La coperta di icona

Pisa - 08/12/2012 : 23/03/2013

Una mostra dedicata alle coperte di icona che permette di scoprire come in epoca moderna si scelse di rinnovare e riattualizzare le icone medievali e che offra la possibilità di conoscere opere eseguite tra la fine del XVI e l’inizio del XVIII secolo per le chiese del territorio pisano

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Comunicato stampa


Una mostra dedicata alle coperte di icona che permette di scoprire come in epoca moderna si scelse di rinnovare e riattualizzare le icone medievali e che offra la possibilità di conoscere opere eseguite tra la fine del XVI e l’inizio del XVIII secolo per le chiese del territorio pisano

Tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo le nuove esigenze liturgiche dettate dal Concilio di Trento portarono ad un profondo rinnovamento all’interno delle chiese e di conseguenza anche alla rimozione di molte opere medievali dalla loro collocazione originaria


Tra le opere del passato le icone furono risparmiate poiché oggetto da secoli di un’intensa e tenace devozione. La necessità di salvaguardarle e al tempo stesso ammodernarle e adeguarle alle nuove regole rituali, portò alla nascita e alla diffusione di un particolare tipo di dipinti che contribuisse a rinnovarle: la coperta è per definizione un dipinto d’altare caratterizzato dalla presenza di una finestra all’interno destinata ad ospitare l’icona. La presenza di questo tipo di opere sia all’interno della collezione del Museo di San Matteo che in varie chiese cittadine testimonia la notevole quantità di icone bizantine che arricchivano l’antica repubblica medievale dove giunsero come cimeli fra i più ricercati della Terra Santa.
Fino a tutto il XVIII secolo, le sacre immagini al centro delle coperte erano occultate da veli e mantelline per circondarle da un’aura di mistero; solo col granduca Pietro Leopoldo si valutò l’opportunità di scoprirle. L’aumento della visibilità contribuì ad accrescere l’interesse di storici ed esperti per le icone in particolare dalla metà del XIX secolo con la rinascita degli studi sui “primitivi”. A dialogare con queste finestre si dispongono soggetti cari all’iconografia tridentina con particolare attenzione ai santi dell’agiografia locale, nel rispetto di una precisa strategia volta a stimolare e rafforzare la devozione verso quelli più prossimi ai fedeli.
Tra le opere esposte è possibile ammirare dipinti provenienti dalle chiese del territorio e ora in deposito presso il Museo di San Matteo. Oltre ad opere di Benedetto Pagni e del Passignano, il visitatore ha l’opportunità di vedere non solo la coperta eseguita nel 1616 da Francesco Curradi a cornice della veneratissima Madonna di sotto gli organi per la Cattedrale ma anche l’insieme costituito dalla coperta eseguita da Paolo Guidotti nel 1615-1617 e dalla rispettiva icona duecentesca della Santa Caterina d’Alessandria già nella chiesa di San Silvestro.