L’Eterna Estate

Informazioni Evento

Luogo
ANTI GALLERY
Piazza degli Zingari, 3 , Roma, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

tutti i giorni dalle 17:00 alle 02:00

Vernissage
15/07/2026

ore 18,30

Curatori
Barbara Martusciello
Generi
fotografia, collettiva

L’Eterna Estate. Ontologia del Segno e l’Immortalità della Forma. Collettiva di opere fotografiche.

Comunicato stampa

La collettiva fotografica L'Eterna Estate: Ontologia del Segno e l’Immortalità della Forma, a cura di Barbara Martusciello, coinvolge Alessandro Cidda, Patrizia Dottori, Carmelo Macri, Valentina Malatesta, Roberto Petitti, Andrea Sabatello che hanno diversamente affrontato il tema portante del progetto all'AntiGallery di Roma, luogo diventato negli anni piccolo spazio espositivo oltre che locale della movida romana, che ha reso questo posto nel rione Monti un punto d'incontro intergenerazionale, frequentato da giovani e anche da fotografi e appassionati del settore.

Come spiega la curatrice a proposito dell’esposizione:

“Si tratta di un richiamo a William Shakespeare e al celebre assunto nel Sonetto 18 — «…thy eternal summer shall not fade» («…la tua eterna estate non appassirà») — scelto qui per indagare il rapporto dialettico tra la caducità della bellezza fenomenica e la memoria che il sommo elisabettiano vedeva perpetuate attraverso la poesia e che in mostra sono rese con l'immagine fotografica quale dispositivo di conservazione ontologica.

Se l’estate, per il suo corso naturale, è indirizzata al suo declino e a una sua continua fine – «And summer’s lease hath all too short a date» («E la durata del possesso dell'estate ha una data di scadenza fin troppo breve») –, lo scatto fotografico si pone come atto di resistenza metafisica contro l'entropia del tempo, cristallizzando il continuum temporale in una forma immutabile.

Si realizza qui quanto teorizzato da Roland Barthes nella sua pubblicazione seminale La camera chiara: nella fotografia, infatti, l'immobilizzazione del tempo avviene come in una – appunto – «cristallizzazione» in cui ciò che è passato viene intercettato e, al contempo, reso perenne. L’estate «eterna» (ciò che non deve svanire) di Shakespeare trova il suo corrispettivo tecnico nel «Noema» di Barthes, quel «È stato» («Ça-a-été») che, per l’influente teorico della fotografia, è attestato proprio dallo scatto che li perpetua.

Alessandro Cidda, Patrizia Dottori, Carmelo Macri, Valentina Malatesta, Roberto Petitti, Andrea Sabatello analizzano quindi questa eterna estate ognuno determinandone una propria versione ma sempre non solo come stagione climatica, bensì essenzialmente come topos della pienezza dell'essere, catturata attraverso la mediazione dell'obiettivo. Attraverso le immagini scelte rileviamo tre concetti portanti insiti nello specifico fotografico e magnificamente espressi dal tema in oggetto. Così, abbiamo l'Istante Sottratto: la fotografia, operando una cesura nel flusso del divenire, riesce a realizzare la trasfigurazione del dato reale auspicata dal poeta elisabettiano, fissando la contingenza luminosa in un presente eterno e incorruttibile; la Scrittura di Luce (Photo-graphia) vede il mezzo fotografico come strumento per evocare quell'“eterna estate” che non conosce crepuscolo. Qui, la luce non è solo oggetto della visione, ma materia sempiterna che rigenera la presenza del soggetto laddove la realtà biologica recede. Infine, con un Archivio dello Sguardo si porta avanti un ragionamento anche sulla capacità della stampa fotografica di farsi custode della memoria, operando quella sintesi tra la mortalità dell'attimo e l'immortalità del documento visivo”.

Gli autori hanno lavori eterogenei: “Alessandro Cidda ci consegna una bella immagine di una spiaggia e una cabina, ghirriana nei colori e in un apparente sospensione spazio-temporale, e scegliendo una panoramica che fa immaginare l'immensità di uno spazio quasi infinito pur nella finitezza del punto di vista; Patrizia Dottori da tempo ragiona su questioni di genere femminili esibendo impalpabili vesti al vento assolutamente simboliche (qui ne eterna solo una, di colore verde), in assenza del corpo che le indossa ma che rende questa pelle che riveste da una parte malinconica e un po' inquietante, dall'altra quasi eroica, bandiera e vessillo. E poi ecco il realismo caldo di Carmelo Macri, palesato da una facciata di palazzo con le sue finestre e tende: lo sguardo del fotografo qui sa eternare una splendida estetica minima e del quotidiano indicandone la bellezza altrimenti sfuggente ai più; l'esordiente Valentina Malatesta indaga la moltitudine allegra nelle spiagge in cui la casualità si fa speciale e rende eclatante l'attimo (Elliott Erwitt docet) cogliendone l'ironia e la felicità. Roberto Petitti accende di luce e colore la sua fotografia giganteggiante che innalza una panoramica da cartolina, esemplare, a pittorica restituzione di eterna bellezza. Andrea Sabatello sceglie il bianco e nero e una postura realistica e da landscape, inquadrando il cielo e il mare, cabine, natanti di salvataggio e ombrelloni quando le persone sono andate via, riconsegnando al paesaggio quel silenzio e quella calma che lo liberano dal dominio assordante dell'antropocene permettendo di cogliere <>”.

Conclude la curatrice:

“In quest’ottica, la fotografia non verifica solo il mondo ma spesso lo trascende.

L'osservatore che visiterà la mostra è pertanto invitato a interrogarsi sulla potenza dello sguardo e dello scatto (qui intesi come il verso eterno di Shakespeare) capaci di rendere per sempre – ovviamente soggettivo – ciò che, per sua natura, sarebbe destinato a svanire”.