Lino Fois – Macchine

Cagliari - 19/10/2012 : 25/11/2012

Nell’indagine sulle tematiche logico concettuali intrapresa con la mostra Carillon del 2009, in questa nuova esposizione dal titolo Macchine, Lino Fois ritorna sul tema dello spettatore come parte integrante dell’opera, “in una poetica del coinvolgimento e del gioco”.

Informazioni

Comunicato stampa

Nell’indagine sulle tematiche logico concettuali intrapresa con la mostra Carillon del 2009, in questa nuova esposizione dal titolo Macchine, Lino Fois ritorna sul tema dello spettatore come parte integrante dell’opera, “in una poetica del coinvolgimento e del gioco”. Il prodotto sono macchine ispirate da metafore linguistiche o frasi fatte del comunicare quotidiano, come lo Schiaccia pisolini, lo Stringi amicizie, l’Arriccia naso, l’Accendi desideri, nate per soddisfare esigenze come quella di togliere la tristezza agli addobbi di Natale, disegnare castelli per aria, correggere le bozze, contare le stelle, misurare il grado d’incompiutezza in opere e pensieri di piccolo formato

Bisogni individuati dall’autore ma probabilmente comuni ad altre persone, che talvolta avranno desiderato un Ecoscandaglio per individuare pesci o bistecche dimenticate nel fondo di freezer a pozzetto.
Beuys afferma che “anche pelare le patate, può essere considerato arte”, che equivaleva a dare importanza a qualsiasi gesto, anche il più umile, “a patto che in esso si possa riscontrare un preciso processo mentale che conduca in modo logico e razionale agli oggetti a essa conseguenti”. Nella mostra Macchine l’attenzione è posta anche sullo strumento necessario a rendere possibile l’attuazione del progetto, come il pelapatate nell’esempio di Beuys. Le venticinque macchine esposte sono assemblaggi contenuti entro strutture lignee di varia forma e dimensione, che inglobano ingranaggi, molle, pulegge, leve, carrucole, circuiti elettrici. La finalità delle macchine, svelata dal titolo, aziona un processo mentale che si realizza attraverso l’interazione di una serie di parti meccaniche o elettriche. Macchine, quindi, non celibi come quelle di Duchamp, Tinguely o di contemporanei come Arthur Ganson ma strumenti necessari per raggiungere un determinato obiettivo.