Leo Ferdinando Demetz – La rinascita

Milano - 01/03/2012 : 13/04/2012

Un intenso viaggio nell’umanità angosciata, imprigionata, a tratti feroce - ma anche ironica e irriverente - dell’artista altoatesino. La mostra presenta 25 sculture in legno di tiglio e castagno, accuratamente selezionate dalla curatrice Alessandra Redaelli.

Informazioni

Comunicato stampa

Si apre il 1° marzo la personale di Leo Ferdinando Demetz alla Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter di Milano: un intenso viaggio nell’umanità angosciata, imprigionata, a tratti feroce - ma anche ironica e irriverente - dell’artista altoatesino.
La mostra presenta 25 sculture in legno di tiglio e castagno, accuratamente selezionate dalla curatrice Alessandra Redaelli.

La scultura “La rinascita”, cuore dell’esposizione, dà il titolo alla mostra

Un titolo significativo per diverse ragioni: perché traccia una continuità con l’ultima personale che l’artista ha tenuto da Bianca Maria Rizzi e Matthias Ritter “Richiamo all’origine” e perché artista e galleristi affrontano un nuovo inizio, una rinascita appunto, nei rinnovati spazi della galleria.

In Leo Ferdinando Demetz la tradizione si fonde in modo inscindibile alla contemporaneità: le tecniche della scultura lignea tramandate nella sua famiglia di generazione in generazione si uniscono, nei suoi busti, ad una passione ricca di sensibilità che lo ha reso in grado di raggiungere quella libertà espressiva e quell’empatia che rendono i suoi soggetti unici e riconoscibili.
A partire dal legno di tiglio, sua materia d’elezione, l’artista riesce a fare di tradizione e forma un tutt’uno, accedendo così all’ambito del trascendente e dell’immateriale.

I soggetti da lui ritratti – persone comuni, uomini, donne, ribelli, prelati, ladri, muratori, giovani – sono tutti accomunati da passioni avide e smaniose e sono colti nell’attimo esatto in cui tale passione emerge con tutta la sua forza.
La dimensione temporale è fondamentale nelle opere di Demetz. Tutto è giocato sull’attimo: l’attimo in cui un bandito si vede sorpassare dal proiettile a lui destinato e che, sporco di sangue, ha probabilmente colpito qualcun altro; l’attimo immediatamente precedente alla morte di un muratore che vede, forse, crollarsi addosso qualcosa; l’attimo intensamente meditativo di una giovane donna che ricorda un dolore mai sopito.

Nello spazio, le sculture di Leo Ferdinando Demetz si pongono aggettanti dai muri. Si tratta di busti che emergono dalle pareti verticali quasi come anime inquiete ansiose di liberarsi: in questo ricordano i prigioni michelangioleschi costretti dalla materia ad una mobilità limitata e sofferta.

Del “saper fare” scultoreo che ha acquisito nella sua terra d’origine, la Val Gardena, Demetz non possiede quella austerità e severità; al contrario, i suoi lavori, di grande espressività, si immergono in una humanitas che ha molto a che vedere con un’emotività primordiale e con uno spirito comunicativo che raggiunge in certi casi toni ironici e grotteschi.
Lo scultore riesce infatti a far emergere dal legno ogni più piccola espressione mimica, ogni singolo muscolo teso, in una volontà di affermare un’individualità precisa, unica e diversa da tutte le altre.

A corredo della mostra, è disponibile un catalogo con testo critico di Alessandra Redaelli.