Jacques Lipchitz – A Monaco Firenze e Prato. Disegni per sculture 1910-1972

Prato - 02/03/2015 : 03/05/2015

Le due esposizioni dedicate all’artista lituano scomparso nel 2005 infatti occuperanno sia le sale del museo pratese, sia gli spazi della Sala Detti del Gabinetto Disegni e Stampe, sia nella Sala del Camino al Piano Nobile degli Uffizi.

Informazioni

Comunicato stampa

Sarà presentato il prossimo 2 marzo 2015 a Palazzo Pretorio di Prato il progetto espositivo congiunto denominato “Jacques Lipchitz a Monaco, Firenze e Prato. Disegni per sculture 1910-1972”, visibile dal 3 marzo fino al 3 maggio a Prato e a Firenze.
Le due esposizioni dedicate all’artista lituano scomparso nel 2005 infatti occuperanno sia le sale del museo pratese, sia gli spazi della Sala Detti del Gabinetto Disegni e Stampe, sia nella Sala del Camino al Piano Nobile degli Uffizi


Ciò che potranno ammirare i visitatori nelle sedi di Prato e Firenze saranno due mostre nel segno di uno dei protagonisti del nuovo linguaggio figurativo sviluppatosi nella Parigi dei primi del Novecento insieme a Modigliani e Gris, ma riunite in unico progetto espositivo che prende le mosse dalla Staatliche Graphische Sammlung di Monaco dove, nella mostra allestita dal 2 ottobre al 7 dicembre 2014, era stata esposta la duplice donazione di opere su carta – oltre 60 tra disegni, acqueforti e un taccuino di schizzi – destinata dalla Fondazione Jacques e Yulla Lipchitz al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi a Firenze e, appunto, alla Staatliche Graphische Sammlung.
Nell’attuale progetto espositivo, in aggiunta agli Istituti fiorentino e monacense, svolge un ruolo chiave anche il Museo di Palazzo Pretorio, che infatti conserva un consistente nucleo di opere dell’artista costituito da 21 sculture in gesso, un bronzo e da 43 disegni donati due anni fa dalla Fondazione Jacques e Yulla Lipchitz e da Hanno Mott, grazie alla preziosa mediazione del collezionista toscano Giuliano Gori.
"Il Comune di Prato è estremamente soddisfatto di questa prestigiosissima occasione di scambio – sottolinea Simone Mangani, assessore alla Cultura del Comune di Prato –. È nostra intenzione consolidare la politica della collaborazione con altre istituzioni culturali anche grazie all’apporto del nostro comitato scientifico. Ringrazio il Soprintendente del Polo Museale Fiorentino e la Direttrice del GDSU Marzia Faietti”.
“Due sedi prestigiose per altrettante esposizioni – sottolinea Alessandra Marino, Soprintendente ad interim per il Polo Museale Fiorentino – dedicate a un artefice protagonista del suo tempo. Ancora una buona occasione per dimostrare la capacità di istituzioni diverse di fare sistema e di mettersi proficuamente al servizio della cultura”.
Le tre donazioni di opere di Jacques Lipchitz al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, alla Staatliche Graphische Sammlung di Monaco e al Museo di Palazzo Pretorio di Prato - evidenzia Marzia Faietti, direttrice del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi - nella selezione della grafica mostrano una tale complementarietà che non poteva non essere sottolineata in occasione della mostra nella sua versione fiorentina, a sua volta succedutasi alla prima esposizione a Monaco dell’autunno scorso. Per questo motivo (per ragioni cioè intrinseche alla possibilità di valutare più ampiamente il percorso grafico dell’artista e di affiancarlo alla visione della sua produzione scultorea, cui i disegni sono indissolubilmente associati), abbiamo accolto con entusiasmo la collaborazione con l’istituto museale di Prato. La totale comunione di intenti con cui si è lavorato ci stimola, peraltro, ad avviare anche in futuro altre iniziative congiunte.
Le opere visibili a Firenze e Prato illustrano un arco cronologico compreso tra il 1910-1912 circa e gli esordi degli anni Settanta, corrispondente all’intera attività dello scultore, svoltasi in un periodo storico fortemente segnato dai due conflitti mondiali e dalle nuove aperture degli anni Sessanta. La polarità tra senso di leggerezza e ariosità da un lato, e aspetto massivo e austero della forma dall’altro, che si coglie nel passaggio tra progettazione grafica e realizzazione scultorea, nonché l’emergere progressivo all’interno della stessa produzione scultorea di un analogo processo di lievitazione e alleggerimento delle forme trova stimolanti parallelismi nell’avvicendamento tra aspre tensioni e creative speranze caratterizzante l’epoca storica in cui cadde l’esperienza artistica di Lipchitz.

LIPCHITZ A PALAZZO PRETORIO (PRATO)
È sull’asse di una strategica e proficua collaborazione tra il Museo di Palazzo Pretorio e il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi che si snoda l’appuntamento della prossima mostra in programma nelle sale a piano terra di Palazzo Pretorio dal 3 marzo al 3 maggio. L’esposizione rinnova la stagione delle mostre temporanee a Palazzo Pretorio, dopo “Capolavori che si incontrano” terminata il 1° febbraio scorso. Negli spazi al piano terra del Museo sarà visibile l’intera collezione dei disegni e le sculture in gesso patinato, Model for Lesson of a Disaster (1961-1970) e Return of the Prodigal Son. Al terzo piano del Pretorio, tra le opere della collezione, sarà invece possibile ammirare permanentemente una selezione di sculture del maestro. La mostra pratese s’inserisce dunque nel solco della politica di collaborazione avviato dal Museo con altre istituzioni culturali e vuole diventare un’occasione preziosa per richiamare a Prato il flusso di turisti e visitatori che frequentano il circuito degli Uffizi.

LIPCHITZ AGLI UFFIZI
Nella Sala Detti del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi e nell’adiacente Sala del Camino della Galleria saranno in mostra 62 opere, tra disegni e le stampe donati agli Uffizi e alla Graphische Sammlung di Monaco, insieme a due sculture appartenenti a Palazzo Pretorio, ovvero Pegaso (La nascita delle Muse) del 1944 e Hagar del 1949. In piena sintonia con la mission dell’istituto fiorentino, il lascito al GDSU risponde ad almeno tre caratteristiche della storica collezione, universalmente nota per gli autori più antichi. Tutte e tre quelle prerogative sono compresenti dall’epoca della sua formazione, cioè intorno al 1665 quando Leopoldo de’ Medici, fratello del granduca Ferdinando II e futuro cardinale, aveva affidato a Filippo Baldinucci l’incarico di ordinare, classificare e accrescere la propria raccolta di disegni: esse corrispondono alla sedimentata aspirazione a rappresentare in collezione anche artisti contemporanei; all’esigenza prioritaria di documentare figure e aspetti rilevanti dell’arte non solo italiana; all’interesse particolare verso la grafica degli scultori.