Kossuth 1981-2009

Città della Pieve - 30/05/2015 : 30/10/2015

Ricavato al piano terreno del Palazzo Vescovile, questo nuovo Spazio dedicato all’arte contemporanea sarà inaugurato con l’antologica “Kossuth 1981 - 2009”. A presiedere l’evento sarà il critico d’arte Vittorio Sgarbi, estimatore del maestro Kossuth

Informazioni

Comunicato stampa

Dopo 30 anni di chiusura, le rimesse dello storico Palazzo Vescovile di Città della Pieve tornano in vita completamente restaurate e diventano sede del nuovo Spazio Kossuth.
Sabato 30 maggio 2015 sarà inaugurato al pubblico alle ore 18, nella principale via Vannucci, accanto all’oratorio che ospita il famoso affresco l’Adorazione dei Magi del Perugino, uno spazio dedicato all’arte contemporanea, omaggio al maestro Wolfgang Alexander Kossuth

A presiedere l’evento sarà il critico d’arte Vittorio Sgarbi, estimatore da sempre del maestro e che di lui ha scritto: “La scultura di Kossuth fa continuo riferimento all’astrazione della materia, in particolare della terracotta e del bronzo, alludendo alla purezza assoluta dell’idea che si fa forma. Tutta la scultura greca, romanica, rinascimentale puntava sul colore, sulla policromia. Il tempo in molti casi ha eliminato il colore, come nelle sculture antiche. Kossuth parte già senza colore, acromatico. Ciò presuppone una sintesi mentale e non si dà come conseguenza di un degrado, di una consunzione, ma come perfezione senza colore”.

Ricavato al piano terreno del Palazzo Vescovile (1780), lo Spazio sarà inaugurato con l’antologica “Kossuth 1981 - 2009”, visitabile dal 30 maggio al 30 ottobre 2015. Il restauro e la mostra sono stati fortemente voluti dell’Associazione Ankamò, promotrice dell’operazione, in collaborazione con il Comune di Città della Pieve e l'Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve, nella persona dell’arcivescovo cardinale Gualtiero Bassetti. Lo Spazio Kossuth sarà inserito all’interno dell’itinerario di visita del circuito museale di Città della Pieve.
Lo Spazio nasce come omaggio alla poliedrica personalità del maestro Wolfgang Alexander Kossuth e alla città da lui scelta come luogo di ispirazione e di produzione artistica, città dove oggi riposa. Nelle cinque sale dello Spazio, saranno esposte 40 opere, tra quadri e sculture, quale narrazione del lungo percorso artistico del maestro. Dominante sarà l’essenza della figura umana, per Kossuth ossessione vitale e fonte ispiratrice di infinite possibilità espressive.
Il corpo, sia maschile sia femminile, è indagato dall’artista nella sua fisicità e spiritualità, per quel che di inafferrabile e misterioso esso conserva: “Il corpo umano è incomprensibile – diceva lo stesso Kossuth - sono ancora lontano dal padroneggiarlo. Lo guardo e mi chiedo: come nasce questa forma? E più tento di approfondire e più mi sfugge. Io ricerco nella figura umana, tra statica e anatomia, l’opera di Dio”.
Alexander Kossuth, che ha abbandonato il linguaggio della musica per concentrare la propria creatività in ambito plastico, è un esempio chiaro di contemporaneità che sfugge alle mode. La figura non è mai ritratta e mai immobile nei suoi lavori, ma muove verso tensioni muscolari ed emotive. Leggerezza ed equilibrio, raffinatezza ed eleganza, si fondono perfettamente con l’impiego del bronzo e delle resine.

Le opere di Kossuth saranno l’anima del nuovo spazio culturale di Città della Pieve: la programmazione delle future mostre annuali che saranno organizzate avranno come tema i soggetti del suo lavoro. Ogni anno la scelta sarà fatta in collaborazione con insegnanti e studenti di un istituto scolastico di Città della Pieve. Il tema scelto – i miti, i ritratti, le opere religiose, il disegno, le fusioni a cera persa, etc. - verrà approfondito con ricerche ed elaborati, attraverso lo studio di opere di Kossuth e di altri artisti contemporanei, con le quali sarà realizzata la mostra annuale.
Obiettivo di questo Spazio e dell’associazione Ankamò è promuovere l’arte e avvicinare ad essa i giovani e tutti coloro che ne hanno interesse. Linea guida del progetto è il pensiero “Se guardi, conosci. Se studi, ricordi. Se fai, capisci”. Fare, rendere visibile, udibile e tangibile agli altri la propria visione affinché sia condivisa è la necessità dell’Artista. Alcuni artisti riescono a farlo attraverso le loro opere, altri devono utilizzare parole per spiegarsi, a volte devono far intervenire parole d’altri perché le loro non bastano.


HANNO SCRITTO DI LUI

Vittorio Sgarbi:
“E' difficile parlare di una scultura che non vuole lasciare nulla al caso e che nega il principio stesso dell'estetica contemporanea, che legato al non finito e che addirittura nel campo della scultura ha trovato nel non finito di Michelangelo un punto di partenza di una ricerca che ancora non conclusa. Si può dire che la scultura di Kossuth, ponendosi dall'altra parte dell'incertezza e del dubbio, vuole dimostrare che con gli strumenti dell'arte si può esprimere tutto, che non esiste un'immagine della natura che non possa essere trasportata dentro l'arte. Se è vero che il punto massimo della perfezione negli studi anatomici di Leonardo e negli sviluppi di Michelangelo in pittura e scultura era la figura umana, questo il tema privilegiato dell'opera di Kossuth, che potrebbe certamente descrivere un frutto, una mela, posare il suo occhio sopra un elemento inanimato, e preferisce invece le presenze vive, le strutture dinamiche, animate, nelle quali la rappresentazione del dato certo continuamente stimolata da una tensione imprevedibile e comunque dall'ipotesi del movimento e della vita”. […] Kossuth trasforma gli esseri umani in minerali, paralizza la loro infinita mobilità, li blocca senza sintetizzare e senza deformare. Non esce dalla loro dimensione del realismo, perché ha già fatto un grado zero dell'immagine nel momento in cui l'ha voluta riprodurre in un'astrazione cromatica”.

Paolo Levi:
“Si avverte nella ricerca visuale di Wolfgang Alexander Kossuth un solare omaggio alla vita. All'interno di questo momento etico, lo scultore tedesco esibisce nudi femminili armoniosi o di apollinea virilità, tramite un pathos ritmato, un pudore calcolato, dal delicato intimistico raccoglimento. Sono corpi gentili, che in apparenza paiono al sicuro dal dolore, a disposizione della danza, della lettura, del sonno, dell'amore”.

Luigina Moretti:
“Sono pensieri quelli che si snodano in fluida sequenza, figure che paiono sorgere l’una dall’altra, si elevano in movimenti ascensionali o si dispongono lungo linee oblique nell’ equilibrio e bilanciamento delle strutture plastiche, si trasfigurano in forme oniriche; corpi che si inarcano, si attorcigliano, si intrecciano con altri, si ripiegano su se stessi, rappresentati in pose di compostezza classica o colti in slanci dinamici che evidenziano i giochi muscolari; volti che hanno un’intensità, una profondità di sguardo tale da farli sembrare animati. Sono i pensieri di Kossuth, così egli li definisce, “quelli che esprimo attraverso la figura umana” “.



L’ARTISTA

Wolfgang Alexander nasce a Pfronten, in Germania, nel 1947. Respira da subito l’arte in famiglia, dal padre scultore e nonno pittore. Dopo gli studi, nel 1968 si trasferisce a Napoli dove frequenta il Conservatorio e si diploma in violino. Vince il concorso internazionale come terzo primo violino al Teatro alla Scala di Milano. Dal 1970 al 1972 suona in orchestra e contemporaneamente studia composizione e direzione d'orchestra. Nel 1975 debutta con l'orchestra del Teatro alla Scala in qualità di direttore.
Nel 1979 la radicale svolta artistica di Kossuth: abbandona l'avviata carriera musicale per dedicarsi completamente alla scultura. Si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Brera e frequenta il corso di scultura del professor Enrico Manfrini, quanto basta per esaurire in tre mesi la conoscenza di tutto quello che gli interessa. Si getta con tutte le sue energie nel modellare e da quel momento la scultura diventa la sua vita.
Nella sua professione il maestro Kossuth non perde un minuto: oltre a modellare, studia insieme al patinatore della fonderia da cui si serve in Italia una patina personale e molto elaborata che viene realizzata con l'argento, controlla personalmente e rifinisce egli stesso il cesello e la patina di ogni scultura. Tutto, infatti, deve essere eseguito con grande precisione e accuratezza in modo che il modellato, l'anatomia, la raffinatezza dei particolari vengano in tutte le opere di grandi o piccole dimensioni esaltati al massimo.
Illustri personaggi della musica, della letteratura, della danza hanno posato per lui, grandi ammiratori della sua arte, tra i quali: Alberto Erede, Leonard Bernstein, Mario Del Monaco, Giuseppe Di Stefano, Luciana Savignano, Milva, Valeria Moriconi, Mario Soldati, Sergiu Celibidache, Sandor Vegh, Sierk Schroder, Ottavio Mazzonis, Andrea Jonasson-Strehler, Liliana Cosi, Alessandra Ferri, Massimo Murru, Roberto Bolle.

Molte le opere di Kossuth esposte in musei, teatri e spazi culturali. Nel 1981 viene inaugurato al Museo della Scala il ritratto di Mario Del Monaco, nel 1986 la statua di Domenico Scarlatti all'auditorium della Rai di Napoli. Nel 1992 la scultura Simona entra a far parte della collezione del Museo Paaw di Wassenaar, in Olanda.
Nel 1993 il ritratto del poeta Vittorio Sereni viene posto nel Museo Civico di Luino.
La grande scultura dedicata a Paganini viene posta nel teatro Carlo Felice di Genova nel 1995; la scultura Salomè e la scultura Innamorata entrano a far parte della collezione del Museo Bandera di Busto Arsizio, nel 1999 l'opera Maternità diviene simbolo dell'Unicef della Repubblica di San Marino. Alcune sue opere fanno parte di importanti collezioni private come la Collezione Wildstein in America e la Collezione Juker in Italia.

Svariate le mostre personali e collettive nel corso della sua carriera, in Italia ed Europa.

Nel 2003 gli viene conferita una targa dal Centro Studi Coreografici “Teatro Carcano”, a riconoscimento della sua opera artistica dedicata in particolare all’arte della danza.
Nel gennaio 2004, in occasione della mostra ”Il volo da Icaro ai nostri giorni”, gli viene conferita la targa del Presidente della Repubblica.
Il maestro è scomparso nel 2009 ed oggi riposa a Città della Pieve.