Massimo Palumbo – Mangiamo cultura

Ardea - 12/11/2011 : 30/11/2011

La scelta del bianco, come tabula rasa da cui ricominciare ex novo, nonchè equazione suprema tra spazio, luce e nous intellettivo, è filo conduttore, a partire dagli anni novanta, della ricerca neoconcettuale di Massimo Palumbo, figura polivalente e complessa di artista a cavallo tra architettura e ambiente.

Informazioni

Comunicato stampa

Massimo Palumbo. “Mangiamo cultura....alla Raccolta Manzù”
Manzù, L’Arte e il Territorio. Massimo Palumbo

“Mangiamo cultura..alla Raccolta Manzù” a cura di Marcella Cossu
La scelta del bianco, come tabula rasa da cui ricominciare ex novo, nonchè equazione suprema tra spazio, luce e nous intellettivo, è filo conduttore, a partire dagli anni novanta, della ricerca neoconcettuale di Massimo Palumbo, figura polivalente e complessa di artista a cavallo tra architettura e ambiente, interprete ideale della concezione contemporanea dell’ecomuseo inteso come salvaguardia e valorizzazione dell’insieme di caratteristiche storico-artistiche, ambientali, antropologiche, sociali, financo economiche, di uno o più territori, non necessariamente d’appartenenza, come per l’appunto si verifica nel caso in questione( “…noi che non abbiamo tetti” è infatti l’emblematico titolo della mostra di Palumbo, molisano d’origine “trapiantato”, come Manzù e molti altri ancora, nell’ Agro, apertasi lo scorso 30 gennaio presso il Teatro Comunale e il Palazzo della Cultura di Latina, iniziativa curata da Fabio D'Achille-con testi critici di Cristina Costanzo e Vincenzo Scozzarella- nell’ambito delle manifestazioni promosse da MAD Rassegna d’Arte Contemporanea d Latina, e al cui interno figurava l’installazione Mangiamo cultura,con la cultura si mangia, e integrata dalla performance di Elisabetta Femiano) In Mangiamo cultura peraltro- specie se posta a confronto con la maggior parte delle ultime installazioni di Palumbo, che addirittura titolava I Bianchi una serie di lavori degli anni novanta – il bianco non è più magma di accecante bagliore che calcifica e conglomera indissolubilmente oggetti e superfici, ma al contrario si fa velata scialbatura alla robusta e familiare plastica della “rosetta” di pane farcita dal ripieno della pagina stampata. L’installazione- ferro, pane, carta, testi letterari, e il semplice elenco dei materiali costitutivi ne è del resto miglior testo critico-corrisponde all’idea duchampiana dell’arte che qui ora si fa vita pensiero e azione, coadiuvata dalla forza di un titolo che è opera esso stesso: Mangiamo cultura, ironico e paradossale come l’assunto di un Ready-Made organico e, d’altra parte, …con la cultura si mangia, o almeno si dovrebbe, sostiene Palumbo. L’installazione , che verrà presentata sabato 12 novembre alle ore 18.00, sarà esposta presso la Raccolta Manzù fino alla fine di novembre 2011. Presentazione di Marcella Cossu, con l’intervento di Vincenzo Scozzarella, Direttore della Galleria Civica d’Arte Moderna di Latina e di Fabio D’Achille, Curatore di MAD Rassegna d’Arte Contemporanea di Latina, cui va un particolare ringraziamento per la preziosa collaborazione.
Sabato 12 avrà anche luogo la proiezione del video della mostra “… noi che non abbiamo tetti” (Latina, Galleria Civica, gennaio 2011) (video Antonio Ventriglia, montaggio Antonio Petrianni); verrà inoltre replicata la performance teatrale di Elisabetta Femiano realizzata per l’installazione di Palumbo.

Marco Poma