Giovani Talenti

Castellanza - 23/10/2011 : 06/11/2011

L’iniziativa nasce con la finalità di valorizzare e promuovere giovani talenti, alcuni dei quali provenienti da scuole di fotografia, altri dalle letture dei portfolio, affidando a una serie di curatori la scelta degli autori da proporre e sostenere.

Informazioni

  • Luogo: VILLA POMINI
  • Indirizzo: Via Don Luigi Testori 14 - Castellanza - Lombardia
  • Quando: dal 23/10/2011 - al 06/11/2011
  • Vernissage: 23/10/2011 ore 18
  • Generi: fotografia, collettiva
  • Orari: venerdi e sabato 15-19 / domenica 10-12 / 15-19
  • Biglietti: ingresso libero
  • Sito web: www.archiviofotografico.org
  • Email: claudio.argentiero@alice.it

Comunicato stampa

Giovani Talenti
Fotografia Italiana Contemporanea

L’Archivio Fotografico Italiano, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del comune di Castellanza (Va), organizza la rassegna Giovani Talenti – Fotografia Italiana Contemporanea, presso la villa Pomini di Castellanza, dal 23 ottobre al 6 novembre 2011.
L’iniziativa nasce con la finalità di valorizzare e promuovere giovani talenti, alcuni dei quali provenienti da scuole di fotografia, altri dalle letture dei portfolio, affidando a una serie di curatori la scelta degli autori da proporre e sostenere



Di seguito le mostre, gli autori, i curatori:

Una finestra vista casa
di Leda Mattavelli
Progetto proposto da Erminio Annunzi
DOCENTE ISTITUTO ITALIANO DI FOTOGRAFIA

Famìglia s. f. [lat. famĭlia, che (come famŭlus «servitore, domestico», da cui deriva) è voce italica, forse prestito osco, e indicò dapprima l’insieme degli schiavi e dei servi viventi sotto uno stesso tetto, e successivamente la famiglia nel sign. oggi più comune].
Sarà l'età o sarà una coincidenza ma la vita delle persone che mi circondano si è improvvisamente riempita di matrimoni, bambini, convivenze, gite in coppia all'Ikea. Suonerà strano dirlo ma tutto questo ha iniziato ad attirare la mia attenzione. Solitamente, le cose che ci incuriosiscono maggiormente sono quelle che sentiamo più lontane dalla nostra realtà, dal nostro modo di essere, dalla nostra esperienza. Invece, questa volta, ad attirare la mia attenzione era qualcosa di vicino, conosciuto forse addirittura scontato. Ho iniziato allora a chiedermi come mai iniziavano ad interessarmi tanto le dinamiche che portano alla formazione di una famiglia e quelle che vi si sviluppano e consolidano nel tempo. Probabilmente è perché ho iniziato a prestare attenzione alle differenze. Ho iniziato a pensare che forse era accaduta la stessa cosa che succede quando, ad esempio, la nostra città diventa invisibile per un misto di abitudine e vicinanza. Forse, il fatto stesso di crescere in una determinata realtà ambientale, affettiva, sociale mi aveva portato all'errore di identificare l'insieme di tali circostanze non come una delle tante possibilità ma come un dato di fatto privo di interesse. Ma come può non essere interessante un elemento presente in tutte le società umane? Arrivata a questo punto, mi sono chiesta che cosa sia la famiglia. Potrebbe definirsi come l’insieme dei legami di sangue e affettivi ma le due cose non sempre coincidono. L’etimologia della parola mi ha riservato una sorpresa: famiglia viene dal latino famĭlia che significa insieme di servitori, domestici, schiavi. L'origine del termine si trova perciò nella condivisione di una circostanza di privazione della libertà in cui tutto ciò che si possiede è la presenza fisica e affettiva dell'altro. Una sorta di appartenersi.
Questo mio progetto nasce dall'esigenza di soddisfare la mia personale curiosità, dalla voglia di indagare la sfera familiare attraverso la fotografia. Dalle immagini, senza bisogno di parole, il rapporto fra le persone si descrive da sé attraverso la presenza fisica dei componenti e la loro relazione con lo spazio. La mia macchina fotografica diventa così "Una finestra vista casa", cioè un punto di vista da cui guardare la famĭlia ritratta nel suo ambiente: la casa. I soggetti degli scatti saranno uniti da un legame familiare di qualsiasi tipo e saranno persone della mia famiglia oppure che conosco più o meno approfonditamente o addirittura per niente. Mi domando se, confrontando le immagini, emergerà il diverso livello di confidenza fra me e i soggetti.
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Femminile Plurale
di Mirta Kokalj - Wanda Perrone Capano – Desiree Sacchiero – Francesca Todde - Michela Bernasconi – Silvana Celentano – Noemi Belotti – Leda Mattavelli – Elisabetta Righi
Progetto proposto da Roberto Mutti
CRITICO, CONSULENTE ARTISTICO E DOCENTE DI FOTOGRAFIA

Avete presente quelli che parlano dei giovani e spiegano chi sono e che cosa fanno e perché sono diversi da quelli delle generazioni che li hanno preceduto? Ecco, sono quelli che non li conoscono. Per farlo bisogna essere molto attenti, mettersi un pò da parte, stare in silenzio e osservare perché spesso sono gli stessi giovani a mandare segnali tutti da interpretare, veri e propri messaggi affidati a una bottiglia pronta ad essere aperta con tutta la curiosità necessaria.
Fra tutti i messaggi, quello fotografico ben si presta a questo scambio dialettico fra chi vuole esprimersi ma in modo non apertamente diretto e chi queste espressioni le vuole cogliere. Nove giovani fotografe, tutte legate dalla comune esperienza vissuta all’interno dell’Istituto Italiano di Fotografia, hanno deciso di presentarsi con una serie di lavori che emergono dal profondo e come tali vanno letti. Si tratta di una serie di autoritratti confermati dalla presenza delle fotografe stesse nelle immagini ma anche, talvolta, frutto di un’interpretazione simbolica. Mirta Kokalj e Noemi Belotti si propongono in nudi che la prima articola in un trittico tutto giocato sulla delicatezza cromatica e sul movimento che lascia una traccia leggera mentre la seconda sintetizza in una sola immagine dove tutto la levigatezza del corpo, il cuore sanguinante ma realistico, il cielo azzurro è un richiamo ai simboli dell’iconografia più scontata. Anche Wanda Perrone Capano preferisce comprimenre in una sola immagine in bianconero i tanti elementi cui allude: lo sguardo fiero, il gatto che l’accompagna ma nel fulmineo movimento del corpo un po’ la rappresenta, la figura di un uomo che però è ridotto a un’immagine tagliata che se ne sta sullo sfondo. Desirée Sacchiero crea delle vere e proprie installazioni al cui interno si muove alla ricerca di una identità che ora si cela sotto un originalissimo abito creato accostando con cura un gran numero di gusci di cozze che sembrano soffocarla, ora ne nasconde il volto con una più leggera ma altrettanto impenetrabile tenda. Elisabetta Righi e Francesca Todde giocano volutamente con il mistero: la prima scruta dalle sbarre di una finestra lo spazio al cui interno uno scultore manipola la creta per creare teste, busti, frammenti di figure umane simili a pupazzi come in effetti è lui mentre la seconda propone, in un dittico di elegante essenzialità, il verso caratterizzato da sfumature blu e il retro in bianconero di una flessuosa piuma di ghiandaia. Due autrici si concentrano sui primi piani del volto, Silvana Celentano facendovi scorrere sopra purificanti rivoli d’acqua, Michela Bernasconi mostrando quattro diversi aspetti di prigionie contemporanee che stringono non in catene ma in spire, cavi di connessione, veli altrettanto tenaci. Leda Mattavelli, infine, del corpo mostra solo frammenti candidi di un’astrazione quasi geometrica e due piedi che spuntano da una vasca delicati e misteriosamente calzati in ballerine color fucsia.
Ora, quelle che sembrano tanti singoli autoritratti, appaiono come un mosaico le cui tessere costruiscono un più ampio quadro d’assieme, quello di un’intera generazione.
Roberto Mutti
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Bagnanti
di Matteo Sauli
Progetto proposto da Claudio Argentiero
ARCHIVIO FOTOGRAFICO ITALIANO

Percorrere la spiaggia nel tempo più caldo, nei mesi estivi, alla ricerca di un dialogo con quella trasformazione che chiamiamo estate.
La ricerca dell'obiettivo è di dialogare con la spiaggia e il mare come se fossero un bene culturale che richiede una esperienza fisica, quasi tattile.
Il rapporto con quello che avviene vicino al mare è l'alfabeto per conoscere questa spiaggia liquida che, da Ravenna a Rimini, accoglie una sola moltitudine.
Anche nelle fotografie più affollate la pazienza e l'attenzione, come attitudine mentale e pratica fotografica, tendono alla luce invisibile che ogni sabbia, sole o sogno contiene.
Attraverso la macchina fotografica il quotidiano diventa spettacolare, la fotografia fa sembrare ciò che ci sta attorno un luogo nuovo, e ciascuno ha un proprio Luogo Nuovo.
Ogni fotografia lo impersona, lo descrive e ne diventa quel granello di civiltà che lo rende memoria, cultura e impronta. Percorrerla, per conoscerla.

Matteo Sauli nasce a Ravenna il 15 marzo 1982.
Pratica la fotografia dal 2002, fin da giovanissimo, in casa, si avvicina alla fotografia seguendo il padre Roberto, fotografo naturalista, visita esposizioni fotografiche, documentandosi sul lavoro di alcuni grandi fotografi, come: Lee Friedlander, Luigi Ghiri, Don MacCullin, Attiglio Gigli, Garry Winogrand, ecc.
Frequenta il corso di fotografia all'Accademia di Belle Arti di Ravenna.
Per alcuni anni si dedica alla “camera oscura”, sperimentando tecniche e possibilità espressive, così come per la ripresa, che si caratterizza per l’uso di vari formati fino al Polaroid.
Acquista fiducia nei propri mezzi, sia tecnici che espressivi, e inizia a proporre autonomamente le proprie opere e i propri progetti ad interlocutori qualificati.
Attività che lo porterà a realizzare esposizioni e pubblicazioni a contorno di progetti come “SS309” e “Bagnanti”; un viaggio fotografico lungo la strada Romea, tra Ravenna e Venezia, il primo, e una ricerca fotografica sul turismo estivo nella riviera adriatica, il secondo.
Inoltre, instaura una preziosa collaborazione con l'Istituto per i Beni Artistici Culturali della Regione Emilia Romagna (IBC), per i quali realizzerà progetti come “L'altra mostra”, una serie di fotografie sul dietro le quinte della grande mostra “Garofalo. Pittore della Ferrara estense” e parteciperà alla campagna fotografica “Ritornando sull'Appennino”.
Si avvale delle innovazioni introdotte dalla fotografia digitale ed usufruisce dei mezzi informatici in termini di presentazione e veicolazione delle sue opere.
Matteo Sauli nel 2006 si laurea in Giurisprudenza presentando la tesi “La disciplina pubblicitaria e la fotografia”, ribadendo che la Fotografia sarà quella “cosa” che caratterizzerà profondamente e professionalmente la sua esistenza.
Con le sue opere ha vinto diversi e prestigiosi premi a livello nazionale ed ha esposto mostre personali e collettive in diverse parti d’Italia, pubblicando cataloghi e su riviste del settore fotografico e culturale
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NONLUOGHI
di Susanna Pozzoli
Progetto proposto da Gigliola Foschi
CRITICO E STORICO DELLA FOTOGRAFIA – DOCENTE ALL’ISTITUTO ITALIANO DI FOTOGRAFIA
In occasione della mostra Giovani Talenti - Fotografia Italiana Contemporanea Susanna Pozzoli presenta il progetto NONLUOGHI realizzato in Milano e dintorni.
In mostra una selezione di immagini di cinque luoghi: una biblioteca, un ospedale, un aeroporto, un teatro e un hotel. Questi spazi sono visti e interpretati dalla fotografa come non-luoghi, nell’accezione di Marc Augé. L’opera vuole ricreare un itinerario immaginario di un passante/fruitore che si trovi solo in questi ambienti di passaggio. I non luoghi sono così colti in tutta la loro capacità di sprigionare solitudine, assenza. Il lavoro di pozzoli è quindi una riflessione/risonanza su architetture standardizzate, luoghi funzionali, di passaggio e di fruizione. Luoghi della non-appartenenza e spesso del consumo, vissuti nel silenzio più inaspettato, portano, tuttavia i segni del passaggio di centinaia di persone, diventando metafora di una vita transeunte, provvisoria. Si tratta di un’esperienza del nostro mondo, che rimanda, contemporaneamente, alla dimensione dell’eterno, nella consistenza dell’architettura, che sopravvive al breve passaggio terreno di og
nuno di noi. In fatti, le architetture di teatri, ospedali, aeroporti, negozi, cimiteri e biblioteche, avvolte nel silenzio e nella mancanza di vita, diventano paradossalmente cattedrali laiche, luoghi che inducono alla riflessione, alla meditazione.
Il progetto fotografico diventa in mostra un’installazione. Il visitatore è invitato a relazionarsi alle fotografie che rievocano questi cinque non-luoghi. Sei fotografie di ogni luogo sono presentate su una struttura circolare, sospesa all’altezza dello sguardo dell’osservatore. Il visitatore potrà girare intorno ad ognuno di questi cinque cerchi, esplorando così il singolo non luogo e visitando lo spazio espositivo, a sua volta un non-luogo, il sesto in mostra.
Il progetto è attualmente in corso ed è stato presentato a gennaio alla Galleria San Fedele in seguito al Premio Arti Visive San Fedele 2010 dove Pozzoli ha ricevuto la menzione speciale dai giovani curatori.
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In montagna: paesaggi nascosti
di Claudio Camisasca
Progetto proposto da Claudio Argentiero
ARCHIVIO FOTOGRAFICO ITALIANO
“Paesaggi nascosti” recita il titolo di questa mostra. Eppure, nonostante la cosa sia enunciata fin dal principio, le immagini che scorrono davanti ai nostri occhi non riescono a non stupirci, a non contraddire la nostra semplice e immediata idea di paesaggio. Non ci sono scorci che puoi immaginare di ritrovarti davanti all'improvviso, all'aria aperta: nessuna cima mozzafiato né alcuna verde vallata rigenerante, ma piccoli e grandi particolari che per farsi apprezzare chiedono sottovoce di “fermarsi a guardare”.
Angoli di monti e di mondo che per svelarsi pretendono attenzione, passione, pazienza. Come una donna, come un amore. Immagini difficili sia da carpire che da leggere, eppure di grande impatto, racconti di una passione ancestrale e profonda, consolidatasi nel tempo e col tempo, la vivida testimonianza di un'intimità raggiunta giorno dopo giorno, uscita dopo uscita, escursione dopo escursione. E questa è forse l'essenza degli scatti che Claudio Camisasca ha scelto di riunire in questa breve, ma intensa sequenza. Una teoria di paesaggi dell'anima prima ancora che di paesaggi reali, dove non è la montagna nel suo “insieme” a essere protagonista, ma il suo essere allo stato più puro, la roccia nuda e cruda, eternamente immobile eppure mai uguale a se stessa, sempre in movimento e in divenire nel prestarsi a giocare con la luce e con lo sguardo di chi la osserva, e quindi antropomorfa se non addirittura umana nel suo innocente e inconsapevole mostrarsi.
Suggestioni, quindi, non “documenti”. Interpretazioni e riletture di un posto o di nessuno, ma certo non “trofei”, non testimonianze di quello che meramente è. E in questo senso trovano spiegazione anche il supporto quasi pittorico delle stampe e la loro elegante “manipolazione”.(Matteo Tosi)