Un festival con eventi, laboratori, talk e performance alla (ri)scoperta dei luoghi storici di Roma.

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Comunicato stampa

Hidden Histories è il progetto ideato e curato da Sara Alberani e Valerio Del Baglivo, appositamente pensato per la città di Roma, i suoi abitanti e i suoi visitatori, un festival che, attraverso una serie di appuntamenti site-specific, tra cui performance, laboratori, talk e dibattiti pubblici, esplorazioni e camminate urbane recupera, rivive, racconta da prospettive critiche il patrimonio della città.

Il progetto è vincitore dell'Avviso Pubblico "Estate Romana 2020 – 2021 - 2022", fa parte di Romarama 2020, il palinsesto culturale promosso da Roma Capitale, ed è realizzato in collaborazione con SIAE



Roma non è il palcoscenico, lo sfondo, la cornice di Hidden Histories, ma diventa l’essenza, la materia, il metodo. Attraverso la voce di artisti e intellettuali contemporanei il programma prevede una serie di interventi inediti che coinvolgono il pubblico in varie iniziative di apprendimento partecipato per rileggere, reinterpretare e ricodificare il patrimonio di Roma.

Nelle parole di Sara Alberani, curatrice del progetto: “Hidden Histories nasce durante i mesi di lockdown vissuti a Roma. Durante questa esperienza la necessità di riappropriarsi dello spazio pubblico - in particolare del centro storico e di alcuni luoghi simbolo della città - si è fatta ancora più forte, così come il bisogno di tornare ad incontrarsi fisicamente, attraverso i nostri corpi. Da queste esigenze prende vita un progetto che intende il patrimonio pubblico (luoghi, monumenti, musei e collezioni) come elementi da cui partire per affrontare le urgenze del presente e per promuovere un approccio vivo e critico alle nostre archeologie, così predominanti qui a Roma. Abbiamo composto una geografia urbana che riunisce molte istituzioni, spazi pubblici e collezioni che incontrano attraverso un lavoro laboratoriale e site-specific le pratiche degli artisti chiamati a ripensarle. “

La finalità è quella di promuovere una riflessione storico-culturale e socio-politica di determinati luoghi simbolici della città, innescando attraverso l’arte contemporanea percorsi di immaginazione che li ricontestualizzino alla luce dei grandi cambiamenti sociali e politici in atto.

Come sottolinea il curatore, Valerio Del Baglivo, “Il nostro programma adotta un approccio decoloniale ovvero propone interventi artistici che ripensano in maniera non univoca la storia di monumenti, collezioni ed edifici, ri-configurano le narrazioni storiche, artistiche e politiche che hanno determinato la prevalenza di specifiche forme di conoscenza rispetto ad altre, l’affermarsi di canoni precisi, l’emergere di una supremazia culturale occidentale. Oggi è importante riflettere sul patrimonio artistico che ci circonda per ricontestualizzarlo alla luce di grandi cambiamenti sociali/politici in atto; e la performance è il medium più adatto perché ci consente, dopo tanto isolamento, di innescare processi di apprendimento corporeo e di farlo in gruppo”.

Varie le iniziative per approfondire anche culture e comunità lasciate fuori dalla narrazione ufficiale, stratificatesi nella babele architettonica e artistica di Roma.

Mercoledì 28 e sabato 30 ottobre si terrà la performance My heart is a poised cithara (Il mio cuore è una cetra sospesa) del duo artistico PRINZ GHOLAM, Vincitore del Premio Roma Villa Massimo 2020/21. Muovendosi nelle sale di Palazzo Altemps, i due artisti porteranno il pubblico a riflettere sulla funzione del Museo all’interno della comunità romana.