Lavinia Raccanello – Not a Position but a Proposition

Torino - 30/01/2015 : 07/03/2015

Nuova personale di Lavinia Raccanello, un’artista ed attivista italiana che vive tra la Scozia e l’Italia.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA MOITRE
  • Indirizzo: Via Santa Giulia 37 bis 10010 - Torino - Piemonte
  • Quando: dal 30/01/2015 - al 07/03/2015
  • Vernissage: 30/01/2015 ore 18.30
  • Autori: Lavinia Raccanello
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: dal mercoledì al sabato, dalle 16 alle 19 (o su appuntamento)

Comunicato stampa

NOT A POSITION, BUT A PROPOSITION è la nuova personale di Lavinia Raccanello, un’artista ed attivista italiana che vive tra la Scozia e l’Italia. Il suo lavoro si concentra sulla relazione tra gli esseri umani, la società e la giustizia sociale, con una particolare enfasi sul potere della dialettica e della pratica partecipatoria, sul conflitto tra potere statale ed autonomia ovvero responsabilità personale. I suoi lavori sono stati esposti in Italia, Scozia, Irlanda, Spagna, Stati Uniti, Cile e India.
Per questa nuova personale l’artista ha lavorato alla creazione di più di duecento bandiere, corrispondenti agli Stati indipendenti del mondo

Di questi, centonovantatrè sono membri dell’ONU, due sono osservatori permanenti all’ONU ed uno ne è ex membro. Sono inoltre presenti nove Stati che, vantando sovranità territoriale, hanno dichiarato la propria indipendenza ottenendo un limitato o, in alcuni casi, alcun riconoscimento internazionale.
Per cucire le bandiere è stata utilizzata stoffa nera che in alcuni casi riporta ricami neri su nero. Nero su nero: queste bandiere rappresentano una dopo l’altra la negazione di tutte le bandiere. Il sociologo ed attivista anarchico Howard Ehrlich scrive:

“Perchè la bandiera nera? Il nero è il colore della negazione. (…) È la negazione dell'idea di nazione che mette la razza umana contro se stessa e nega l'unità di tutta l'umanità. Il colore nero è il colore del sentimento di rabbia e indignazione nei confronti di tutti i crimini compiuti nel nome dell'appartenenza allo stato. È la rabbia e l'indignazione contro l'insulto all'intelligenza umana insito nelle pretese, ipocrisie e bassi sotterfugi dei governi (…) Il nero è anche il colore del lutto; la bandiera nera che cancella le nazioni è anche simbolo di lutto per le loro vittime, i milioni assassinati nelle guerre, esterne ed interne, a maggior gloria e stabilità di qualche maledetto stato. È a lutto per quei milioni il cui lavoro è derubato (tassato) per pagare le stragi e l'oppressione di altri esseri umani. È a lutto non solo per la morte del corpo, ma anche per l'annullamento dello spirito sotto sistemi autoritari e gerarchici. È a lutto per i milioni di cellule grigie spente senza dar loro la possibilità di illuminare il mondo. È il colore di una tristezza inconsolabile (…) Ma il nero è anche meraviglioso. È il colore della determinazione, della risoluzione, della forza, un colore che definisce e chiarifica tutti gli altri. Il colore nero è il mistero che circonda la germinazione, la fertilità, il suolo fertile che nutre nuova vita che continuamente si evolve, rinnova, rinfresca, e si riproduce nel buio. Il seme nascosto nella terra, lo strano viaggio dello sperma, la crescita segreta dell'embrione nel grembo materno - il colore nero circonda e protegge tutte queste cose (…) Così il colore nero è negazione, rabbia, indignazione, lutto, bellezza, speranza, è il nutrimento e il riparo per nuove forme di vita e di relazioni sulla e con la Terra. La bandiera nera significa tutte queste cose. Noi siamo orgogliosi di portarla, addolorati di doverlo fare, e speriamo nel giorno nel quale questo simbolo non sarà più necessario.”