Il Giovane Sole Debole

Venezia - 26/04/2014 : 21/06/2014

Il tema della mostra è ispirato a una teoria scientifica complessa, ma con un nome stranamente poetico: il paradosso del Giovane Sole Debole. Secondo questa teoria le giovani stelle coetanee del sole da sempre stanno aumentando l'intensità della loro luce, mentre non esistono prove che il sole faccia altrettanto. Oggi il sole emana meno luce di quanto dovrebbe fare. Noi però non notiamo questa lunghissima penombra, a cui ormai siamo abituati.

Informazioni

Comunicato stampa

Il tema della mostra è ispirato a una teoria scientifica complessa, ma con un nome stranamente poetico: il paradosso del Giovane Sole Debole. Secondo questa teoria le giovani stelle coetanee del sole da sempre stanno aumentando l'intensità della loro luce, mentre non esistono prove che il sole faccia altrettanto. Oggi il sole emana meno luce di quanto dovrebbe fare. Noi però non notiamo questa lunghissima penombra, a cui ormai siamo abituati.

Rappresentativo di questo concetto è il lampadario (circa 200 x 300 cm) di Andrea Grotto (1989)

La sua particolare “luce debole” spinge il fruitore ad attivare un tipo di visione interpretativa. Il lampadario realizzato con materiali di recupero come carta e legno, è l’essenziale chiave di lettura dell’intera esposizione, in quanto mette in relazione tra loro i differenti pezzi che costituiscono la mostra inserendoli, in questo modo, in una vera e propria camera alle cui pareti vengono esposte le carte dipinte ad olio di Giulia Belli (1989).
Questa serie è composta di oltre 500 monotipi, presentati come pagine di un diario scomposto al fine di averne una visione d’insieme. I monotipi appartengono all'unica tecnica di stampa non riproducibile in più di un esemplare. Ogni foglio comprende un appunto grafico legato alle esperienze personali dell’artista che, in maniera quotidiana, annota graficamente quello che succede. La luce debole della stanza e la mancanza di dettaglio dei soggetti hanno lo scopo di rendere ambigua l’interpretazione e permettere in questo modo a chi guarda una lettura personale. Come quando gli occhi si abituano gradualmente alla penombra in una stanza poco illuminata, solo in un secondo tempo notiamo particolari che all'inizio avevamo immaginato. Intaccando la memoria, fondendo le immagini ai ricordi, legandosi e sovrapponendosi, si fa qualcosa di simile all'aggiungere il proprio graffito col taglierino su quelli già incisi da altri su un banco di scuola, in maniera indelebile.

Le sculture di Marco Gobbi (1985) nascono da una riflessione su un racconto di Enrique Villa-Matas in cui il protagonista Clément Cadou ha il desiderio di diventare scrittore ma il suo sogno s’infrange durante una cena a casa dei genitori in cui l’invitato d’onore è lo scrittore polacco Wiltod Gombrowic. Il giovane Clément era così colpito nel vedere Gombrowic all’interno del loro appartamento da non riuscire a proferire parola, fino a sentirsi letteralmente un mobile della sala in cui cenarono. Questo è il suo (auto) ritratto. I graffi su un mobile, la visione di un’immagine vaga, le incisioni sul legno, sono tutte forme di stratificazione di qualcosa di preesistente che andrà ad accrescerne il contenuto.

Come il disegno a piu’ mani cambia significato senza perdere nulla di ciò che già c'era, così si sviluppano i disegni di Cristiano Menchini (1986) che indaga possibili sviluppi grafici dove simbologie scientifiche e immaginifiche si sovrappongono evocando elementi organici e vegetali, porzioni di luogo generati da questo dialogo.
Il significato alle immagini è attribuito dall'uomo, a prescindere da quanto siano leggibili ed illuminate. Come dice Samuel Beckett il sole risplende, non ha altra scelta, nulla di nuovo.


Giulia Maria Belli
Nata a Udine il 28 febbraio 1989. Ha studiato e ottenuto il Diploma di Pittura di secondo livello presso l’Accademia delle Belle Arti di Venezia. Attualmente vive e lavora a Venezia. Ha partecipato nel 2013 a:
- Mostra Collezione Fondazione Malutta, Santa Marta, Venezia
- Mostra di inaugurazione della rivista Bouquet Magazine, progetto Moss It Up!, Lugano,
Svizzera
- Selezionata nella sezione grafica della 97 collettiva giovani artisti Bevilacqua La Masa, Venezia
- Mostra Scampoli, galleria Caos, Venezia
- Ca’ Foscari, esposizione di alcuni lavori durante l’inaugurazione dell’anno accademico
- Mostra Testosterone, a cura di Alberto Condotta, Pittsburgh, U.S.A.
- Selezionata vincitrice al concorso autori Memento mori per la rivista Bouquet Magazine
- Fondamenta 2.0, adattamento di Fondamenta della Misericordia curato dallo Studio Fludd, Venezia

Marco Gobbi
Nato a Brescia il 18 agosto 1985. Ha conseguito il diploma di primo livello presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, Ha conseguito il Diploma di pittura di secondo livello presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia.
Residenze nel periodo 2012/2013:
Assegnatario di un Atelier della Fondazione Bevilacqua La Masa per il progetto How we dwell (make your own residence) con Cristiano Menchini, Andrea Grotto e Adriano Valeri. Mostre a cui ha partecipato nel 2014 e 2013:
- Se di-segno, mostra a cura di Sergia Avveduti e Irene Guzman in collaborazione con Francesco Calzolari, Gino Gianuizzi e Anteo Radovan, Padiglione Esprit Nouveau, Bologna.
- Borsisti della 96ma Colletiva, Fondazione Bevilacqua La Masa, galleria di Piazza San Marco, Venezia.
- Il Crepaccio/ Da Venezia a Porta Venezia, mostra collettiva a cura di Caroline Corbetta, Il Crepaccio, Milano
- Padiglione Crepaccio at yoox.com, mostra collettiva a cura di Caroline Corbetta, Ca' Soranzo, Venezia
- La Materia, Premio Stonefly ”cammina con l’arte 2013” ( progetto How We Dwell), mostra collettiva a cura di Marco Tagliafierro, Fondazione Bevilacqua La Masa, Palazzetto Tito, Venezia

Andrea Grotto
Nato a Schio il 12 febbraio 1989. Ha conseguito il Diploma di pittura di secondo livello presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Attualmente vive e lavora a Venezia. Ha partecipato nel 2013 a:
- La legrosega panduda, DC. Dolomiti Contemporanee. Installazione.
- Dolomiti Contemporanee. roccedimenti, fatte, non finite, le nature contemporanee. Nuovo spazio di Casso (PN). Realizza un'istallazione dal titolo “Didn't you know stones can fly?”. Esposizione a cura di Gianluca D'incà Levis e Guido Bartorelli.
- Atelier Bevilacqua La Masa. Selezionato con il progetto How we dwell (make your own residence) con Marco Gobbi, Cristiano Menchini e Adriano Valeri.

Cristiano Menchini
Nato a Viareggio, il 14 agosto 1986. Ha conseguito il Diploma in Progettazione e Restauro di Opere Lapidee presso l’Istituto Statale d’Arte Felice Palma, di Massa. Ha ottenuto il Diploma di Arti e Discipline dello Spettacolo con indirizzo Pittura, presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Attualmente vive e lavora a Venezia. Ha partecipato nel 2014 a:
- Mostra finale, Fondazione Bevilacqua la Masa, Galleria di Piazza San Marco, con il gruppo How we dwell (make your own residence)a cura di Rachele D’Osualdo 2013
- 97° Collettiva giovani Artisti, Fondazione Bevilacqua la Masa, Gallerie Piazza San Marco,Venezia.
- La Materia. Premio Stonefly Cammina con l’arte, mostra collettiva, a cura di Marco Tagliafierro, con il gruppo How we Dwell (make your own residence), presso la Fondazione Bevilacqua la Masa, Palazzetto Tito, Venezia.
- Il Crepaccio: Da Venezia a Porta Venezia, mostra collettiva, a cura di Caroline Corbetta, Milano