Massimo Listri – Brasile

Roma - 29/04/2014 : 30/05/2014

Un Brasile diverso, più concettuale, conciso e giocato per astrazioni e per pura evocazione, quello di Massimo Listri. Venti immagini fotografiche dell'artista fiorentino, ormai affermato sulla scena internazionale, in mostra presso la Galleria Cândido Portinari dell’Ambasciata del Brasile a Roma.

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Comunicato stampa

LISTRI BRASILE

Un Brasile diverso, più concettuale, conciso e giocato per astrazioni e per pura evocazione, quello di Massimo Listri. Venti immagini fotografiche dell'artista fiorentino, ormai affermato sulla scena internazionale, in mostra presso la Galleria Cândido Portinari dell’Ambasciata del Brasile a Roma, dal 30 aprile al 30 maggio 2014, per raccontare le pieghe inattese e un ventaglio di sottesi flavours di quattro città del grande paese sudamericano, Rio de Janeiro, San Paolo, la capitale Brasilia e Belo Horizonte, tra eredità culturale europea, filtrata esuberanza tropicale, l'emblematico linguaggio del modernismo



Un plot che si declina come sempre secondo la peculiare visione di Listri, attraverso una ricognizione innanzitutto spaziale e volumetrica, che si addensa nel respiro stesso della trama architettonica. Ambienti come ritratti, estremamente caratterizzati, compresi e analizzati nella loro storia e pregnanza espressiva con acribia da entomologo, cesellandone i dettagli per ricomporre appieno il corale respiro dell'insieme. Infine quasi congelati, idealmente trasposti in una dimensione acronica di simbolo, lontana, talvolta perfino onirica, sibillina e sospesa. Ambienti inevitabilmente vasti o enormi, ora opulenti e ipercromatici, rutilanti di tonalità sontuose, di dorature, di cassettoni dipinti e racemi neo-ogivali manuelini, come l'ottocentesco Gabinete de Leitura della Biblioteca Real a Rio de Janeiro, o anche le ricche e belle strutture del Palácio da Liberdade, in pieno centro del capoluogo di Minas Gerais, la città di Belo Horizonte. Regione dove l’area barocca si respira e che potrà anche essere vista nella chiesa Nossa Senhora do Bonsucesso. Oppure, per converso, siglati dalla sintassi serrata della modernità, nel segno di quel razionalismo poetico e imprendibile che, proprio nel cuore del Paese, ha partorito il sogno urbanistico di Brasilia. Gabbie di marmo candido, prospettive sfuggenti, interrogative, abitate da presenze che si possono soltanto sospettare.

Si succedono frames differenti e contraddittori, brani di un'unica partitura mirabilmente armonica e "desafinada" al contempo, per usare un termine radicatamente Bossanova. Ecco la ieratica luminosità della chiesa della Candelaria a Rio de Janeiro, ritmico impaginato di archi e cupole invasi e animati dalla prorompente solarità esterna, una stesa di ossessivi e dinamici patterns geometrici a pavimentare la navata centrale. Ecco, ancora a Rio, la volta vetrata di imprinting vittoriano e il brulicare formicolante di vita della Stazione Leopoldina. Il teatro municipale carioca si dichiara prepotentemente nel proprio delirio rappresentativo e marmoreo, tra storicistiche citazioni Secondo Impero e inserti ornamentali già decisamente Art Nouveau, in forte contrasto con la scabra e stereometrica tessitura post-industriale di mattoni e cemento brut della Casa das Caldeiras di San Paolo. Antinomie, contrapposizioni, complessioni di voci e sfumature apparentemente inconciliabili. Eppure, forse mai come in questo excursus brasiliano l'occhio di Listri viaggia liberamente, si lascia affascinare, indaga, paradossalmente freddo e partecipato, distaccato e profondamente coinvolto. La linea di ricerca perseguita da Massimo Listri lungo l'intero itinerario, in contrasto con la carnale e barocca sensualità tropicale che usualmente connota l'immaginario brasiliano, qui si dispiega decisamente verso la rarefazione, insegue una semantica per sottrazione, arrivando spesso fino all'essenza minimale, a una decrittazione matematica della cifra architettonica, della spazialità. Un approccio narrativo che si incarna perfettamente nella sublime e sintetica vena progettuale di Oscar Niemeyer all'Auditorium Ibirapuera di San Paolo.








MASSIMO LISTRI è nato nel 1953 e ha iniziato la sua carriera di fotografia da giovanissimo. All'età di 17 anni lavorava già per riviste di arte e architettura, e durante i suoi studi universitari di arte e lettere ha contribuito a diversi servizi fotografici. Ma è proprio con l'editore Franco Maria Ricci che ha la possibilità di realizzare i primi grandi reportages con la rivista FMR. Questa prestigiosa pubblicazione è stata per più di 20 anni il maggior veicolo espressivo dei tributi fotografici di Massimo Listri ai più bei palazzi e interni e alle più straordinarie ville e opere architettoniche di tutti i tempi. In 30 anni di collaborazione con i più prestigiosi editori in Europa e negli Stati Uniti ha pubblicato oltre 60 libri. Massimo Listri ha inoltre esposto le sue opere presso mostre personali allestite in tutto il mondo. Le più recenti hanno trovato spazio nel Palazzo Reale di Milano, alla Morgan Library&Museum di New York, a Palazzo Pitti di Firenze, alla National Central library di Taipei, all'Istituto di Cultura di Tokyo, al Museo dell'Università di Hong Kong, al Museo di Arte Moderna di Bogotà, al Museo di Arte Italiana di Lima, al Museo di Arte Moderna di Buenos Aires, alla Biblioteca Angelica a Roma, alla Galeria de Arte La Sala di Santiago del Cile, al Palazzo delle Belle Arti di Santo Domingo e allo Schusev State Museum of Architecture di Mosca.