dello stare al mondo, mostrando bellezza e stupore di un quotidiano ESSERCI.
Massimo Rizzuto inizia il suo percorso artistico a Tenerife dove lavora come incisore e pittore esponendo in Spagna, Germania, Lussemburgo

Torna in Italia nel ’96; in questi ultimi 15 anni il suo lavora tocca il design, l’architettura, la scenografia. Come artista si esprime sia con la fotografia, sia con la pittura e la scultura, praticando il mixed-media e le contaminazioni tra i linguaggi: inventa proiezioni luminose, dipinge con materiali e su supporti i più disparati, progetta ingegnosi sistemi meccanici per permettere alle sue installazioni eteree di fluttuare nello spazio.
Il suo approccio al lavoro ricorda quello dell’artista rinascimentale, colui che condensa in sé tutti i saperi, pittore e scultore, chimico e fisico assieme, artigiano ed architetto.
Sfuggente ed indipendente, l’artista ad Opera Unica realizza la sua prima personale in Italia dopo quindici anni; in precedenza, sempre a cura di Takeawaygallery, ha partecipato alla mostra/evento 24x24 e ad Ab Ovo, entrambe presso lo Studio Abate di Roma.
L’opera concepita per questa occasione, “Stringhe”, è realizzata con fil di ferro, omini in miniatura e luce; completamente immersa nel buio, si affida a una o più fonti che proiettano sulle pareti bianche un gioco di riflessi in movimento, dove i personaggi che la compongono e la popolano, ingranditi e moltiplicati, vengono fatti roteare in un mondo di opportunità, fatte di vie lineari e cerchi concentrici, ramificazioni disordinate e brusche rotture.
Al centro del lavoro è l’uomo, in tutta la sua bellezza e poesia: all’interno dell’intricata matassa, si agitano piccoli momenti quotidiani, dal vecchio che torna piano verso casa col suo bastone alla giovane coppia al primo incontro, dalla madre col suo bambino al ragazzo diretto a lavoro. Attimi vissuti da tutti, l’immenso mistero che sottende la vita, la sua magia e meraviglia. Secondo una concezione rinascimentale, l’uomo è fulcro e misuratore di tutte le cose, non in preda ad uno shock esistenziale ma conscio e saldo nelle opportunità che gli vengono offerte. Il suo non è un super-uomo, privo di dubbi ed incertezze, con la propria forza e sicurezza, ma è anche fragile e contraddittorio come tutti noi, anche spaventato di fronte all’immensità della vita. Quella di Massimo Rizzuto è una visione positiva, che ha piena fiducia nelle facoltà umane.
Magia, meraviglia e mistero definiscono anche la seconda componente del lavoro, la Teoria M, evoluzione successiva della Teoria delle Stringhe (da cui il titolo). Questa tesi, che ipotizza l’esistenza di infiniti universi paralleli, presuppone la rimessa in discussione della vita così come la percepiamo noi, secondo un cosmo in cui ciò che vediamo non è tutto ciò che esiste. Questo prevede infinite copie di noi che vivono la nostra identica vita, od una completamente diversa, oppure universi in cui non siamo mai nati: negli universi infiniti tutte le possibilità possono realizzarsi.
Molta della ricerca di Massimo Rizzuto, compresa questa palesata in mostra, si inserisce in quella scia che a partire dalle sperimentazioni con luci ed automazioni di inizio secolo (primo fra tutti il Modulatore spazio-luce di Moholy-Nagy del 1922-30) passa attraverso tutte quelle manifestazioni artistiche che usano l’ironia ed il registro ludico per veicolare argomentazioni serie (si pensi a Tinguely, Melotti o Munari); fa leva sull’effetto scenografico, di incanto e magnetismo; rapisce con la sua semplicità e forza, con la chiarezza con cui pone quesiti.
Di fronte a “Stringhe” si vive una sorta di sdoppiamento, la nostra percezione viene proiettata contemporaneamente in tre tempi differenti: passato, presente e futuro. Il presente lo si vive fisicamente attraverso la sensazione di assorbimento all’interno dell’opera: io sono qui, ora, mi immedesimo in quell’omino riflesso sul muro, ed in quell’altro, e mi sento volteggiare all’interno di quel groviglio. Il futuro è un futuro fantascientifico, possibilità aperte dalla scienza e dalle nuove tecniche, mondi impossibili che ci troviamo ad immaginare. Il passato, infine; nonostante vengano usati, per creare quel gioco di ombre e luci, sofisticate automazioni e nuovi ritrovati della tecnologia, come i led, il risultato nella sua lentezza e sfocatura ci riporta agli albori della tecnica. Sembra di assistere ad esperimenti di inizio ‘900, e l’attrazione che il lavoro esercita su di noi corrisponde alla sensazione di magia cui i contemporanei dei fratelli Lumière guardavano alla loro scoperta. In questo viaggio nel tempo, passato, presente e futuro convivono e ci sollecitano, secondo una nuova visione antropocentrica.