Marcella Persichetti – Dissolvenze in bianco

Roma - 18/05/2013 : 07/06/2013

Fotografare il ricordo, quel che resta impresso a distanza di tempo, di luoghi, persone, attimi di vita. Nel ricordo, la visione perde la completezza dei suoi dettagli, resta vivido solo qualche particolare mentre tutto il resto si dissolve, diventa bianco... vago... un bagliore indefinito ...

Informazioni

Comunicato stampa

Fotografare il ricordo, quel che resta impresso a distanza di tempo, di luoghi, persone, attimi di vita. Nel ricordo, la visione perde la completezza dei suoi dettagli, resta vivido solo qualche particolare mentre tutto il resto si dissolve, diventa bianco... vago... un bagliore indefinito ...

Il tempo stempera, modifica la realtà, il ricordo evidenzia, porta in primo piano alcuni particolari ed altri ne nasconde. Con il trascorrere del tempo, la realtà perde i suoi connotati oggettivi, addirittura non esiste più, e l'immagine diventa prodotto dell’esperienza soggettiva: uno spazio immaginato



Tempo e memoria lavorano in sincronia, all'impressione che l'osservatore conserverà di ciò che ha vissuto.

Nata per rappresentare oggettivamente la realtà ed esserne fedele documento, in dissolvenze in bianco la fotografia si adopera per rendere visibile ciò che è diventato ricordo, ciò che forse non esiste nemmeno, ciò che resta impresso non sul supporto fotografico ma nella mente di chi ha osservato e poi fotografato quell’istante.

Attraverso l’elaborazione digitale, il bianco prevalente rivela con enfasi questo passaggio: dalla realtà alla visione.
Nello spazio immaginato, alcuni elementi sono fissi, in una posa eterna, altri sono in movimento, in un moto perenne.

dissolvenze in bianco è l’ultimo di una serie di lavori di Marcella Persichetti che si inserisce in un percorso di ricerca e di indagine sulle tracce e sugli effetti del Tempo.



Marcella Persichetti inizia a fotografare nei primi anni 90, privilegiando la fotografia in b/n ed indirizzando il suo percorso di ricerca verso temi che descrivono il contesto urbano ed architettonico, soprattutto di Roma, soffermandosi in particolare sul rapporto tra antico e moderno nei suoi molteplici aspetti.
“Ritratti Manifesti_Language of walls” (2005), fotografie analogiche b/n e collages, si ispira alle composizioni visive casuali che si formano attraverso la continua sovrapposizione e lacerazione, strato su strato, dei manifesti affissi sui muri delle città.
“Le Dimensioni del Tempo” (2006) e “Roma racconta il suo Tempo” (2008), fotografie analogiche b/n, indagano le forme di convivenza tra elementi antichi e contemporanei a Roma, città in cui il dialogo tra passato e presente fa parte dell’esperienza quotidiana di chi la abita. Nella percezione di questo scarto temporale, fra la dimensione scomparsa e quella attuale, il Tempo può essere ritrovato, restituito attraverso un’immagine che vuole rappresentare la fugacità del presente e la molteplicità dei passati.