Louise Nevelson

Milano - 12/05/2016 : 22/07/2016

In contemporanea con la monografica dedicata a Louise Nevelson che la Fondazione Marconi presenta nella sua sede in via Tadino 15, lo Studio Marconi ’65 espone una selezione di collages, multipli e grafiche.

Informazioni

  • Luogo: STUDIO MARCONI '65
  • Indirizzo: Via Alessandro Tadino 17 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 12/05/2016 - al 22/07/2016
  • Vernissage: 12/05/2016 ore 18
  • Autori: Louise Nevelson
  • Generi: personale, disegno e grafica
  • Orari: Durata della mostra: 13 maggio - 22 luglio 2016 Orario: martedì - sabato 15-19 fino all’11 giugno 2016; lunedì - venerdì 15-19 a partire dal 13 giugno 2016
  • Biglietti: ingresso libero
  • Uffici stampa: CRISTINA PARISET

Comunicato stampa


In contemporanea con la monografica dedicata a Louise Nevelson che la Fondazione Marconi presenta nella sua sede in via Tadino 15, lo Studio Marconi ’65 espone una selezione di collages, multipli e grafiche.

Risale a 43 anni fa la prima esposizione dell’artista americana che lo Studio Marconi organizzò nel maggio 1973, in un momento in cui era ancora poco nota al pubblico europeo. Dopo aver visto alcune sue opere in una mostra a Parigi, Giorgio Marconi ebbe occasione di conoscerla personalmente nel 1971, tramite la Pace Gallery di New York, e andò a trovarla nel suo studio-abitazione



Era un assemblage di opere fatte con avanzi delle ‘cose’ dell’uomo, cassette di Coca-Cola, gambe di tavoli, ritagli di falegnameria, doghe di barili ecc. ecc. Passai una mattinata piena: si parlò di opere, spazi, mostre, viaggi a Milano e un’infinità di argomenti, comprese chiacchiere varie sulla vita...
(Giorgio Marconi, Autobiografia di una galleria, Skira 2004)

Iniziò così un’assidua collaborazione che sarebbe durata qualche anno e avrebbe dato vita a diverse mostre, organizzate in Italia e all’estero. Affascinata da Marcel Duchamp e da altri capifila del Dada e del Surrealismo – “Il Surrealismo era nell’arte che respiravo” – affermava ricordando gli anni del suo apprendistato, l’artista subì l’influenza dell’esperienza cubista di Picasso, dell’arte nativa del Nord e Centro America e, in particolar modo, dopo essere stata assistente di Diego Rivera e Frida Khalo, della pittura murale.

Il suo è un linguaggio scultoreo che aderisce immediatamente al muro, mutuando i suoi segni astratti dalla pittura. Monumentalità, monocromia e dislocazione dei piani su una scarsa profondità sono le caratteristiche peculiari dei suoi assemblaggi o “environments”. Agli oggetti di recupero che compongono le sue sculture astratte, l’artista attribuiva una nuova vita “spirituale”, diversa da quella per la quale erano stati creati, sottoponendoli a un rituale preparatorio quasi a volerli decontaminare dal mondo esterno.

Protagonista del rinnovamento della scultura nel XX secolo e delle sue trasformazioni, Louise Nevelson diceva parlando di sé e del suo lavoro: “Adoro mettere insieme le cose”. Non si può tuttavia confinare il suo repertorio creativo nella sola categoria dell’assemblaggio. Figura emblematica dell’arte nel Novecento, Louise Nevelson, si è distinta nel panorama artistico internazionale per la sua ricerca di un linguaggio universale.

Non so se la definizione di scultrice mi si addica. Faccio dei collages. Ricostruisco il mondo smembrato in una nuova armonia.

Per l’occasione verrà pubblicato un volume dedicato ai collages di Louise Nevelson, edito da Skira e con un saggio di Bruno Corà.