Il Paesaggio dell’Alto Mantovano

Mantova - 20/04/2012 : 15/07/2012

Nell’Alto Mantovano ci fu un tempo in cui l’arte e la pittura assunsero una dimensione sovralocale. Si realizzò su queste terre una delle più emozionanti stagioni in cui la pittura di paesaggio illuminò e diede veste estetica a un territorio tra i più suggestivi della nostra bell’Italia. E ora, finalmente, una grande mostra propone, con un taglio nuovo e con una scelta compiuta di oltre 170 opere, una lettura di questi eventi.

Informazioni

  • Luogo: CASA DEL MANTEGNA
  • Indirizzo: Via Giovanni Acerbi 47 - Mantova - Lombardia
  • Quando: dal 20/04/2012 - al 15/07/2012
  • Vernissage: 20/04/2012
  • Curatori: Gianfranco Ferlisi
  • Generi: arte moderna e contemporanea, collettiva
  • Orari: dal 20 aprile al 3 giugno 2012 feriali e festivi: 9,00-13,00 – 15,00-18,00. Chiuso il lunedì dal 5 giugno al 15 luglio 2012 feriali e festivi: 10,00-12,00 – 17,00-19,00. Chiuso il lunedì
  • Biglietti: ingresso libero

Comunicato stampa

Nell’Alto Mantovano ci fu un tempo in cui l’arte e la pittura assunsero una dimensione sovralocale. Si realizzò su queste terre una delle più emozionanti stagioni in cui la pittura di paesaggio illuminò e diede veste estetica a un territorio tra i più suggestivi della nostra bell’Italia. E ora, finalmente, una grande mostra propone, con un taglio nuovo e con una scelta compiuta di oltre 170 opere, una lettura di questi eventi


La rassegna intitolata “Il Paesaggio dell’Alto Mantovano: arte, identità e territorio”, curata da Gianfranco Ferlisi, che si svolgerà a Mantova, alla Casa del Mantegna dal 20 aprile al 15 luglio, sarà sicuramente tra i più importanti eventi espositivi di questa stagione. A promuoverla è la Provincia di Mantova col sostegno di tutta la comunità locale.
Il periodo che questa mostra illumina è quello che scorre tra il 1859, all’indomani della battaglia di Solferino e San Martino e il 1983, fino alle soglie di una contemporaneità da cui si è voluto lasciare il margine di distacco critico di un venticinquennio.
Ciò che essa propone è un viaggio e una ricognizione nella produzione artistica che da questo territorio origina o che a questo territorio si lega, attraverso una visione a volo d’uccello, osservando l’opera di 46 artisti.
Il fil rouge del percorso prende avvio a cominciare dalle prove post-risorgimentali di Carlo Ademollo (Firenze, 1824 - 1911) e Giuseppe Nodari (Castiglione delle Stiviere, 1841 – 1898). Attraversa l’esperienza scapigliata di Virgilio Ripari (Asola, 1843 – Milano, 1902) e la pittura prospettica di Domenico Pesenti (Medole, 1843 – Mantova, 1918) per soffermarsi sul naturalismo divisionista e post scapigliato di Vindizio Nodari Pesenti (Medole 1879 – Mantova 1961), di Archimede Bresciani (Gazoldo,1881 – Milano, 1939), di Mario Lomini (Redondesco, 1887 – 1948).
All’insegna del dipingere in chiaro, si apre una riflessione sui sodalizi estetici tra Medole e Castiglione.
Da Umberto Lilloni (Milano, 1898 – 1980) ad Angelo Del Bon (Milano, 1898 – Desio, 1952), da Giuseppe Angelo Facciotto (Cavriana, 1904 – Mantova 1945) a Oreste Marini (Castel Goffredo 1909 - Castiglione delle Stiviere 1992), da Carlo Malerba (Bastida Pancarana, 1896 – Milano, 1954) a Ezio Mutti (Castiglione delle Stiviere, 1906-1987) da Maddalena Nodari (Castel Goffredo, 1915 – Roma, 2004) a Giulio Perina (Villafranca, 1907 – Mantova, 1985) la selezione delle opere, di questi e di altri autori, accende come dei fuochi d’artificio nei chiarori di un’alba primaverile. Quasi la metà dei dipinti presenti in mostra è un doveroso omaggio, al Chiarismo, a una pittura intrisa di luce, affidata a un segno emotivo e mosso. Oltre settanta opere toccano dunque l’esperienza di pittori che, tra gli inizi degli anni trenta e gli inizi degli anni cinquanta, volevano aggiornare l’orizzonte arcaista e post-metaficio a cui si ispiravano tutti gli artisti più affermati del panorama nazionale.
La porzione di territorio che si estende tra le rive meridionali del Garda e la pianura mantovana, chiusa ad est dal fiume Mincio e ad ovest dal Chiese, un territorio che offre agli occhi del visitatore un habitat suggestivo, dalle caratteristiche naturali e paesaggistiche di grande pregio, diventa, sempre negli stessi anni, una sorta di luogo arcadico in cui la pittura, parallelamente, trasforma l’anfiteatro delle colline moreniche, coi suoi dolci pendii, in una sorta di ritrovata Arcadia. Da Arturo Cavicchini (Ostiglia, 1907 – Mantova, 1942) ad Alessandro Dal Prato (Roncoferraro, 1909 – Guidizzolo, 2002), da Giuseppe Fierino Lucchini (Stradella di San Giorgio, 1907 – Casalmaggiore, 2001) ad Aldo Bergonzoni (Mantova, 1899 - Padova, 1976) il paesaggio si modifica, si idealizza, diventa colore e poesia sotto la spinta di altre poetiche.
La mostra distende poi lo sguardo sul decennio successivo al 1945, a quel dopoguerra segnato dalla voglia di lasciarsi alle spalle il dramma appena concluso della Guerra. Anche qui i fermenti che, in campo artistico, determinano il passaggio del paese verso un’identità contemporanea, oltre la visione bucolica di una natura immersa nella felice semplicità, cambiano l’orizzonte del fare pittura.
Da Franco Ferlenga (Castiglione delle Stiviere, 1916 - 2004) a Danilo Guidetti (Castiglione delle Stiviere, 1928 – 1990) il problema della pittura di paesaggio è andare oltre un’espressione legata alla rappresentazione dello spettacolo della natura. Analoghe problematiche toccano la trasformazione del linguaggio della scultura, come testimonia l’esperienza di Enzo Nenci (Mirandola, 1903 – Virgilio, 1972).
La mostra continua a guardare al di là di questo passaggio cruciale dell’arte per toccare la generazione che si rende protagonista oltre la soglia del sessantotto.
Gli ultimi emozionanti bagliori di questo percorso artistico vanno a concludersi per sfociare nella surreale operazione di interazione tra arte e linguaggio, tra status dell’opera d’arte sospesa tra l’enigmatico scollamento tra significato e significante elaborata da Renzo Margonari (Mantova, 1937) per arrivare alle tendenze postmodern, in cui l’originalità si esprime soprattutto nel sottoporre a variazione il materiale estetico già disponibile, secondo l’individuale declinazione di artisti come Edoardo Bassoli (Suzzara, 1946), Franco Bassignani (Guidizzolo, 1942), Eristeo Banali (Mantova, 1950), Adriano Castelli (Asola, 1955) e Antonella Gandini (Valeggio sul Mincio, 1958).
Alla fine il paesaggio si mostra, sotto l’incalzare delle diverse vicende estetiche, sotto la veste dell’ideazione culturale, in un legame forte in cui l’arte nutre lo sguardo degli uomini e alimenta una relazione con cui i nostri occhi possono guardare la realtà oltre il sostrato materiale, geografico e ambientale.