Jean Louis Lassez – Dream of a Gay Octopus

Informazioni Evento

Luogo
SIMULTANEA SPAZI D'ARTE
Via San Zanobi, 45 r, Firenze, Italia
Date
Dal al
Vernissage
08/09/2016

ore 17,30

Artisti
Jean Louis Lassez
Generi
arte contemporanea, personale
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Affascinato dall’immaginario surrealista e dalla provocazione dadaista, l’artista franco – americano propone un’ampia selezione di opere digitali che fin dal titolo, Dream of a Gay Octopus, promettono di usare la chiave dell’ironia per infrangere stereotipi e pregiudizi.

Comunicato stampa

Dopo la pausa estiva, riparte l’attività espositiva di Simultanea Spazi d’Arte - realtà curatoriale ideata e diretta da Roberta Fiorini e Daniela Pronestì - con la mostra personale di Jean Louis Lassez. Affascinato dall’immaginario surrealista e dalla provocazione dadaista, l’artista franco - americano propone un’ampia selezione di opere digitali che fin dal titolo, Dream of a Gay Octopus, promettono di usare la chiave dell’ironia per infrangere stereotipi e pregiudizi. Alle rassicuranti convenzioni dei benpensanti, Lassez contrappone il valore dirompente della trasgressione, proponendo idee e visioni che si discostano dal pensiero comune. Come si legge nel catalogo della mostra, il suo intento è “scandalizzare la borghesia”, non per il gusto della provocazione fine a se stessa, ma per avviare quello che l’artista definisce “uno schock interiore”, vale a dire una diversa e più profonda interpretazione della realtà che ci circonda. Parlare dell’omosessualità così come della visione puritana che spesso accompagna il rapporto con la fede, significa per Lassez mostrare i limiti di una società che solo in apparenza esalta e difende la libertà individuale. Un discorso che tocca anche l’arte e la sua capacità di essere un filtro tra l’osservatore e la realtà. Prendendo spunto da opere celebri di René Magritte (Ceci n’est pas une pipe) e Marcel Duchamp (L.H.O.O.Q.), l’artista americano realizza dei montaggi visivi a prima vista illogici e bizzarri, il cui scopo è invitare lo sguardo, e quindi il pensiero, a spingersi oltre l’evidenza dell’immagine per coglierne il significato meno apparente. In questo passaggio verso la comprensione dell’opera si attua, secondo Lassez, il superamento di una visione condizionata e pregiudiziale di ciò che ci circonda, di uno schematismo del pensiero che, dividendo la realtà in categorie contrapposte - vizio/virtù, bene/male, libertà/oppressione, natura/cultura -, ci impedisce di cogliere l’effettiva complessità delle cose. In una società dedita all’idolatria dell’immagine è lo sguardo per primo a dover essere rieducato, e le arti visive svolgono un ruolo cruciale in questo senso, perchè invitano l’osservatore a riflettere, a sentirsi coinvolto, non più solo come spettatore, ma come parte attiva nel significato dell’opera. Le “incursioni” di Lassez nell’immaginario dell’arte non riguardano solo il Novecento, ma si estendono anche al Rinascimento italiano (Michelangelo, Cellini, Botticelli) e all’arte tradizionale giapponese. Anche in questo caso, le immagini di opere ormai divenute icone dell’arte (Creazione di Adamo/ Cappella Sistina, Venere/ Botticelli, Perseo/ Cellini), vengono risignificate grazie all’effetto surreale che deriva dall’accostamento con immagini del tutto incongruenti.
Ricercatore in ambito scientifico (matematica, informatica, biologia), Lassez ha insegnato alla New York University e alla Brown University e ha collaborato con il Centro di Ricerca IBM di New York. E’ autore di oltre sessanta pubblicazioni scientifiche ed è stato visiting professor presso le università di Standford, Roma, Parigi, Tokyo, Kyoto, Hokkaido, Sendai, Londra, Mumbai, Oxford ed Helsinki. La sua attività di ricercatore si svolge parallelamente e specularmente a quella artistica, nel segno di una totale integrazione tra scienza e arte. A questo tema è dedicata la pubblicazione Magic Zen Cattle Prods presentata lo scorso aprile alla Asian Art and Humanities Conferenze di Osaka. Ha esposto a New York, Las Vegas, Minneapolis, Santa Fe, toccando anche l’Europa (Parigi), l’India e il Giappone.