Goldschmied & Chiari – La democrazia è illusione

Genova - 14/11/2014 : 25/01/2015

Goldschmied & Chiari trasformano il secondo piano del museo di Villa Croce in un set immaginario nel quale la natura volatile della verità viene enfatizzata attraverso l’uso di materiali eterei come il fumo e gli specchi che trasformano la politica in una pièce fatta di operazioni segrete e trucchi di prestigio.

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Comunicato stampa

ConlaconsuetascanzonataironiailduoitalianoGoldschmied eChiari(SaraGoldschmiedeEleonoraChiari)racconta in La democrazia è illusione come durante la Guerra fredda le pratiche dei servizi segreti occidentali emulassero l’inganno e la simulazione inventati dai grandi illusionisti e maghi dell’epoca, esercitando un persuasivo controllo
sui cittadini trasformati in spettatori ignari dei ‘trucchi’ del potere.
Attraverso lavori creati in diversi mezzi espressivi (fotografie, installazioni, sculture e video) appositamente per la mostra questa similitudine viene messa in scena

Goldschmied & Chiari trasformano, infatti, il secondo piano del museo di Villa Croce in un set immaginario nel quale la natura volatile della verità viene enfatizzata attraverso l’uso di materiali eterei come il fumo e gli specchi che trasformano la politica in una pièce fatta di operazioni segrete e trucchi di prestigio.
Il fascino di una storia ancora poco chiara sul ruolo dei servizi segreti nella difesa dello Stato e nelle sue ingerenze
in politica interna e nel determinare le scelte degli Stati appartenenti al patto atlantico, ha guidato le ricerche
per questa mostra. La costante azione segreta e dietro le quinte, delle democrazie occidentali – aggirando lo sguardo della cittadinanza con abili trucchi di insabbiamento e manipolazione dell’informazione – ha molte similitudini
con la pratica e il modo di operare degli illusionisti che attraverso macchine sceniche, velocità d’azione e affabulazione creano delle illusioni credibili per il pubblico. Il visitatore viene accolto sullo scalone monumentale del museo da una grande scritta specchiante La démocratie est illusion (2014) in cui l’architettura del museo, grazie alla superficie specchiante sembra aprirsi ad un’altra dimensione. Molte delle opere presenti in mostra sono ispirate alle performances del rinomato mago Harry Houdini (1874-1926), ai suoi famosi tricks, come hiding the elephant, the needle trick e the metamorphosis trick che nei suoi spettacoli di escapologia, si strutturavano come sfide ai limiti tra la vita e la morte.
La grande installazione Hiding the Elephant (Nascondendo l’elefante) (2014), riadattata agli spazi di Villa Croce si ispira ad una spettacolare performance del mago Houdini che nel 1918 all’ippodromo di New York fece scomparire un elefante di fronte a migliaia di spettatori. L’opera consiste in 100 sagome di teste bidimensionali in specchio che sospese nello spazio espositivo da un lato mostrano il ritratto di un personaggio misteriosamente scomparso o morto durante la guerra fredda e dall’altra riflettono i volti di chi visita la mostra, riproducendo la sparizione/rimozione dalla storia dei personaggi ritratti così come delle operazioni segrete nelle quali sono stati coinvolti.
Goldschmied & Chiari affermano: “l’effettiva collaborazione tra maghi professionisti e servizi segreti in importanti operazioni militari ci ha affascinato. Esemplare l’illusionista Jasper Maskelyne: al servizio del MI6 britannico durante
la seconda guerra mondiale ideò tecniche di mimetizzazione e mascheramento che permisero agli Alleati di far
fallire molte azioni belliche tedesche nel Nord-Africa. Maskelyne, grazie a giochi di luce e ad un dispositivo in specchio accecante, fu artefice della ‘sparizione’ del Canale di Suez, dai mirini dei bombardieri della Luftwaffe.” Rendendo il trucco realistico, il mago inganna lo spettatore e lo rende cieco di fronte al palco, restituendo una sensazione di stupore infantile. La relazione tra la magia e le pratiche dei servizi segreti sta nel fatto che il pubblico vuole essere etero-diretto, non vuole scoprire il trucco. La questione si gioca nelle parole di Jacques Derrida: “nella differenza tra credere e vedere, tra credere di vedere e intravedere o meno”.