Il collasso dell’entropia

Lissone - 21/06/2014 : 21/12/2014

Come recita un detto tedesco: Alle Guten Dinge Sind Drei (“Tutte le cose buone sono tre”). In attesa della pausa estiva, il terzo appuntamento de Il collasso dell’entropia pro-pone una serie di nuovi interventi all’interno del MAC di Lissone.

Informazioni

  • Luogo: MAC - MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA
  • Indirizzo: Viale Elisa Ancona, 6 20851 - Lissone - Lombardia
  • Quando: dal 21/06/2014 - al 21/12/2014
  • Vernissage: 21/06/2014 ore 18,30
  • Curatori: Alberto Zanchetta
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: Martedì, Mercoledì, Venerdì h 15-19 Giovedì h 15-23 Sabato e Domenica h 10-12 / 15-19
  • Uffici stampa: CLP

Comunicato stampa

Come recita un detto tedesco: Alle Guten Dinge Sind Drei (“Tutte le cose buone sono tre”). In attesa della pausa estiva, il terzo appuntamento de Il collasso dell’entropia pro-pone una serie di nuovi interventi all’interno del MAC di Lissone, arricchendo ulterior-mente la “collezione espansa ed effimera” del museo. L’obiettivo è quello di trasformare tutto l’edificio in superficie espositiva, ossia in uno spazio in cui i fruitori possano fare esperienza dell’intero complesso architet-tonico

Dal mese di febbraio, una ricca e variegata selezione di opere ha iniziato a trasformare il museo in un grande ed eclettico contenitore per l’arte e il design. Alle opere di Andreco, A/R Studio, Arruzzo, Bergamasco, Bosco, Canesi, Carboni, Consiglio, Coser, Consani, Dal Molin, Dall’O, Damiani, De Bernardo, Facco, Fossati, Gligorov, Grassino, Hernández, Eškinja, Gilberti, Kehrer, Manzini, Mazzonelli, Persiani, Prevedello, Sal, Serusi, Spanghero, Spinelli, Termini e Vendramel si affiancano ora quelle di sette nuovi autori.
Riflettendo sul collasso dell'ordine gerarchico, l’installazione Tu envidia es mi progreso di Esteban Ayala [Quito, Ecuador, 1978] pro-pone un monumento composto soltanto da una postazione vuota sulla quale l’artista invi-ta le persone a salire.
L’intervento artistico di Daniele Carpi [Chia-venna, 1976] si inserisce direttamente nell’ar-chitettura dell’edificio. Sfruttando la soglia del vecchio ingresso del MAC, l’artista ha creato una struttura che occupa uno spazio inter-medio (né all’interno né all’esterno del mu-seo) ove saranno collocate delle sculture mo-dellate con materiali organici.
Francesco Cossu [Carbonia, 1985] presenta alcune “armi da fuoco” realizzate assemblan-do materiali poveri e riciclati; la ricerca di Cossu è infatti incentrata sul recupero e la ricombinazione di materiali, immagini e idee che vengono comunemente considerate dei "rifiuti".
Le opere di Gianfranco Mazza [Soveria Man-nelli, 1988] fanno parte della serie Wooden draft che consiste in disegni generati attra-verso l'uso del legno e delle sue difformità cromatiche e "linfatiche". Le opere danno vita a geometrie minimali la cui natura equivoca ci costringe a commettere un errore di valuta-zione.
La Scatola della linea verticale di Daniele Pulze [Piove di Sacco, 1988] si basa sul pre-supposto che un'architettura è una scatola cartesiana: spazio fisico-geometrico in cui possiamo visualizzare linee e piani. In questo contesto linea e scatola si possono incon-trare, e aprire una scatola può portare a im-maginare una linea che vi fuoriesce; allo stesso modo, spostare una scatola equivale a spostare una linea.
Days before you came di Matteo Sanna [San Gavino Monreale, 1984] è un calco del volto dell’artista, ottenuto utilizzando una federa di lino imbevuta di amido di mais, colla e vernice acrilica. Il calco della testa forma un tutt'uno con la federa ricamata, come a voler ribadire che il vissuto dell'artista è il principale elemento indagato, in questo caso presente anche a livello “fisico”.
L’urgenza del messaggio di Silvano Tessa-rollo [Bassano del Grappa, 1956] si coglie nell’uso di materiali naturali e industriali, nei quali possiamo riconoscere il nostro destino, un destino a cui concedere (forse) una pos-sibilità… L’eterna tensione tra uomo e natura si connatura in due volti deformati: il primo è espressione della sua stessa decadenza, il secondo è privo di un occhio e chiede udienza alla nostra coscienza.