Giuseppe Fabris – Lockdown

Nizza - 17/09/2020 : 31/10/2020

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Comunicato stampa

GIUSEPPE FABRIS - LOCKDOWN DRAWINGS
Una conversazione "a distanza" con Nicola Davide Angerame
Nicola Davide Angerame. Si conversa per intrat-tenersi, per tenersi insieme, in modo amichevole, su alcuni temi e
argomenti che toccano i conversatori. Per Socrate il dialogo orale, la conversazione in cui due o più persone si
intrattengono (ad un banchetto, vicino ad una fontana, ecc.) intorno ad alcuni temi ricchi di “mistero” è la forma più
alta di pensiero filosofico, che è anche una forma di amore intesa come magnetismo psichico, incontro di anime
asessuate il cui fine è la comprensione delle idee più alte

Questa tensione verso il Bene metafisico è diventata nei
secoli un'ossessione e un compito precipuo delle Belle Arti, della grande pittura rinascimentale e della scultura
barocca, delle arti applicate e delle avanguardie. Il Bene come Verità, oltre la quale non è più possibile risalire:
origine di tutto, principio primo. In questa conversazione con Giuseppe Fabris affrontiamo alcuni aspetti intrinseci e il
senso generale del suo ultimo lavoro: una serie di disegni realizzati in modo semplice e
immediato usando una semplice Tratto Pen nero punta fine su fogli di carta bianca di dimensioni
24x33cm. Sono i suoi Disegni del Lockdown.
Giuseppe Fabris. Questi disegni sono una mia libera espressione, un flusso di (in)coscienza
in cui l'unico punto di riferimento, una sorta di leitmotiv visivo, è la figura minuscola che
ritorna sulla parte bassa di ogni disegno.
NDA Il fatto che questa serie di lavori siano stati ideati e realizzati poco prima il lungo periodo di lockdown, a cavallo
tra novembre 2019 e aprile 2020, mi fa pensare al fatto che anche questo possa essere, se non un leitmotiv, almeno
una condizione di possibilità per tutti questi disegni, che quindi sorgono da una medesima situazione esistenziale, la
stessa che abbiamo provato tutti e che in un modo o nell’altro abbiamo dovuto affrontare. Interrompendosi bruscamente
e per lungo tempo la relazione col mondo esterno, si è aperta la via per un viaggio nell’universo interiore.
Non so da quanti questo viaggio sia stato compiuto ma ad un certo punto della storia del lockdown, intorno alla fine
di aprile, le persone chiuse in casa erano 4 miliardi sull’intero globo terracqueo...
GF Lavorando di getto, praticamente improvvisando con la penna sul foglio, l’universo interiore il più delle volte mi
appare come indefinito, composto da ghirigori incerti, tratti accennati ed interrotti come uno scarabocchio fatto da un bambino.
NDA Non a caso citi il bambino. Credo che il periodo di segregazione sia stato da molti vissuto come una fase di
regressione, a volte verso la propria infanzia, a volte verso dimensioni interiori più ataviche della semplice dimensione
psicologica, e sondabili soltanto attraverso quella “scrittura automatica” già adottata da surrealisti e futuristi come momento
di liberazione dalle pastoie dell’analisi logica, del vocabolario e della sintassi della lingua madre vissuta come una prigione
della quale dover fuggire per riscoprire una dimensione più autentica, tutt’altro che silenziosa o afasica ma al contrario
super-espressiva, tumultuosa, vulcanica. Mentre i surrealisti hanno optato per una regressione verso l’inconscio, i futuristi
hanno deciso un’accelerazione verso il futuro di una parola-suono onomatopeica, quasi animalesca. Tu hai deciso di
costruire una tua lingua che passa attraverso lastesura di ammassi di segni...
GF Per me sono come delle particelle elementari, come i bosoni e i neutrini, in cui i movimenti della mano, dettati
da un automatismo ossessivo, mi portano a costruire e subito destrutturare le immagini che sorgono e svaniscono,
fino a quando non viene a galla e intravedo un “riconoscibile”.
Che sia un oggetto, un viso, un animale o altro non ha importanza. Quello che importa è la forza con la quale s'impongono.
Solo allora decido se insistere per metterle a fuoco o lasciarle velate sotto il rumore dei segni.