Giorgio Semitecolo – Un podestà veneziano a Castelfranco

Castelfranco Veneto - 13/06/2021 : 26/09/2021

Mostra a fumetti GIORGIO SEMITECOLO un podestà veneziano a Castelfranco

Informazioni

  • Luogo: TEATRO ACCADEMICO
  • Indirizzo: Via Giuseppe Garibaldi - Castelfranco Veneto - Veneto
  • Quando: dal 13/06/2021 - al 26/09/2021
  • Vernissage: 13/06/2021 ore 11
  • Autori: Giorgio Semitecolo
  • Generi: personale, fumetti

Comunicato stampa

Il Comune di Castelfranco, Assessorato alla Cultura, Biblioteca, Teatro, Museo, in occasione delle celebrazioni per i 1600 anni di Venezia, organizza un cartellone di eventi con il quale intende rimarcare la propria “venezianità”, attributo che fu suo – seppur dal versante del DOMINIO DE TERA – per quattro secoli e mezzo.
La rassegna è iniziata in aprile, subito dopo che si erano allentate le maglie del lock down, con le conferenze di carattere storico, ed è proseguita con le passeggiate veneziane in centro storico, realizzata in collaborazione con l’ufficio IAT


Quello che presentiamo oggi al pubblico è sicuramente uno degli elementi più significativi e caratterizzanti dell’intera rassegna. Ecco di cosa si tratta:

Domenica 13 giugno 2021, alle ore 11.00, presso il Teatro Accademico di Castelfranco verrà inaugurata la mostra a fumetti:
Mostra GIORGIO SEMITECOLO un podestà veneziano a Castelfranco

Roberta Garbuio, Assessore alla Cultura, Biblioteca, Teatro, Museo, presenta così l’evento:

L’anno in corso, causa il perdurare della pandemia di Covid-19, ci ha visto costretti a prolungare limitazioni e restrizioni alle nostre abitudini e libertà. Al tempo stesso però, ci ha ricordato ciò che è veramente importante nelle nostre vite: la salute, il rapporto con la natura, le relazioni con gli esseri umani, la reciproca solidarietà e la collaborazione.
Nella convinzione che un giorno tutto ciò sarebbe terminato, l’Amministrazione Comunale ha accolto l’invito della Città di Venezia di prendere parte alle celebrazioni per l’anniversario dei 1600 anni dalla fondazione della città.
È stato dunque realizzato un ricco palinsesto di iniziative ed appuntamenti destinato a ricordare come Castelfranco Veneto ha vissuto, da Dominata, i rapporti con la Repubblica di Venezia (si veda il QR CODE riportato qui a fianco).
E la mostra presentata in questo pieghevole è proprio una realizzazione esemplare di questo progetto, perché illustra – con modalità contemporanee – fatti, usi e costumi dei nostri concittadini di quasi cinque secoli fa, in un’ottica di stretta correlazione con la Città Dominante.
Con il dominio della Serenissima, Castelfranco ha potuto vantare un rilancio sia dal punto di vista economico che sotto il profilo culturale e sociale.
Oggi come allora, dunque, è tempo di costruire.
L’intento, nell’ideazione del programma, è stato quello di coinvolgere quanti più attori possibili, oltre che l’intera cittadinanza, con l’obiettivo di giungere per mezzo della Cultura e del Turismo al tanto agognato traguardo della rinascita e della rivitalizzazione della nostra Città. Voglia quindi questa ricorrenza essere un modo per riprenderci la nostra “normalità”, con più consapevolezza e convinzione!
Roberta Garbuio

Ecco cosa ne dicono gli organizzatori:
E’ nostra intenzione riportare alla memoria la figura di questo podestà, il cui operato a Castelfranco Veneto lasciò molte luci ma anche qualche ombra.
Attraverso una rigorosa ricostruzione storica della sua vicenda castellana ripercorreremo lo spirito di un’epoca e potremo cogliere l’essenza del nostro essere, a quel tempo, dominio de tera della Serenissima”.
Il personaggio in questione è Zorzi (cioè Giorgio) Semitecolo, che fu podestà di Castelfranco Veneto tra il 1585 e il nel 1586.
Osannato da una parte della cittadinanza, ma vituperato dai nobili castellani del tempo, si rese involontario protagonista di un singolare episodio di “contestazione del potere centrale” del quale si resero responsabili alcuni nostri concittadini.

Per la particolare caratteristica di simbolicità della figura in esame, vero rappresentante di un’epoca e di una forma di governo, l’obiettivo che ci poniamo è quello di renderne il più possibile divulgativa la trattazione.

Il compito di creare l’apparato figurativo per l’espansione dei contenuti della ricerca storica è affidato a Valentino Villanova, giovane fumettista sulla cresta dell’onda.

L’opera di ricerca storica e di redazione dei testi che costituiscono la base su cui posa saldamente tutto l’apparato espositivo è stata svolta dal dott. Giacinto Cecchetto illustre storico .

La MOSTRA sarà visitabile in Galleria del Teatro Accademico dal 13 giugno al 26 settembre 2021 (e quindi per tutto il periodo della rassegna “Notti Magiche”) e sarà richiamata da diverse sagome illustrate disposte nei luoghi strategici del centro storico: un modo originale per ripercorrere le sue gesta e far rivivere con gusto, grazie alla vividezza e all’immediatezza del mezzo, uno spaccato di storia veneziana in terraferma.

La realizzazione della mostra è stata possibile grazie al sostegno offerto dal Lions Club di Castelfranco Veneto.

L’esposizione è stata accreditata come evento ufficiale delle celebrazioni dei 1600 anni di Venezia dal Comitato costituito allo scopo dal Comune di Venezia.

Un ringraziamento particolare merita la Parrocchia del Duomo, che ha gentilmente messo a disposizione i due OGGETTI DEL PODESTA’ che compendiano la mostra.
ASPETTO INTERESSANTE
Questa mostra si offre al visitatore con un duplice livello di lettura:
può essere visitata ed apprezzata solo guardando le immagini, e leggendo le didascalie, per farsi un’idea di quale fosse il ruolo del podestà e di cosa abbia fatto, a grandi linee, Giorgio Semitecolo a Castelfranco;
è possibile anche ottenere un livello di conoscenza più approfondito su queste vicende attivando con il cellulare i QR CODE posti a fianco di molti dei tabelloni esposti, che metteranno immediatamente a disposizione alcuni testi più analitici redatti dal dott. Giacinto Cecchetto.
ESEMPIO
A fianco del tabellone n. 3 sarà installato un QR CODE che farà emergere, nel cellulare del visitatore, il seguente contenuto di approfondimento:
1. Paveion
Nel settore orientale dell’attuale piazza Giorgione campeggia la loggia dei grani o Paveion (padiglione). È la Repubblica di Venezia a volere e finanziare la sua costruzione nel 1420 come spazio coperto riservato alle contrattazioni, confermando in tal modo l’importanza attribuita alla ‘piazza’ mercantile castellana per la sua centralità nella terraferma veneta tra la Pedemontana, Treviso, Padova e Vicenza. I mercati che si svolgevano sulla spianata a nord delle mura (oggi piazza Giorgione), riconoscono nel Paveion, fin dalla sua costruzione, il luogo privilegiato per gli scambi e compravendite, in particolar modo di biade (cereali) e di sementi. Al 1534 risale un primo restauro; un crollo nel 1602 rende necessaria la ricostruzione integrale dell'edificio. Nel 1603, la comunità castellana (i cittadini) e i villaggi del contado (i distrettuali), provvedono alla ricostruzione della loggia. Una lapide fatta murare all’esterno dell’edificio dal podestà Gerolamo Briani ricorda che per ordine del Senato veneziano la loggia dovrà restare in perpetuo ad uso pubblico. Tale era il numero di botteghe che ogni martedì affollavano la piazza, senza ordine, che, a tutela del Paveion, il podestà Giorgio Semitecolo si vide costretto ad emanare un decreto (lapide murata all’esterno della loggia) che vietava il poner botteghe, banchi o altro sopra la piazza delle biave e padiglione. Sulla funzione della loggia e sulla sua importanza scriveva, all'inizio del '700, lo storico castellano Nadal Melchiori: il padiglione overo loggia posta sopra il mercato serve principalmente a comodo di poner le biade in coperto lì martedì d'ogni settimana ... quando el piove

Testo di approfondimento storico a corredo dell’esposizione:
Castelfranco al tempo del podestà Giorgio Semitecolo
Nel pieno ‘500, Castelfranco, che nei documenti d’archivio è detta la Terra, vive forse la sua più fibrillante stagione dall’inizio della dominazione veneziana sulla Terraferma (1338) e sino al suo epilogo (1797): una stagione che il podestà Giorgio Semitecolo sperimenterà in uno dei suoi più critici momenti.
Il Semitecolo arriva nel 1585 quanto la Terra ha ‘cambiato pelle’ dopo la guerra della Lega di Cambrai (1509-1517). Il castello è ormai privato della sua originaria funzione bellica essendosi trasformato in elemento identitario, simbolico, di una ‘quasi città’ in pieno sviluppo edilizio, nella quale si edificano case, palazzi e due conventi (Cappuccini e Domenicane). Muta radicalmente l’assetto del governo locale mediante processi (1518 e 1527) di egemonia sulle cariche pubbliche da parte di un ristretto numero di famiglie.
Castelfranco nel pieno ‘500 dispone di un’armatura di istituti pubblici e religiosi, che si ritrovano in città di maggiore importanza: il palazzo sede del podestà veneziano e dei consigli cittadini, il Monte di Pietà (1493), che per il Semitecolo costituirà uno dei maggiori crucci del suo governo, l’Ospedale dei Battuti, istituito nel 1217, due conventi di consolidata presenza, fin dal ‘3-‘400 (Minori Conventuali in Borgo Pieve e Servi di Maria), infine due chiese e le loro parrocchie, che vivono un’antica relazione conflittuale nella quale sono aspramente coinvolti i pievani e i residenti nelle due giurisdizioni: la Pieve di S. Maria Nascente, detta chiesa di fuori, che vanta di essere fondata prima addirittura del castello, e S. Liberale, eretta all’interno delle mura, in faccia al palazzo podestarile, detta chiesa di dentro, che si fregia di essere la chiesa nella quale si tiene la cerimonia pubblica del passaggio di consegne tra il podestà uscente e quello entrante.
A questo ribollire di energie e di tensioni non è estraneo, tutt’altro, il fiorente e propulsivo mercato di Castelfranco, capace di attirare artigiani, commercianti, venditori in sorte dall’ampio hinterland compreso tra la Pedemontana, Treviso, Padova e Vicenza.
Mercato, decine di botteghe artigianali e cinque mulini insediati sulla roggia Musonello sono le componenti principali di una economia assai vivace che, a fine secolo, nel solo settore tessile, assicura un gettito fiscale pari alla metà dell’intero Trevigiano.
Questa è la Terra, popolata da circa 4.400 abitanti, all’arrivo del Semitecolo. Ma la sua giurisdizione, con tutte le complessità di governo conseguenti, si estende anche sui 29 villaggi della cosiddetta podesteria: insomma una grande responsabilità che questo rampollo di una tra le più antiche famiglie del patriziato veneziano si trova ad affrontare all’età di circa 30 anni.
È tuttavia la comunità castellana a destare nel nuovo podestà le maggiori preoccupazioni: vitalissima economicamente, certo, ma divisa al proprio interno, agitata da conflittualità nella sfera civile e in quella religiosa.
Un clima, insomma, con il quale Giorgio deve esercitare con determinazione le proprie funzioni di rappresentante dello Stato veneziano, mettendo mano a riforme in ambiti assai delicati, come, soprattutto, l’amministrazione del Monte di Pietà e la regolamentazione del mercato.
I suoi decisi interventi indurranno parti della nobiltà castellana a manifestazioni irridenti e di dispregio dell’autorità podestarile e della stessa Repubblica, parzialmente compensate da manifestazioni laudatorie dipinte sulle facciate di alcune case, alla cessazione di un mandato podestarile tutt’altro che tranquillo. Concluse le sue funzioni nella città murata, Giorgio riprende la sua vita pubblica, come podestà a Conegliano e membro del Consiglio dei Quaranta, supremo tribunale della Repubblica. Muore il 25 aprile 1608, a 64 anni di età. Di lui in età giovanile, cioè del periodo castellano, si conosce l’aspetto nel busto incluso nel monumento eretto il suo onore, ora nei civici depositi museali: fronte alta, occhi sporgenti (esoftalmici) forse per un disturbo della tiroide, labbra inferiore carnoso, fossetta sul mento. Il busto poggia su un leone greco che tiene un giglio nella zampa destra, parte integrante dello stemma della famiglia, che reca, alla base del busto, onde marine, riferimento al Mediterraneo che circonda l’isola di Creta nella quale vissero, sino alla conquista turca (1669), molti dei componenti dei tre rami Semitecolo, almeno sino a che l’isola rimase nel Dominio da mar veneziano sino alla conquista turca (1669). Diversamente nello stemma Semitecolo murato all’esterno del Paveion, le onde sono sostituite da cinque bande trasversali. Il monumento Semitecolo presentava alla base un’iscrizione laudatoria fatta scalpellare, non dai Francesi nel 1797, come si è scritto e creduto, bensì per decreto emanato dal Senato nel 1691 che vietava ogni espressione laudatoria dei rappresentanti della Repubblica.
Giacinto Cecchetto