#MadIsolaCulturale – Daniele Frisina

Latina - 20/09/2014 : 04/10/2014

L’esposizione si compone di circa dieci acrilici su tela di vari formati che rientrano nella produzione recente dell’artista, legata a un linguaggio espressivo pittorico al confine tra astratto e figurativo, a una linea più morbida e sinuosa rispetto alle opere precedenti, a un trattamento cromatico sfumato che si contrappone alle campiture nette e squillanti dei primi lavori.

Informazioni

Comunicato stampa

Sabato 20 settembre, presso il Caffè degli Artisti in via A. Diaz, aprirà al pubblico la personale di Daniele Frisina, a cura di Fabio D’Achille. L’evento si inserisce nel progetto recentemente inaugurato dal Museo d’Arte Diffusa #MadIsolaCulturale, volto a una permanente valorizzazione artistica del Centro Storico, in concomitanza all’apertura della cosiddetta Isola pedonale



L’esposizione si compone di circa dieci acrilici su tela di vari formati che rientrano nella produzione recente dell’artista, legata a un linguaggio espressivo pittorico al confine tra astratto e figurativo, a una linea più morbida e sinuosa rispetto alle opere precedenti, a un trattamento cromatico sfumato che si contrappone alle campiture nette e squillanti dei primi lavori.

“La pittura di Daniele dimostra come il cambiamento e l’evoluzione –nell’arte come nella vita- per essere davvero tali, debbano necessariamente procedere per gradi, affinché si consolidino e si stabilizzino. Il messaggio non è qualcosa di definito, ma si manifesta per il suo continuo essere in fieri, in divenire, coincide con il passaggio di emozioni attraverso un cerchio, canale ristretto di entrata e di uscita, luogo di trasformazione, emblema della molteplicità semantica e semiotica dell’individuo, di una dualità tra emozione e raziocinio che solo illusoriamente può essere ricongiunta del tutto, ma che mai smette di cercare un precario equilibrio. Ecco allora che il cerchio, da sempre ritenuto simbolo di un’utopistica perfezione, diventa metafora di perfettibilità, spazio custodito di un’accurata introspezione che esclude le aprioristiche categorie di negativo e positivo, rivela la falsità di ogni manicheismo e inneggia alla relatività di qualsiasi sentimento. E qui subentra l’importanza degli occhi, dell’angolazione visiva, della prospettiva, che rende possibile la trasformazione, fa in modo che la rabbia diventi energia creativa, la paura stimolo alla sopravvivenza e capacità di difesa, il passato linfa vitale di apertura al presente, anziché nostalgico ripiegamento. Questo processo avviene mediante un lavoro in negativo, un corrispettivo pittorico del levare che è tipico della scultura: le campiture cromatiche nette, accese, squillanti e contrapposte dei primi lavori lasciano il posto, nelle opere più recenti, ad una monocromia declinata in diverse sfumature tonali, labili sfaccettature di un’illusione ottica attraverso cui il bianco della tela si fa colore, dona profondità e respiro al quadro, riceve e dà vita a forme diramate, è spazio circoscritto e al contempo aperto, paradossalmente saldo nella sua imprevedibilità, anzi, forse proprio in virtù di questa”. (Laura Cianfarani)