Marcela Medvedikova – Basta troppo silenzio

Rieti - 18/05/2013 : 18/06/2013

I dipinti di Marcela Medvedikova – artista slovacca, autodidatta per la quale la pittura si lega intimamente all’interesse per il fashion design – sembrano cartoni preparatori per illustrare un disegno animato del proprio io.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA MACHINA
  • Indirizzo: Officine Varrone Piazza San Giorgio 2100 - Rieti - Lazio
  • Quando: dal 18/05/2013 - al 18/06/2013
  • Vernissage: 18/05/2013 ore 18
  • Autori: Marcela Medvedikova
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

I dipinti di Marcela Medvedikova – artista slovacca, autodidatta per la quale la pittura si lega intimamente all’interesse per il fashion design – sembrano cartoni preparatori per illustrare un disegno animato del proprio io.
Due, i temi su cui si sofferma il pennello dell’artista: da una parte, il ritratto femminile; dall’altra, il mondo degli oggetti inanimati della donna. Calzature, borse, vestiti, biancheria intima popolano alcuni quadri alla maniera d’un catalogo di accessori, proposti dall’artista per la simbolica sfilata di moda dei suoi personaggi. Una sfilata insolita perché l’artista presenta, in maniera separata, i manichini e gli accessori di vestiario

E’ come trovarsi in uno spettacolo surrealista in cui vediamo spuntare sul palcoscenico prima un reggiseno, una borsa, due scarpe, seguiti dai visi truccati con le labbra convulse e l’iride vivo.
Nei suoi quadri, la Medvedikova separa con sufficiente chiarezza la donna da quello che di superfluo la circonda. Nonostante la passione dichiarata dell’artista per il fashion, Marcela scinde – direi scorteccia - con cautela gli accessori dal corpo femminile, li ripone in una vetrina insieme al manichino, per lasciar spazio al viso nudo. Una sfilata di visi, dunque, che partono comunque da un pattern sempre legato al design di moda. Tutti i suoi ritratti femminili potrebbero comporre, anche loro, il catalogo d’un make-up artist, se non fosse per un dettaglio inquietante che intriga e stupisce lo spettatore: le labbra. Convulse, carnose, movimentate, le labbra sono spesso l’unico elemento impregnato di colore nei visi femminili della Medvedikova, la chiave di volta della sua pittura. Una conclusione a cui si giunge lentamente, per gradi, dopo aver abbandonato le suggestioni ed i rimandi alle varie tendenze ed ai protagonisti dell’arte pop, prima fra tutti, Roy Lichtenstein..
Disegnati in stile fumetto, con tratti stilizzati e incentrati su un’espressione dominante, a questi ritratti manca solo la nuvoletta classica del comic stripo o del ‘segmento narrativo’ della pop art. E, siccome le parole per completare la storia mancano, sono le labbra – queste labbra sporgenti, rosse, sensuali – che fanno la parte della nuvoletta nella storia quasi fumettistica che Marcela Medvedikova mette in atto.
Guardando meglio, in queste vignette in bianco e nero, le labbra sono simili a nuvolette che stanno per scoppiare in parole. In un quadro come Grazia, su un viso già animato da due iridi ripiene di luce, assistiamo ad una quasi esplosione della bocca. Due labbra rosse, crescenti, come due sigilli fanno fatica a tenere sotto controllo cio’ che sta per uscire dall’interno. Un viso come una scena (non un campo) di battaglia in cui combattono il buon senso, il controllo, la razionalità, da una parte, mentre l’irrazionale, il tumulto della vita interiore che vuole prendere possesso e invadere l’apparente calma dell’io occupano il versante opposto.
In un’altra tela, troviamo le labbra aperte. Basta troppa luce grida la protagonista del quadro che porta questo nome. Improprio e’ dire che grida, perché le labbra sono aperte; ecco, che i denti sbarrano il passo alla voce, impediscono il ‘canto libero’ al grido. Labbra meno convulse, anzi lisce: la barriera, il filtro sono ora i denti. In un altro quadro, Vecchia giovinezza, vediamo la bocca socchiusa e sensualmente attraversata da una barra orizzontale; un progressivo spegnimento dei colori, in questo quadro, visibile anche sulle labbra, laddove il rosso incandescente è diventato quasi rosa. La pulsione interiore sembra scolorita con il passare del tempo: tutto il rimanente tumulto vitale resta concentrato sempre nelle labbra. Una bocca semiaperta che morde il sigillo: ecco simbolicamente resa visibile la storia delle vignette silenziose che compongono l’arte sequenziale di Marcela Medvedikova.
Un’arte sequenziale – per riprendere l’espressione di Will Eisner, il famoso fumettista statunitense – che avvicina la visione pittorica di Marcela Medvedikova alla pop art e al filone artistico che da spazio espressivo allo stile delle bandes dessinées o dei cartoni animati contemporanei. Non avendo un approccio meta culturale – che avrebbe probabilmente soffocato la sua arte con rimandi alla pop culture – Medvedikova assimila la tecnica del disegno dei fumetti in uno stile personale, che rovescia la tradizionale narrativa fumettistica. Guardiamo un attimo la serie Beauty – Beauty 1: bellezza che prende vita attraverso le labbra, Beauty 2: bellezza quasi vampira, un rosso esteso dalle labbra agli occhi e ai capelli, Beauty 3: bellezza ritirata in sé, colore riassorbito. Elencati nella numerazione indicata dall’artista, i tre quadri compongono un mini-montaggio quasi cinematografico, dinamico, un disegno animato del tutto originale, in cui Medvedikova racconta la storia intimista dell’io femminile in vignette sequenziali. Non si tratta di una sequenza narrativa: se volesse diventare un’autrice di fumetti, Marcela Medvedikova sarebbe la prima ad illustrare un romanzo grafico senza avvenimenti. L’unica storia sarebbe la radiografia dell’io.
L’artista gira davanti agli occhi dello spettatore un film muto, in bianco e nero, su personaggi che vorrebbero gridare dall’inizio alla fine. All’improvviso il film si riempie di colore, prima le labbra, poi gli occhi, gli orecchini, le borse, le scarpe. La voce, però, fatica a farsi sentire. Potrebbe tutto accadere come nell’ultimo film di Michel Hazanavicius, The Artist, laddove, in maniera del tutto naturale, il film muto finisce con il far sentire i sospiri degli attori. Il suono ha vinto. È così che la voce dei personaggi femminili di Marcela Medvedikova diventa abbastanza visibile.

Ginevra, aprile 2013
Claudio Scorretti