La memoria della modernità

Informazioni Evento

Luogo
MUSEC - MUSEO DELLE CULTURE
Riva Antonio Caccia 5, 6900 , Lugano, Switzerland
Date
Dal al

lu / me / gio / ve: 11:00 - 18:00
sa / do e festivi: 10:00 - 18:00
Chiuso il martedì

Vernissage
31/03/2023

ore 11 su invito

Biglietti

Adulti (da 16 anni): CHF 15.00 Ridotto (senior; studenti universitari; FAI Swiss): CHF 10.00 Ragazzi (6-15 anni): CHF 5.00 Per riduzioni e speciali promozioni visita il sito www.musec.ch Il biglietto d’ingresso, oltre alla visita dell’esposizione LA MEMORIA DELLA MODERNITÀ, consente l’accesso alle altre esposizioni temporanee allestite al MUSEC

Curatori
Francesco Paolo Campione, Sabrina Camporini
Generi
disegno e grafica
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Disegni di bambini giapponesi della Raccolta Levoni.

Comunicato stampa

Il MUSEC inaugura un nuovo appuntamento del ciclo «Dèibambini» a Villa
Malpensata con un affascinante progetto ricco di incontri fortuiti, intuizioni,
colori e creatività.
La sua storia inizia nella primavera del 1997 quando Gloria Levoni,
appassionata collezionista e mecenate mantovana, scopre fra le bancarelle
del mercatino dell’antiquariato di Fontanellato (Parma) una raccolta di
disegni infantili dai formidabili cromatismi. D’acchito, i disegni le ricordano i
dipinti di epoca Heian (794-1185) che illustrano la Storia di Genji, il principe
splendente, romanzo giapponese dell’XI secolo, allora sul suo comodino.
Decide così, di slancio, di acquistare quei disegni pervasi di Oriente: paesaggi,
case, giardini e scene di vita quotidiana che la emozionano, echeggiando
liricamente le sue letture. È l’inizio di una vicenda ricca di sorprese che
porterà, in poco tempo, a capire che si tratta del fragile frammento di
un’immensa quantità di opere cancellate dal tempo: circa quattro milioni di
disegni realizzati nel 1938 per un concorso fra i bambini (8 – 13 anni) delle
scuole dei Paesi dell’Asse – Giappone, Germania e Italia – organizzato dalla
Morinaga & Co., una grande industria dolciaria fondata a Tokyo nel 1899.
Fra il 2002 e il 2006 i disegni sono oggetto di alcune esposizioni temporanee,
in Giappone e in Italia, che ne rivelano l’esistenza e pongono le premesse per
la loro futura valorizzazione.
Affidati alle cure di un’équipe internazionale di studiosi di diverse discipline,
nell’àmbito delle ricerche del progetto «Dèibambini», le opere della Raccolta
Levoni si sono rivelate un prezioso nucleo storicizzato che permette di
esplorare a fondo uno specifico universo ideologico e artistico.
Se l’obiettivo sotteso degli educatori giapponesi coinvolti nel concorso
Morinaga fu di mostrare il ritratto di un Paese che aveva raggiunto, dopo tre
generazioni, la piena «apertura alla civiltà» (bunmei-kaika) preconizzata da
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Fukuzawa Yukichi (1835-1901), la Raccolta Levoni ci permette di rilevare,
forti e chiari, i segni della sopravvivenza della tradizione culturale locale.
Agli edifici di stampo occidentale, ai ponti di metallo, alle stazioni di
rifornimento e ai pali della luce, fanno da contraltare i giardini, le tegole di
ceramica invetriata, le finestre di carta di riso, le case rurali con i tetti di
paglia, le pagode, gli stendardi con le carpe per la festa di maggio, le lanterne
di pietra e gli onnipresenti cani-leoni guardiani dei templi shintō.
I cromatismi, poi, gli stessi dell’ukiyo-e, sono una sorta di elemento identitario
che segna la radicata continuità di una certa visione del mondo.
L’elemento visivo dominante delle opere della Raccolta Levoni è la presenza
di un colore spesso, materico, virato in una molteplicità sorprendente di
cromatismi contrastanti: quasi che la gioia innata che caratterizza l’orizzonte
creativo dei bambini fra gli otto e i tredici anni avesse trovato un suo mezzo
elettivo di espressione. I disegni meravigliano per l’intensità dei pastelli a olio
con i quali sono realizzati, e grazie ai quali la percezione dei segni e delle
forme si trasforma in un’intima pervasione: il colore vibra e si imprime
interiormente, permane e seduce, mettendoci in comunicazione immediata
con un universo fenomenico infantile.
Il perfezionamento di uno strumento pittorico così efficiente e adatto alle
potenzialità espressive dei bambini giapponesi si deve al genio del pittore
Yamamoto Kanae (1882-1946), che fu tra i fondatori del movimento
modernista Sōsaku-hanga («Stampe creative»). Le sue teorie pedagogiche,
ampiamente adottate nelle scuole elementari del tempo, sostenevano
l’importanza dell’autoapprendimento creativo, del disegno dal vero en plein
air e di un uso massiccio del colore, lasciando al bambino la scelta
dell’oggetto della rappresentazione e la massima libertà degli accostamenti
cromatici.
In mostra nello Spazio Maraini, al piano -1 di Villa Malpensata, vi saranno
cinquanta disegni realizzati con pastelli a olio su carta e tre acquerelli su
carta. Arricchiscono l’esposizione curata da Francesco Paolo Campione e
Sabrina Camporini, due maschere della Collezione Montgomery di Lugano
raffiguranti la testa di un leone [shishi gashira] dalle grandi fauci, con le
orecchie e la mandibola mobili, adoperate nelle danze del folklore
giapponese. Saranno inoltre esposte una copia del raro volume pubblicato in
occasione dell’esposizione temporanea dei disegni infantili del concorso
Morinaga, tenutasi a Tokyo alla fine del 1938, e una scultura dell’artista
Hayami Shirō (n. 1927), che fu uno dei bambini premiati in quel concorso,
divenuto un artista apprezzato e riconosciuto in Giappone. L’opera in
terracotta e lacca, realizzata nel 2008, è stata recentemente acquisita da
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Gloria Levoni, che l’ha messa generosamente a disposizione del MUSEC per
la mostra.
Il progetto «Dèibambini»
«La memoria della modernità» è l’undicesimo appuntamento del ciclo
«Dèibambini», un progetto del MUSEC che nasce nel 2005 come piattaforma
d’interazione fra il museo e la scuola. Nei suoi primi dieci anni di vita il
progetto ha consentito ai bambini di cimentarsi su temi diversi, con l’obiettivo
di accrescere la consapevolezza delle proprie potenzialità e della propria
visione interiore e di rafforzare la capacità di interpretare il mondo. Con il
trasferimento del MUSEC dall’Heleneum a Villa Malpensata, il progetto è
stato rinnovato e il punto di partenza sono diventate le opere dei bambini del
passato. L’idea è di costruire un ponte fra la creatività infantile di ieri e di
oggi, attraverso l’esplorazione profonda dei contenuti espressivi che non
soltanto interconnettono le culture, ma che sono serviti come straordinaria
fonte per il rinnovamento dei linguaggi artistici del Novecento. Un ponte
solido e pieno di poesia, per collegare tra di loro le generazioni.
L’esposizione è corredata da un catalogo scientifico in italiano, pubblicato
come undicesimo numero della collana «Dèibambini».
Catalogo
La memoria della modernità. Disegni di bambini giapponesi della Raccolta
Levoni, a cura di Francesco Paolo Campione e Sabrina Camporini,
Fondazione culture e musei, Lugano 2023. Pp. 279. 11 carte geografiche 17
ill.ni b/n e 117 ill.ni a colori. ISBN 979-12-80443-34-2. CHF / € 30.
Il volume è introdotto da una lunga conversazione tra Gloria Levoni e
Francesco Paolo Campione in cui la collezionista racconta sé stessa, la storia
e il valore della sua raccolta (pp. 13-56).
La riproduzione del recto e del verso di tutte le opere è accompagnata da
schede scientifiche (a cura di Izawa Akiko) e approfondimenti tematici (a cura
di Francesco Paolo Campione e Moira Luraschi) che permettono
d’interpretare i disegni e il loro contesto creativo (pp. 57-199).
Segue una conversazione tra Mieko Namiki Maraini e Sabrina Camporini che,
a partire dai ricordi evocati alla memoria dai disegni della Raccolta Levoni,
tratta dei modelli educativi della scuola e della cultura giapponese degli anni
Quaranta (pp. 203-211).
Il tema dell’esposizione è infine approfondito dai seguenti articoli:
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- Sabrina Camporini, L’incanto dirompente del colore (pp. 213-231) sulle
tecniche, la concezione, la struttura grafica e la grammatica visiva delle opere
in esposizione;
- Cristina Corti & Laura Rampazzi, Sulle tracce dei pastelli Sakura. Analisi non
invasive dei materiali pittorici (pp. 233-236), a commento degli studi chimico-
fisici sui pigmenti utilizzati per la realizzazione dei disegni;
- Chiara Ghidini, «Le mie piccole dita respirano». Il disegno infantile in
Giappone negli anni Trenta (pp. 239-252) sulla figura e l’opera di Yamamoto
Kanae e, più ampiamente, sulle tendenze pedagogiche giapponesi degli anni
Trenta e la loro relazione con la cultura del tempo;
- Giorgio Bedoni, Disegni d’infanzia, cuore tensivo e memoria dell’immagine
(pp. 255-263) sulla rilevanza della memoria visiva nel disegno infantile e sul
suo rapporto con l’arte e la cultura delle Avanguardie;
- Marco Fagioli, Infantàsia, quasi vent’anni dopo (pp. 265-272) sulla lettura
«linguistica» dei disegni infantili del concorso Morinaga e sulla persistenza
della cultura figurativa giapponese nel loro sistema di rappresentazione.