Mario Giacomelli – I Paesaggi

Udine - 09/07/2015 : 13/09/2015

Giacomelli ribalto' il punto di vista del neorealismo introducendo nelle immagini una nuova poesia tonale, anche onirica realizzando racconti fotografici.

Informazioni

Comunicato stampa

Mario Giacomelli (Senigallia, 1925 – 2000) nel momento in cui organizzò il suo discorso come simbolico e spostò il suo messaggio verso un espressionismo fotografico, al pari di Federico Fellini nel cinema, ribaltò completamente anche il punto di vista del neorealismo introducendo nelle immagini una nuova poesia tonale, anche onirica realizzando racconti fotografici che si esprimevano sia nei racconti come nei paesaggi, escludendo inutili dettagli



I paesaggi hanno costituito di conseguenza la struttura portante della sua visione realizzata dall’inizio e nel corso di tutta la sua vita, e in modo particolare tra il 1954 e il 1979, spesso inseriti nei suoi racconti, e seguiti dalla serie Presa di coscienza sulla natura realizzata tra il 1980 e il 1994 (l’unica identificata da un titolo e nella quale inserì anche immagini realizzate dall’aereo).
Diverse fotografie di colline, date le caratteristiche del territorio marchigiano, vennero scattate dall'altura vicina, inoltre Giacomelli già dagli anni ’50 “interveniva” dando indicazioni al contadino di come arare in quel determinato luogo. Un’altra costante è stata che il cielo e l’orizzonte scomparivano ed era la terra ad acquistare l’assoluta preponderanza visiva, una terra graffiata nel contrasto esasperato della stampa e nella quale regnava la tristezza.

Anche l’incontro con Alberto Burri e la sua arte informale arricchì indubbiamente Giacomelli e la lingua che aveva elaborato, e attraverso Burri si accostò così allo spazio della metafisica di Mondrian e delle sue linee, delle zone ci colore e delle forme rettangolari che si ritrovano citate nei paesaggi.( Arturo Carlo Quintavalle, Mario Giacomelli, Feltrinelli, 1980).
Le opere di Alberto Burri, conosciuto di persona verso il 1968, erano astratte, materiche, poiché poneva tra le sue priorità la materia che elaborava e sublimava e in questo modo, diventavano oggetti d’arte sia relitti, che la materia di scarto e di recupero, secondo il vecchio concetto dadaista dell'objet trouvé, del ready-made di Duchamp.

Anche Christian Gattinoni (Le ultime pagine del paesaggio moderno, in Franco Fontana – Mario Giacomelli, paesaggi landscapes), ha ricordato come “…Giacomelli, col suo gesto espressionista che accentua i contrasti è poeta e disegnatore insieme. In realtà, la pittura e le incisioni di Alberto Burri lo toccano quanto l’opera di un Barnett Newman, a cui d’altra parte lo avvicina una certa estetica dello sviluppo delle stampe. L’utilizzazione del bianco e nero fa però tendere le sue produzioni verso l’incisione, per l’uso del nero argentato ottenuto dall’opposizione tra le diverse intensità di luce…”. La mostra è parte dell'archivio fotografico del CRAF e viene proposta in collaborazione con il Comune di Udine