Le forme intelligenti

Genova - 30/05/2012 : 30/09/2012

Ceramiche da tavola e da arredo del Novecento, di altissimo livello, della Wolfsoniana, accostate ad analoghi pezzi in maiolica, porcellana o terraglia seicenteschi e settecenteschi delle Civiche Raccolte: un dialogo tra “forme intelligenti” che esprimono effi cacemente gusti, tendenze artistiche e stilistiche di epoche diverse, rivelando anche una sostanziale continuità tra passato e presente nell’aff ascinante mondo della ceramica.

Informazioni

Comunicato stampa

Ceramiche da tavola e da arredo del Novecento, di altissimo livello, della Wolfsoniana, accostate ad analoghi pezzi in maiolica, porcellana o terraglia seicenteschi e settecenteschi delle Civiche Raccolte: un dialogo tra “forme intelligenti” che esprimono effi cacemente gusti, tendenze artistiche e stilistiche di epoche diverse, rivelando anche una sostanziale continuità tra passato e presente nell’aff ascinante mondo della ceramica


Il percorso della mostra inizia con una netta contrapposizione tra due opere emblematiche: il vaso farmaceutico seicentesco con la raffigurazione del mito di Apollo e Dafne – oggetto funzionale e insieme supporto per la narrazione di una storia ben riconoscibile – e il vaso futurista di Nicolaj Diulgheroff che, persino nell’apparente analogia di alcuni particolari, come le anse a profi lo ondulato, si propone esplicitamente di rovesciare tutti i parametri a cui è ispirata la maiolica antica. Può invece suggerire una sottile analogia l’accostamento tra le due plastiche, la Virtù schiaccia il vizio settecentesca e la Mamma Sirena di Abele Jacopi per la Lenci che, al di là del contrasto tra i soggetti, sono accomunate dalla ricerca di un delicato lirismo e dalla destinazione d’uso come piccole sculture decorative per interni “borghesi”. Il percorso del boccale, simbolo della mensa e della farmacia, che mantiene la sua morfologia attraverso i secoli, riserva alcune sorprese: già nel Settecento può divenire, come “boccale a sorpresa”, un “anti-boccale”, preludendo alla soluzione futurista di Tullio d’Albisola. Il filo sottile che collega il presente al passato nel mondo della ceramica passa attraverso cesure, revival e reinterpretazioni. All’antitesi tra il piatto da parata seicentesco, destinato a celebrare le glorie di famiglia sulla mensa, e il piatto con Cristo Risorto di Mario Gambetta, si contrappone il legame tra le fi gurette dipinte sulla maiolica settecentesca e i “figuretti” di Guido Andlovitz sui piatti di Laveno, oppure il fil rouge che unisce gli animali in corsa di derivazione orientale, che decorano i manufatti seicenteschi liguri, alle tazzine della B.M.C. di Sesto Fiorentino e della F.A.M.A. di Ascoli Piceno. Talvolta una forma può mantenere pressoché inalterate le sue caratteristiche, pur passando attraverso culture figurative diverse, come dimostra il percorso di un vaso con coperchio che, dopo le raffi nate interpretazioni settecentesche e la severa versione in porcellana di Ginori, culmina nel Vaso con arcieri di Dante Baldelli per la Rometti. Anche nei vasi di Roberto Rosati, decorati con fi gure di uccelli, possiamo leggere una lunga storia, che inizia con il prototipo cinese del vaso guan, di cui ritroviamo il profilo nel pezzo ligure seicentesco bianco-blu che conteneva olio di viole e, successivamente, nelle ceramiche policrome del Settecento, anch’esse caratterizzate da raffigurazioni di uccelli. Si notano curiose corrispondenze tra i soggetti dei decori, come il tema biblico che accomuna l’antico Vaso farmaceutico e il piatto di Demetrio Primon e la mattonella della Richard Ginori o la figura del fauno musicante che compare sulla sottocoppa della manifattura Ferro-Guidobono e sul vaso di Giulio Rufa.
Sembra ispirato al passato il modo di impaginare il decoro “a isole” nel Piatto con zebre di Rosati che ricorda le delicate vignette disseminate sulle maioliche antiche, mentre anche l’effetto marmo, tanto ricercato nel Settecento, è riproposto nel Novecento, sia pure con tecniche e risultati completamente diversi, come nel servizio da caffè della SPICA. La consuetudine di bere tè e caffè ha poi creato quasi una catena ininterrotta tra il XVIII secolo e noi, formata da piccoli, raffinati manufatti, chilometri di piattini, tazzine, teiere e caffettiere in cui trovano espressione tutti i mutamenti del gusto e delle tendenze artistiche di questi secoli, le rivoluzioni e le controrivoluzioni.