Julieta Aranda – Where There’s Smoke

Palermo - 21/03/2013 : 25/05/2013

Le depressioni più profonde, dicono, sono il risultato di piccole, quotidiane frustrazioni, annichilimenti dell’animo che accumulandosi creano un disagio più radicato. In questa prospettiva, Julieta Aranda traduce il ruolo poetico dell’artista in un impegno etico, volto non a rappresentare mimeticamente la realtà, piuttosto ad interpretarla.

Informazioni

Comunicato stampa

L’abbiamo visto centinaia di volte, la storia più recente è piena di immagini di fumogeni lanciati contro la
folla, di soldati bardati dietro odiose armature che disperdono assembramenti di manifestanti inermi. Non
troppo tempo fa, per esempio, le immagini della Primavera araba hanno fatto il giro del mondo, sono passate
attraverso video, reportage televisivi, ma prima ancora attraverso le schermate sgranate dei telefoni cellulari
dei ribelli, immagini a bassa risoluzione che viaggiavano veloci nella Rete, sulle pagine dei social network,
poi rimbalzate sulla stampa internazionale

Una rivoluzione civile “dal basso”, esplosa in modo virale, che ha
coinvolto un’enorme massa di persone calpestata da un potere, che ne ha svilito le condizioni di vita e
limitato i diritti sociali. Il Nord Africa ieri, come la Spagna, la Grecia, Cipro, oggi. Questo nemico invisibile si
chiama tensione sociale, ed è la condizione che riporta uno stato e la sua collettività a stagioni in cui rabbia,
insoddisfazione, sconforto, scetticismo uniti alla mancanza di prospettiva e futuro, formano una
combinazione pericolosa, spesso ingestibile. E’ la collera che conduce agli scontri in piazza, l’indignazione
alle contestazioni in strada, è quella forma di avvilimento contro uno stato di cose a cui una comunità
reagisce con violenza improvvisa. Sono i momenti che in alcuni casi anticipano le rivoluzioni, o che spingono
ad attuare un cambiamento radicale.

Allenata ad interrogarsi sui rapporti tra individuo e collettività e sulle dinamiche che muovono i
comportamenti sociali, anche attraverso i media, Julieta Aranda cerca di afferrare e rendere tangibile
esattamente quella sensazione diffusa da cui scaturisce la tensione all’interno di una comunità, o quel
malessere più intimamente esistenziale che si coglie nella società contemporanea. Le depressioni più
profonde, dicono, sono il risultato di piccole, quotidiane frustrazioni, annichilimenti dell’animo che
accumulandosi creano un disagio più radicato. In questa prospettiva, Julieta Aranda traduce il ruolo poetico
dell’artista in un impegno etico, volto non a rappresentare mimeticamente la realtà, piuttosto ad interpretarla,
suggerendo nuove, originali letture, trovando nell’astratta rarefazione del fumo l’allegoria con la quale dare
forma all’idea del disagio sociale. Nasce da un’associazione ideale e quasi ironica Where There's Smoke:
l’impalpabilità del fumo, eppure la sua invadenza, per non dire delle innumerevoli frasi fatte che
suggeriscono metafore di ogni tipo, a partire dal titolo di questo progetto, che nella sua interezza significa
“dove c’è fumo c’è il fuoco”. Nelle tattiche militari la cortina fumogena viene utilizzata come tecnica di difesa
sul campo, perché crea uno schermo impenetrabile, capace di nascondere gli spostamenti di mezzi o uomini
al nemico. In senso figurato il fumo rappresenta poi la mistificazione della realtà, la capacità di alterare la
psiche e la lucidità mentale con sostanze obnubilanti, che compromettono le abilità intellettive. Nella pratica
artistica Julieta Aranda preferisce parlare non tanto di fatti politici in sé, ma di quel sentimento sociale che ne
consegue, delle contraddizioni insite nella realtà quotidiana. Dunque non una riflessione ideologica, ma la
possibilità di offrire un modello di giudizio alternativo e indipendente. In mostra riprese video low-fi registrano
il fumo che nelle strade di Manhattan arriva dal sottosuolo, trasformando i tombini in immaginari regolatori
della pressione della terra; la fumata bianca o nera di un’elezione papale, che riduce in cenere le votazioni
segrete del conclave, tiene incollati allo schermo televisivo milioni di persone; l’alta colonna di fumo che si
alza dalla bocca di un (finto) vulcano annerisce il cielo suscitando inquietudine e attesa....


ENGLISH
We have seen them several times, the recent history is full of images of teargas against the crowd,
of soldiers dressed up in disgusting armors scattering unarmed protesters. Not so long ago, the
images of the Arab Spring have crossed the whole world through videos, tv news, but at the very
beginning through low quality images taken with mobiles launched fast in the web and social
networks. A bottom – up civil revolution, exploded as a virus, that has involved a crowd
overwhelmed by a power that debased life conditions and limited social rights. This invisible enemy
is called social tension, a condition that brings a country and its people back to seasons of rage,
unsatisfaction, depression along with a lack of hopes for the future gathering together in a
dangerous and unmanageable mix. It is the anger that leads to the scuffles, the indignation to the
protests in the streets, that form of humiliation the community reacts to with an unexpected
violence. Sometimes moments anticipate revolutions, or push to a radical change.

Julieta Aranda, used to question about the relations between person and community and the
dynamics that move social behaviours, through media as well, tries to catch and make real the
tension within a community, the existential discomfort of the contemporary society. The biggest
depressions, they say, are the result of little, small frustrations, annihilation of the soul gathering
together in a bigger discomfort. In this perspective Julieta Aranda translates the artist poetic role
into an ethical engagement, aimed not to represent reality rather to interpret it, suggesting new and
original keys finding in the smoke abstract rarefaction the allegory to explain the social discomfort.
Where There's Smoke comes from an ideal and ironic association: the indefinite shape of smoke,
its intrusiveness, the set phrases suggesting different metaphors, starting from the title of this
project, that means “wherever there is smoke, there is fire”. In the military strategies the smoke is a
defence creating an unbreakable screen, able to hide movements either of vehicles or men to the
enemy. In a figurative sense it represents the falsification of reality, changing the soul and mind
awareness with confusing substances, compromising mind abilities. In her artworks, Julieta
Aranda, prefers to explain not only political events but the consequent social feeling as well, the
contradictions within the ordinary life. Not an ideological thought but a model of alternative and
independent judgement. Within the exhibition low-fi footages of Manhattan roads and the smoke
coming from the cement, turning the manhole cover into an imaginary pressure regulator of the
earth; the black or white smoke of the Pope election, sticking to the tv set several people; the high
column coming out from a fake volcano, blackening the sky with fear and concern...

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