Gregorio Botta – Ciò che resta

Firenze - 29/05/2015 : 24/07/2015

Acqua, vetro, cera, ferro, piombo… rumore, parola, luce gli elementi di cui si compone la mostra che Gregorio Botta ha ideato per la Galleria Il Ponte.

Informazioni

Comunicato stampa

Acqua, vetro, cera, ferro, piombo… rumore, parola, luce gli elementi di cui si compone la mostra che Gregorio Botta ha ideato per la Galleria Il Ponte. La levità di rarefatte strutture sospende immagini e suoni in una dimensione di indecifrabile e impermanente poesia che si definisce e si perde sulla materia.
Ciò che resta è quanto riaffiora attraverso le opere che Botta compone e in cui insinuano le memorie di un canto sospeso, sottaciuto, parzialmente inespresso. Le opere tracciano un percorso, lo accennano senza delimitarlo, lasciano campo al visitatore di perdersi in una propria visione


Nella sua organicità la mostra di Botta è una rarefatta e unitaria immagine poetica che travolge lo spazio definito della galleria e proietta in una dimensione sospesa, dove sentimenti e pensieri trovano spazi inattesi e pervasivi, che si affacciano alla nostra percezione.

Nota biografica
Gregorio Botta nasce a Napoli nel 1953, ma ben presto (1960) si trasferisce con la famiglia a Roma, dove negli anni ottanta frequenta e si diploma all’Accademia di Belle Arti seguendo il corso di Toti Scialoja.
Tra la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta, la sua iniziazione artistica si rende pubblica con la partecipazione a mostre in diverse gallerie della città: la prima personale risale al 1991 alla Galleria Il Segno, con la quale intesse un vivace rapporto di collaborazione. In questi anni anche la critica si interessa al lavoro dell'artista, in occasione di Trasparenze dell’arte italiana sulla via della seta a cura di Achille Bonito Oliva, tenutasi a Pechino nel 1993, per la XII Quadriennale di Roma e la Biennale dei Parchi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, nel 1996 e nel 1998, e alla personale presentata nello stesso anno da Pratesi all’Istituto Italiano di Cultura a Colonia. L’attività espositiva segue di pari passo una costante ricerca dell'artista sui materiali e sulla scelta di ricorrenti elementi archetipici.
Negli anni, oltre all’uso della cera, primaria nel suo lavoro, Botta si cimenta col fuoco, l'acqua, l'aria e il vetro, materiali presenti nella produzione di nuove opere, dando movimento e leggerezza a ogni suo intervento.
L'artista é anche molto sensibile al rapporto tra lo spazio e il fruitore, come si evince nella mostra Dove sei/opere 2005-2006, tenuta a Siena ai Magazzini del Sale nel 2006, dove il dialogo con l’ambiente circostante diventa esperienza quasi immersiva, forte anche dell’accompagnamento di musiche e video prodotti in collaborazione con il regista Felice Farina e con il musicista Luigi Cinque. Un approccio riproposto alla Fondazione Volume! nel 2009, sempre con Farina, e con il progetto site-specific per la mostra Rifugi, a cura di Guglielmo Gigliotti al MACRO di Roma nel 2012. Il rapporto con la storia, con il classico e con la memoria, da sempre presente, emerge con evidenza nella mostra Post-Classici curata da Vincenzo Trione nel 2013 presso il Foro romano e il Palatino a Roma. Ulisse, sito nello stadio di Domiziano, è una struttura di ferro animata dall’acqua, che richiama la struttura minima di una casa e le proporzioni del Tempio di Portuno.
La letteratura e l’uso della parola come materia viva da modellare si ritrovano nella mostra In Water a Palazzo Te a Mantova (2014). L’artista crea nove grandi lastre di piombo, incidendovi l’epitaffio del poeta inglese John Keats “Here lies one whose name was written in water” (qui giace colui il cui nome fu scritto nell’acqua).
Opere di Gregorio Botta sono nelle raccolte del Mart di Rovereto, del Musma di Matera, della Gam e del Macro di Roma, della Bce di Francoforte, del Ministero degli Affari Esteri alla Farnesina, alla Certosa di Padula (SA), e nella metropolitana di Napoli.