Marco Pace – Arcadia

Firenze - 19/06/2019 : 27/07/2019

Marco Pace dipinge ambienti singolari spesso contenenti un vuoto che invita lo spettatore ad entrare all’interno del quadro e scorgere la presenza delle figure emarginate, accorgendosi in quel momento di trovarsi in un luogo appartenete ad un mondo onirico ed interiore. Un mondo con leggi diverse, lontano nel tempo, che l’artista cerca tra il sogno e la veglia…l’Arcadia.

Informazioni

  • Luogo: SACI - PALAZZO DEI CARTELLONI
  • Indirizzo: Via Sant'antonino 11 - Firenze - Toscana
  • Quando: dal 19/06/2019 - al 27/07/2019
  • Vernissage: 19/06/2019 ore 18
  • Autori: Marco Pace
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

Marco Pace
ARCADIA
SACI Gallery
Via Sant’Antonino 11
Inaugurazione: 19 giugno, 18:00
dal19 giugno al 27 luglio
Musiche: ‘Epitaffio di Sicilo 2019’ di Luca di Bucchianico, voce narrante: Katie Buckley

Marco Pace dipinge ambienti singolari spesso contenenti un vuoto che invita lo spettatore ad entrare all’interno del quadro e scorgere la presenza delle figure emarginate, accorgendosi in quel momento di trovarsi in un luogo appartenete ad un mondo onirico ed interiore. Un mondo con leggi diverse, lontano nel tempo, che l’artista cerca tra il sogno e la veglia…l’Arcadia



Ed è proprio ad Arcadia che Marco Pace dedica il nuovo ciclo di dipinti, esposti per la prima volta in occasione della mostra alla SACI Gallery a Firenze. I dipinti, di piccole dimensioni, nei quali la misura della pittura è portata all’estremo per creare un magnetismo tra spettatore e opera, e un progetto per grandi disegni, quasi a citare le sculture del parco di Bomarzo o l’Appennino di Giambologna. Le dimensioni si confrontano creando un luogo idilliaco, con i suoi abitanti, entità sovrannaturali, anime rifugiate, che cercano conforto o ispirazione.

La mostra viene arricchita da un’installazione audio ‘Epitaffio di Sicilo 2019’, in cui la riflessione di Richard Buckminster Fuller, espressa in un intervista del 1974 di Gianni Pettena, racconta il mondo dell’architettura e della costruzione, l’abilità degli uomini di costruire i propri rifugi e di controllare l’ambiente. Il testo dialoga con la musica, una versione dell’”Epitaffio di Sicilo”, creata per questa installazione dal musicista Luca di Bucchianico, tutto per far riflettere, in maniera quasi ipnotica, lo spettatore su questi temi.

Questo aggiunge al lavoro di Marco Pace un’altra possibile lettura, molto attuale in questi tempi: la questione ambientale.
L’artista sembra di voler rappresentare l’ambiente fragile come l’anima in balia dalle interferenze esterne, dalle quali non ha sempre le capacità di proteggersi. In queste opere l’equilibrio tra l’uomo e ambiente risulta stabile, naturale, ma una volta raggiunto, in verità è molto fragile, precario ed in continuo cambiamento. Gli architetti/artisti hanno sempre cercato di raggiungere questo equilibrio, che appare sempre più difficile, quasi impossibile dalla era di grande industrializzazione.

L’intenzione di Marco Pace si focalizza quindi su un problema contemporaneo molto attuale e imminente: l’importanza di ristabilire gli equilibri tra l’uomo e l’ambiente prendendo in considerazione la fluidità e la continua trasformazione che ci rende vivi e unici.

Marco Pace, originario di Lanciano (CH), si trasferisce a Firenze per studiare all’Accademia di Belle Arti alla fine degli anni ’90. Durante gli studi lavora nel campo dei fumetti, della scenografia teatrale e cinematografica. La sua ricerca pittorica è stata fortemente influenzata dall’attività di supervisore e realizzatore delle installazioni per l’artista Gianni Pettena. I suoi dipinti e i disegni sono spesso ambientati in interni di architetture particolarmente note (la fondazione Beyeler di Renzo Piano, la stazione di Firenze S.M.N. di Michelucci…) con protagonisti personaggi stranianti come animali, fantasmi, apparizioni oniriche.