Massimo Martini – Passa la nave mia colma d’oblio

Roma - 12/02/2018 : 02/03/2018

Dal volume della collana di e-book Grau.2: Riscrivere, prende le mosse la mostra che assume come suo titolo un verso del Petrarca: Passa la nave mia colma d’oblio. Il libro racconta di sogni, di progetti, di sconfitte. Ma c’è anche l’oblio, tanto oblio, in parte dovuto allo sfiorire del tempo…

Informazioni

  • Luogo: AOCF58 GALLERIA BRUNO LISI
  • Indirizzo: Via Flaminia 58 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 12/02/2018 - al 02/03/2018
  • Vernissage: 12/02/2018 ore 18
  • Autori: Massimo Martini
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: dal lunedì al venerdì ore 16.30 - 19.00 (chiuso sabato e festivi)

Comunicato stampa

La mostra prende lo spunto dall’uscita di un nuovo volume della collana Grau.2, collana di e-book in self publishing promossa dai componenti dello studio Grau di Roma. Il titolo è Riscrivere. Proprio da questo riscrivere prende le mosse la mostra che assume come suo titolo un verso del Petrarca, l’incipit di una sua poesia: Passa la nave mia colma d’oblio. C’è quindi una nave che passa, perché il libro racconta di sogni, di progetti, di sconfitte

Ma c’è anche l’oblio, tanto oblio, in parte dovuto allo sfiorire del tempo, in parte dovuto alla delusione provata dopo averlo osservato questo tempo, in parte dovuto all’intensità del dolore innescato da taluni fatti, utili ormai solo ad essere null’altro che spazzatura. Sì, ci sono anche dei buoni risultati, delle belle immagini da esibire ma, al saldo, manca sempre qualcosa per dirsi appagati (se non dentro impossibili e intollerabili ego ipertofici).
Tutta la mostra è quindi polarizzata su quanto, da uno schermo che proietta in sequenza l’e-book dell’autore, possa trasmigrare nello spazio e sulle pareti della galleria, facendo uso di alcune modalità concettuali in grado di dire molto con poco. In tal senso si riportano qui alcune parole dell’incipit del libro che un poco possono spiegare la complessità sia del ricordare, che del ricordare per riscrivere. “… non è una autobiografia, né una esposizione cronologica di progetti, neanche una descrizione circostanziata di cosa sia successo, nei vari luoghi, a proposito della strana professione di uno strano architetto…è una sequenza di ventisei brevi racconti, chiusi in sé e indipendenti l’uno dall’altro, per quanto appartenenti alla stessa vita, quella dell’autore. Ci sono a scorrere anche le parole, poche, via via come sussurrate dentro un dire e non dire che non è scrittura ma semplice soliloquio. Queste parole non spiegano le immagini (su cui hanno il privilegio di scorrere in piena libertà). Piuttosto cercano di dire quel poco e quel tanto, come in un tranquillo scambio di idee con il lettore, questo sconosciuto…”